Uno studio dimostra come l’isterectomia, ovvero la rimozione chirurgica dell’utero, possa causare deficit di memoria.

L’intervento

L’isterectomia può essere o meno accompagnata dalla rimozione delle ovaie (ovariectomia o ooforectomia). L’operazione può essere eseguita sia con tecnica laparotomica – a cielo aperto, che con tecnica laparoscopica – mediante l’uso di un endoscopio a fibre ottiche (che consentono di illuminare l’addome restituendo l’immagine su di uno schermo) inserito a livello della cicatrice ombelicale e di strumenti inseriti in tunnel (trocar) applicati nella parete addominale.

I suoi numeri

Circa un terzo delle donne subiscono isterectomia: in Italia si registrano più di 50.000 ricoveri ospedalieri all’anno. L’intervento è il più frequente in ambito ginecologico, secondo solo al taglio cesareo, e viene eseguito nella maggior parte dei casi in età pre-menopausale.

Le indicazioni

Le condizioni per le quali si ritiene necessaria la rimozione uterina sono: i fibromi uterini, la meno-metrorragia (sanguinamento eccessivo durante e dopo il flusso mestruale), l’endometriosi, il prolasso d’organo e le neoplasie maligne dell’apparato genitale.

Le pazienti

Studi epidemiologici condotti in Stati Uniti ed Italia hanno denunciato come donne in peggiori condizioni socioeconomiche abbiano maggiori probabilità di sottoporsi all’intervento, probabilmente per la mancanza di strumenti e conoscenze che consentano loro di ottenere un trattamento alternativo.

Il basso livello d’istruzione potrebbe infatti condizionare l’alfabetizzazione sanitaria, la capacità di usare i servizi e di partecipare ai processi decisionali. Donne con bassi livelli d’istruzione, inoltre, godendo di minori tutele, tenderebbero ad optare per trattamenti rapidamente risolutivi.

A causa dell’ampia variabilità dei dati, l’intervento è considerato un trattamento a rischio di uso inappropriato tanto che il Ministero della salute ne include il tasso grezzo tra gli indicatori di appropriatezza dei ricoveri ospedalieri.

Le complicanze note…

Le più comuni sono le complicanze infettive della ferita. Più raramente invece, in circa l’1% dei casi, si possono osservare complicanze tromboembolichea carico del tratto genitourinario. Ancora più rare quelle del tratto gastrointestinale, emorragiche e neuropatiche.

…e quelle di recente scoperta

Negli ultimi anni si sta discutendo sul ruolo dell’ooforectomia nell’aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, in particolare tra le donne operate prima dei 50 anni che non assumono una terapia sostitutiva con estrogeni.

Uno studio pubblicato su Endocrinology da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università dell’Arizona, invece, dimostra la correlazione tra isterectomia e perdita di memoria, confermando quanto discusso in uno studio retrospettivo sviluppato dai ricercatori della Mayo Clinic che correlava l’asportazione pre-menopausale di utero ed ovaie al deterioramento cognitivo e alla demenza nella donna.

Lo studio

Analizzando 4 popolazioni di modelli murini sottoposte a un intervento tra isterectomia, ovariectomia, isterectomia-ovariectomia o intervento senza rimozione di organi riproduttivi, gli scienziati americani hanno dimostrato che l’isterectomia isolata comporta una perdita della capacità di memoria spaziale. I topi sottoposti alla sola rimozione dell’utero, infatti, non riuscivano più ad individuare delle piattaforme nascoste in un labirinto a difficoltà crescente.

“La rimozione chirurgica del solo utero ha avuto un impatto negativo unico sulla working memory e su quante informazioni i topi fossero in grado di gestire simultaneamente ” ha dichiarato Stephanie Koebele, primo autore dello studio.

Per anni si è pensato all’utero come l’organo preposto esclusivamente ad accogliere il prodotto del concepimento, prezioso contenitore nei nove mesi di gravidanza e poi mezzo di espulsione al momento del parto, considerandolo completamente inerme nel periodo precedente e successivo. Lo studio dei profili ormonali dei tre gruppi di animali dimostra invece che quelli in cui era stato rimosso l’utero avevano  livelli ormonali alterati, ad indicare un ruolo attivo dell’organo.

“I risultati dimostrano che l’utero non gravido non è dormiente” questa la conclusione dell’articolo “e indica che vi è un sistema ovaie-utero-cervello che diviene interrotto quando il tratto riproduttivo sia stato distrutto portando ad alterazioni della funzionalità cerebrale”.

Prospettive future

La connessione utero-cervello dunque potrebbe influenzare la funzione cognitiva come pure condizionare l’invecchiamento femminile. Sarà fondamentale capire come e quanto l’alterazione di questo sistema condizioni la memoria, tema centrale della ricerca in corso presso il laboratorio di Neuroscienze comportamentali della memoria e dell’invecchiamento dell’Università dell’Arizona.

Una più approfondita conoscenza delle conseguenze di tale intervento dovrebbe quindi comportare nuova e maggiore attenzione sulla necessità di valutare altre opzioni terapeutiche e limitare l’attuazione dello stesso ai casi di reale necessità. Importanti saranno in questo senso l’adozione di protocolli basati sulle evidenze e la diffusione di strumenti che aiutino le pazienti a valutare benefici e rischi dei diversi tipi di trattamenti a disposizione.

 

FONTI| Articolo originale su Endocrinology; Dati Passi 2008-2015; Articolo su MedicalXpress