Addio poliomielite: l’eradicazione vicina

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poliomielite

Nel consuntivo dell’anno passato emerge il prezioso raggiungimento dell’eradicazione di una delle malattie endemiche più temute del XX secolo: la poliomielite. La GPEIGlobal Polio Eradication initiativetrionfa nel suo ambizioso obiettivo accordato con l’OMS nell’ormai lontano 2013 di debellare il virus entro il 2018.

Gli obiettivi di GPEI e la malattia

Non sarà dunque un caso che lo scorso ottobre sia ricorso il 30esimo anniversario dell’istituzione della Global Polio Eradication Initiative, nata sotto l’egida corazzata di UNICEF, CDC e Rotary International. L’iniziativa nasce infatti nel remoto 1988 con il determinato obiettivo di eradicare la malattia, attraverso l’adozione di strategie ponderate e soprattutto unanimi. Da quel primo passo si vantano una serie interminabile di vittorie, con una prima eradicazione della malattia in grandi regioni quali Americhe, Europa e Sud-Est Asiatico fino ad una riduzione dell’incidenza globale di oltre il 99%. Il progetto comune è stato perseguito focalizzando gli sforzi in obiettivi strettamente mirati, riassumibili come segue:

  • Rivelazione ed interruzione assoluta della trasmissione della malattia;
  • Rafforzamento dei sistemi di immunizzazione (attraverso aumento copertura vaccinale);
  • Ritiro del vaccino orale contro la polio;
  • Contenimento della diffusione del virus e certificazione dell’avvenuta eradicazione;

Diffusosi a macchia d’olio in tutto il mondo agli inizi del ‘900, il virus della Polio fu identificato per la prima volta nel 1908 da Karl Landsteiner e Erwin Popper. Facente parte degli Enterovirus, si caratterizza quale virus a RNA in grado di infettare l’essere umano mediante il legame con il dominio Ig del recettore transmembrana CD155. Tale legame consente l’ingresso del virus nella cellula ospite e la sua replicazione; l’infezione si verifica in circa l’1% dei casi e si trasmette per via oro-fecale, diffondendosi prevalentemente nei bambini sotto il quinto anno di età.

Nella rara eventualità il virus entri nel circolo ematico, sopraggiunge il serio rischio di coinvolgimento del sistema nervoso centrale, che può riguardare i neuroni motori, esitando nella caratteristica paresi spinale, o più raramente il bulbo. Tra i maggiori rischi va quindi ricordata la paralisi dei muscoli respiratori, scongiurata attraverso l’uso di ventilatori polmonari portatili, finalizzati a mantenere la respirazione durante la fase acuta della malattia e di cui sono noti i primi caratteristici modelli, conosciuti sotto il nome di “polmone d’acciaio”.

La questione vaccinazione

Ad oggi siamo orfani di una terapia vera e propria in grado di contrastare la malattia in fase acuta. Tutti gli sforzi si concentrano infatti in rimedi palliativi e nell’arginamento delle complicanze, oltreché un’attenta riabilitazione nei pazienti reduci con eventuali disabilità, più o meno gravi. Sopraggiunta negli anni ’50, la vaccinazione resta l’unica valida azione di contrasto ai tre ceppi del patogeno (PV1, PV2, PV3) e ne distinguiamo due tipologie:

  • Il vaccino Sabin, o meglio detto OPV – oral polio vaccine – che si caratterizza per essere un vaccino a somministrazione orale con virus vivo e attenuato;
  • Il vaccino Salk, o IPV, a somministrazione parenterale e costituito da virus inattivato;

Sin dalle prime azioni di immunizzazione, l’OPV si rivelò il più adatto per l’immunizzazione di massa: complici i bassi costi e l’eccellente risposta al virus a livello intestinale. Contribuendo alla primissima azione di contrasto alle epidemie di polio e iniziando il lungo processo di immunizzazione globale, l’ OPV si caratterizza tuttavia per il raro rischio di VAPP: polio paralitica associata a vaccino. Sebbene si tratti questa di un’eventualità estremamente rara (1 su 2,7 milioni di casi), rappresenta un incombente ostacolo all’obiettivo della totale eradicazione del patogeno. In aggiunta, nel nuovo millennio, in aree con bassa copertura vaccinale, sono emerse forme della malattia causata da ceppi derivanti dal vaccino circolante, cosiddette cVDPV.

Considerazioni che spiegano la strategia delle autorità di preferire gradualmente la somministrazione del vaccino Salk, affrontando i costi maggioritari e le eventuali difficoltà di somministrazione.

Fino all’eradicazione totale

Perseguendo quindi le linee guida definite dalla GPEI (non ultima la decisione di ricorrere al vaccino IPV), l’ultimo anno si sono registrati meno di 30 casi di infezione da polio in tutto il mondo. Risultati eccellenti, che negli ultimi anni si sono concentrati nelle restanti zone endemiche, quali Pakistan e Afghanistan, ma che si sono raggiunti solo attraverso l’adozione di un protocollo aggiornato e continuamente sostenuto da indagini epidemiologiche.

Risultati che devono gran parte del loro valore all’uso intelligente della risorsa vaccinale e all’adozione di una strategia condivisa per una patologia orfana di cura.

Vi lasciamo con uno degli scatti più incredibili e famosi di una bambina affetta da poliomielite nei primi anni ’50.

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FONTI | GPEI; Articolo originale

Daniela Rossetti
Redazione Farmacista, laureata presso l'Università degli studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti. "Nella sua accezione più ampia, considero la Medicina come la più umanistica delle scienze; in futuro mi auguro pertanto di offrire un piccolo e dedito contributo alla comprensione ed al miglioramento della condizione umana".