Antibiotico-resistenza: Italia in testa alla classifica

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Si conclude in questi giorni la settimana mondiale sulla Consapevolezza dell’Antibiotico Resistenza, evento celebrativo voluto dall’OMS e sostenuto dalla Giornata Europea sulla Resistenza Antibiotica, ricorsa domenica 18 novembre. A consuntivo stime allarmanti, con netti peggioramenti in termini di infezioni e decessi, di cui l’Italia in prima posizione.

L’antibiotico resistenza oggi

Quando Sir Alexander Fleming rese nota al mondo la penicillina era il 1928: fu l’inizio di una nuova frontiera nell’ambito della terapia e della pratica clinica. Nemmeno 100 anni più tardi alcune tra le più illustri organizzazioni per la salute e la collettività – OMS, FAO e OIE – prendono atto dei dati sconcertanti resi noti dall’ECDC ( Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie) sul numero di infezioni da patogeni antibiotico-resistenti. Le stime provengono da uno studio senza precedenti pubblicato su The Lancet in cui si fa luce sul già conosciuto problema dell’antibiotico resistenza.

Sulla base dei dati europei sulla sicurezza antimicrobica della rete di sorveglianza della resistenza (EARS-Net) raccolti tra il gennaio e il dicembre 2015, è stata analizzata l’incidenza di infezioni di 16 combinazioni diverse di antibiotico e relativo batterio resistente. Il valore mediano totale risultante è di circa 672.000 infezioni e 33.110 morti attribuibili a suddetta causa. Numeri che paragonati a dati del 2007, risultano incrementati per ciascuna combinazione analizzata, con maggiore incidenza tra i bambini sotto l’anno di età gli over 65. Dato ancor meno rassicurante per l’Italia che detiene il primato europeo con un valore (sempre mediano) di circa 200.000 infezioni e 10.000 morti attribuibili. Segue vicina la Grecia e risultano ben distanti gli altri Paesi europei, come ad esempio la Germania con “appena” 54.000 infezioni e 2.300 decessi.

Di particolare interesse è l’aumento della resistenza batterica a carbapenemi e colistina, con un accrescimento proporzionale negli adulti. Si tratta di due classi di antibiotici che grazie alle loro particolari strutture e meccanismi d’azione risultano capaci di eludere le forme più vigorose di resistenza batterica. I carbapenemi ad esempio, sono derivati strutturali delle penicilline con il valore aggiunto di essere maggiormente stabili ai meccanismi di resistenza messi in atto dai batteri (principalmente resistono meglio delle penicilline all’azione delle β lattamasi, gli enzimi attraverso i quali molti batteri attaccano la struttura di questa classe antibiotica). La colistina sebbene non costituisca un farmaco di prima scelta, ha un’azione battericida e rappresenta un valido aiuto contro le infezioni da batteri Gram negativi.

In aumento anche le infezioni da Stafilococcus Aureus meticillino resistente, meglio conosciute come MRSA. Sono infezioni che appunto identificano ceppi di stafilococco resistenti agli antibiotici, motivo per il quale destano particolare interesse. La peculiare difficoltà di eradicazione tra le infezioni nosocomiali ne hanno reso una delle principali emergenze da degenza ospedaliera, essendo inoltre risultati resistenti a svariate classi di antibiotici oltre alla meticillina e causa di complicanze gravi, se non anche mortali.

L’importanza della prevenzione

È chiaro si debba tener conto di svariate limitazioni di tali stime, primo fra tutti l’assunto per cui le morti da patogeni antibiotico-resistenti sono spesso il risultato di molteplici e incalcolabili fattori. Fattori che spaziano dalle condizioni di partenza del paziente, alla scelta di tipologia e durata della terapia, fino alle caratteristiche stesse del batterio. Sebbene quindi risulti opportuno guardare a questi numeri con adeguato criticismo, è altrettanto vero che la natura di tali infezioni fa luce sulla possibilità di prevenirle.

L’OMS stesso suggerisce piccoli ma fondamentali accorgimenti, rivolti agli operatori sanitari e alla popolazione stessa, in primis la raccomandata adozione degli specifici protocolli di prevenzione in sede ospedaliera da parte di medici e infermieri. A seguire una corretta e coscienziosa campagna informativa da parte dei farmacisti, specie sull’adeguato trattamento di comuni raffreddori e infezioni virali. A finire lo scrupoloso perseguimento delle terapie in modalità e tempi da parte dei pazienti, oltreché un’indispensabile igiene personale preventiva.

QUI potete trovare il nostro VADEMECUM per evitare le antibiotico-resistenze ed aiutare la comunità a non tornare all’era pre-antibiotica.

La collettività al centro

#keepantibioticsworking è uno degli hasthag identificativi della settimana dell’antibiotico resistenza. Manteniamo gli antibiotici funzionanti. Nella cultura dell’informazione approssimativa e della troppo frequente, univoca cura dei propri interessi, si pensa di non poter fare la differenza assumendo o prescrivendo un antibiotico senza particolare scrupolo. Ne consegue un’immediata trascuratezza dell’effettivo contributo che quell’eventuale uso improprio darà ad una situazione già ampiamente compromessa. Di ispirazione in tal senso è quindi l’invito da parte dell’OMS di unire le forze verso una strategia comune e ragionata, volta all’arginamento di quello che ormai risulta essere un problema conclamato.

Il rischio infatti di incorrere in un aumento di infezioni antibiotico-resistenti cresce proporzionalmente con l’andamento demografico e l’allungamento delle aspettative di vita, rendendo dunque indispensabile la comune consapevolezza e l’altrettanto condiviso atteggiamento di prevenzione. La cura dei propri interessi ancora una volta parte dall’attenzione alla collettività. Ciascuno attraverso la propria professione o mediante piccoli e coscienziosi accorgimenti quotidiani, può unirsi ad una lotta divenuta necessaria, contribuendo al risollevamento di una condizione ridotta quasi all’emergenza.

FONTI | The Lancet