L’esposizione prenatale alla plastica causa disturbi del linguaggio

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Che gli ftalati, contenuti tra gli altri nella plastica di prodotti per uso personale e nei giochi di bambini, fossero responsabili di alterazioni dello sviluppo neurologico era già noto da tempo, ma poco si sapeva circa il loro effettivo ruolo nello sviluppo del linguaggio.          Oltre che in urine, sangue e latte materno, sono stati trovati anche nel liquido amniotico; sono stati studiati come responsabili di alterazioni nei bambini nati da donne esposte in gravidanza.

Lo studio

Nell’articolo pubblicato dal Journal of the American Medical Association-Paediatrics, vengono analizzati i dati di due studi indipendenti, uno svedese (SELMA) ed uno americano (TIDES), per un totale di 1333 coppie mamme-bambini madrilingue inglese, spagnolo o svedese. I partecipanti sono stati valutati in epoca prenatale tramite l’analisi dei metaboliti di due ftalati (dibutil- e butilbenzilftalato) nelle urine e ai 30 ai 37 mesi dei bambini tramite un’analisi del loro vocabolario. All’età presa in analisi nello studio, è stato considerato disturbo del linguaggio un vocabolario inferiore alle 50 parole.

Lo studio SELMA in precedenza aveva dimostrato come gli ftalati, presenti in questo caso nelle pavimentazioni in PVC, venissero col tempo dispersi nell’ambiente ed assorbiti dalle donne in gravidanza con una relazione dose-risposta: maggiori erano il numero di camere rivestite in PVC, maggiori gli ftalati eliminati nelle urine. Importante risultava soprattutto l’evidenza che tutte le donne analizzate avessero comunque assorbito ed eliminato tali composti anche se non tutte in quantità significative, a sottolineare come massiva sia al giorno d’oggi l’esposizione a tali sostanze così diffuse nella nostra vita quotidiana.

Dai dati combinati di entrambi gli studi è ora emerso che un’esposizione due volte maggiore agli ftalati in gravidanza si correla ad un rischio di disturbo del linguaggio durante l’infanzia del 20-40% maggiore. Nei figli di donne esposte a tali sostanze, infatti, la prevalenza del disturbo del linguaggio si attesta al 10%, colpendo maggiormente bambini di sesso maschile.

Prospettive future

“Ritardi nello sviluppo del linguaggio sono importanti perché possono essere segnali precoci di problemi accademici e del bisogno di servizi speciali durante l’infanzia” ha dichiarato Emily Barrett, ricercatrice ed autrice dello studio americano. Cosi come la scoperta che le microplastiche contaminino l’organismo umano (dettagliatamente illustrata nell’articolo di Matteo Cavanna), questa rivelazione pone nuove basi per una ricerca incentrata sugli effetti che questo materiale possa causare sulla nostra salute a breve ed a lungo termine, nonché sulla nostra prole.

Il tutto in un momento storico importante per la lotta alla salvaguardia del nostro pianeta e dei suoi abitanti.

È di recentissima infatti la notizia che L’Unione Europea abbia definitivamente bandito la plastica “usa e getta”, considerata estremamente dannosa per l’ambiente. Dal 2021 non potranno più essere venduti gli articoli in plastica monouso, come ad esempio piatti, posate, bicchieri, cotton fioc, cannucce e miscelatori per bevande.

La decisione definitiva spetta ora al Consiglio dei Ministri, non ci resta che sperare nel buon senso dei nostri politici.

FONTI| Articolo originale su JAMA , MedicalExpress- Studio SELMA