Una statina per gli ematomi subdurali cronici

997
ematoma

Gli interessanti risultati di uno studio recentemente apparso su JAMA Neurology suggeriscono la possibilità di utilizzare un farmaco nel trattamento di una delle condizioni che più frequentemente richiedono l’intervento di un neurochirurgo: l’ematoma subdurale cronico.

Il farmaco in questione? L’atorvastatina.

Ematoma subdurale cronico

L’ematoma subdurale cronico (ESC) è un sanguinamento che avviene tra la dura madre e l’aracnoide, frequentemente determinato dalla lacerazione di una delle vene che passano “a ponte” tra la superficie cerebrale e i seni venosi.

A particolare rischio per ESC sono le persone anziane. Le ragioni sono molteplici: fisiologica atrofia cerebrale che espone i vasi “a ponte” a maggior rischio di rottura, maggiore frequenza di cadute e frequente uso di anticoagulanti o antiaggreganti.

Attualmente la terapia di prima scelta rimane l’intervento neurochirurgico, con relative complicanze – in primis le infezioni – e mortalità – fino al 32% nei pazienti anziani.

Da ciò si deduce la necessità di individuare un trattamento conservativo che possa rappresentare una valida alternativa all’intervento chirurgico.

A tal proposito l’atorvastatina sembra essere riuscita laddove diverse molecole (desametasone, perindopril e acido tranexamico) hanno portato finora a risultati poco incoraggianti.

Razionale dello studio

Per comprendere perché un farmaco normalmente utilizzato per abbassare i livelli di colesterolo possa avere un ruolo nella gestione dell’ematoma subdurale cronico è necessario prendere in considerazione la patogenesi dell’ESC.

Nella maggior parte dei casi l’ESC origina da un lento e asintomatico stravaso di sangue dalle vene “a ponte” che decorrono tra dura madre e aracnoide. Una volta fuoriuscito dal vaso, il sangue esercita un’azione proinfiammatoria che porta alla formazione di una capsula nella quale l’ematoma si accresce principalmente a causa del susseguirsi di microemorragie dovute alla formazione e rottura di fragili neo-vasi.

Sono proprio i mediatori dell’infiammazione e della neoangiogenesi i target dell’atorvastatina, la quale svolge una duplice funzione antinfiammatoria locale e di promozione della maturazione dei neo-vasi.

Lo studio

Per testare l’efficacia dell’atorvastatina nel trattamento degli ematomi subdurali cronici un gruppo di ricercatori cinesi guidati dal Dott. Jiang, professore di neurologia al Tianjin Neurological Institute, ha reclutato 196 pazienti con ESC e li ha suddivisi in due gruppi: un gruppo che ha ricevuto 20 mg di atorvastatina ogni notte per 8 settimane e un gruppo di controllo che ha ricevuto un placebo.

A 8 settimane dall’inizio del trattamento i ricercatori hanno confrontato la riduzione volumetrica dell’ematoma e le performance cognitive dei due gruppi.

Dal confronto è emerso che i pazienti trattati con atorvastatina sono andati incontro a una riduzione sensibilmente maggiore delle dimensioni dell’ematoma, con un riassorbimento medio di 29.40 ml nel gruppo trattato con la statina a fronte di una media di 16.85 ml nel gruppo di controllo. Tale differenza si è mantenuta anche a distanza di 16 settimane dalla sospensione del trattamento.

Differenze statisticamente significative sono state riscontrate inoltre nei punteggi ottenuti a uno score volto a valutare l’autonomia dei pazienti nelle attività di tutti i giorni: il 45.9% dei pazienti che hanno ricevuto la statina è andato incontro a un miglioramento netto dei punteggi, a fronte del 28.6% dei pazienti del gruppo di controllo.

Infine i ricercatori hanno confrontato la necessità dei pazienti dei due gruppi di essere successivamente sottoposti a intervento chirurgico.

Nel corso del follow-up, 34 dei 196 pazienti arruolati sono andati incontro a intervento neurochirurgico a causa di un incremento del volume dell’ematome e/o di un peggioramento del quadro clinico.

Dei 34 pazienti operati 23 erano del gruppo placebo a fronte di 11 pazienti del gruppo trattato con Atorvastatina, ai quali – gli autori sottolineano – andrebbero sottratti 3 pazienti che sono stati operati nelle prime 72 ore del trattamento, quindi prima che l’atorvastatina potesse raggiungere la dose terapeutica.

Conclusioni

Se i risultati dello studio cinese venissero replicati da altri gruppi di ricerca anche in popolazioni differenti, l’inibizione dell’infiammazione e la promozione dell’angiogenesi dell’atorvastatina potrebbero renderla il primo trattamento conservativo efficace dell’ematoma subdurale cronico, migliorando la gestione di una condizione sempre più frequente a causa dell’invecchiamento della popolazione generale e del crescente utilizzo a scopo profilattico di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti.

FONTI | Studio JAMA Neurology
Immagine in evidenza