Medicina di genere: la parità dei sessi in medicina

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Sapevate che la donna è più esposta a patologie autoimmuni rispetto all’uomo? Che rispetto agli uomini le donne si avvalgono maggiormente della terapia del dolore? E che le manifestazioni di un IMA tendenzialmente sono differenti tra uomo e donna con una mortalità maggiore in queste ultime?

Se oggi questo si dà per scontato lo si deve sicuramente a quella che viene definita medicina di genere.

Cosa è la medicina di genere?

La medicina di genere parte dal concetto di diversità per raggiungere quello di uguaglianza. Uguaglianza riguardo cosa? Riguardo al diritto alla salute. Quindi si pone l’obiettivo di osservare e analizzare in ambito fisiologico, fisiopatologico, ambientale e socio-culturale le differenze tra i due sessi per poi giungere a risultati utili ai fini della pratica clinica.

Nasce nei primi anni ’90 quando si è capito che fino a quel momento tutto l’ambito medico-scientifico era stato occupato in modo pervasivo da un “one sex-model”. Ad oggi, le nostre conoscenze di base sono infatti il frutto di studi condotti su popolazioni rappresentate più che altro da soggetti maschi. Possiamo quindi capire come la medicina di genere sia una rivoluzione copernicana della medicina e dei suoi concetti di fondo.

Medicina di genere quindi non vuol dire porre l’attenzione del mondo scientifico sulle patologie legate al sistema riproduttivo o sui problemi delle donne. Viceversa, significa comprendere in che modo tutte le malattie si manifestano nei due generi al fine poi di modulare l’interpretazione dei risultati clinici, i percorsi diagnostici e addirittura le indicazioni terapeutiche.

Un esempio concreto

Un esempio da manuale sicuramente è quello inerente alla cardiomiopatia ischemica considerata da sempre come una delle più frequenti cause di morte nella popolazione generale. Studi hanno messo in evidenza come negli ultimi anni si sia osservata una riduzione significativa della mortalità nel sesso maschile ma non in quello femminile e questo per svariati motivi insiti nella differenza di base tra i due sessi.

In primis la differenza è sintomatologica. In un uomo con IMA infatti abbiamo tendenzialmente una presentazione definita “classica” (dolore precordiale). Nella donna invece prevale la presentazione “atipica” (dolore riferito in altri distretti e sintomatologia sfumata caratterizzata da irrequietezza, dispnea).

Oltre alla sintomatologia è stato visto come anche la fisiopatologia presenti differenze significative tra uomo e donna. Infatti, nelle donne è stata osservata una maggior tendenza ad alterazioni del microcircolo piuttosto che delle grandi arterie rendendo spesso non dirimente una coronografia.

A questo si aggiunge una minor presenza di circoli collaterali a causa di un esordio della patologia coronarica ed aterosclerotica più precoce, una maggior compromissione emodinamica in seguito ad infarto e un differente impatto dei fattori di rischio sull’insorgenza dell’aterosclerosi. Questo, tuttavia, è solo uno dei tanti esempi di come una stessa patologia possa avere sfumature differenti tra i due generi. 

Sotto la lente d’ingrandimento in realtà sono passati anche fattori ambientali e socio-culturali perchè in grado di farci meglio capire quali sono i fattori di rischio a cui i due generi sono differentemente esposti.

Per fare qualche esempio: è emerso come le donne siano maggiormente esposte a quadri di polipatologia (correlata alla maggior speranza di vita) e ad effetti da interazioni da farmaci (media d’uso dei farmaci superiore). Vari report hanno anche mostrato come in Italia circa il 30% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza e circa l’85% svolge con diversi gradi d’intensità il ruolo di caregiver, esponendole maggiormente a disturbi psichiatrici. Inoltre, la percentuale di donne che fanno uso di alcool è inferiore rispetto a quella maschile e questo vale anche per l’attività fisica.

Lo stato dell’arte in Italia

A partire dal 1998, anno in cui le Ministre per le Pari Opportunità e della Salute diedero avvio al progetto “Una salute a misura di donna” con un report che evidenziava tutte le mancanze in tale ambito, vi è stato un continuo crescendo in cui si collocano la nascita della fondazione “ONDA” (Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere) e dell’“Italian Journal of Gender-Specific Medicine” che si pongono l’intento di stimolare il dibattito e favorire la diffusione di tutto ciò.

Nel 2016 vi è stata inoltre una proposta di legge “Disposizioni per favorire l’applicazione e la diffusione della medicina di genere” in cui si sollecitava l’inserimento di almeno un insegnamento per ogni anno del corso universitario di medicina e chirurgia. A fine 2017 invece, nel decreto legge della Lorenzin vi è un riferimento alla tutela e al rafforzamento della sperimentazione nel campo della medicina di genere.

Le prospettive sono di quelle avvincenti e l’Italia come abbiam ben potuto vedere non è rimasta immobile a tutto questo.

Si dice che la medicina sia la scienza dell’incertezza e l’arte della probabilità. Quindi, solo uno studio attento degli eventi, delle casistiche e dei fenomeni potrà portarci rapidamente a scelte probabilmente corrette. La medicina di genere percorre questo sentiero.

 

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