Hunted- Henry Cockburn (fonte: http://www.lilfordgallery.com/folkestone/henry-cockburn/ )

Un’altra ipotesi si fa strada nella comprensione della genesi della schizofrenia. In un recente articolo pubblicato sul Schizophrenia Bulletin, i ricercatori hanno identificato una correlazione statisticamente significativa tra una risposta “anormale” al Virus di Epstein-Barr (EBV) e l’insorgenza di questa psicosi cronica.

La schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo cronico di interesse psichiatrico, caratterizzato dall’alterazione di aspetti riguardanti le sfere cognitive e percettive di un individuo.

A causa del pesante stigma che grava su questo disturbo, alimentato da una cattiva reputazione nella cultura di massa, v’è profonda diffidenza non solo nei confronti di chi ne è affetto, ma anche nel comprendere pienamente il disturbo, portando quindi ad una sottostima dei sintomi prodromici e ad una mancata prevenzione da parte di chi ne ha reale necessità.

Sebbene nella cultura di massa il soggetto schizofrenico venga spesso ritratto come “pericoloso” e “ai margini della società”, aprendo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) V, il manuale che raccoglie e classifica tutti i disturbi della sfera psichiatrica finora identificati, il quadro che esce fuori è totalmente diverso: al posto del soggetto “violento” o “poco capace” (epiteti che maggiormente identificano lo schizofrenico secondo la popolazione americana) si delinea un soggetto assolutamente non pericoloso, ma perfettamente capace e vittima non solo della condizione da cui è affetto, ma anche dello stigma costruito attorno.

Basti pensare che, uno dei prestigiosi Nobel laureates (John Nash, Nobel per l’economia nel 1994), era affetto da schizofrenia.

La schizofrenia, clinicamente parlando, è un disturbo cronico, caratterizzato da una moltitudine di sintomi che spesso necessitano di un’accurata diagnosi differenziale. La brevità di un articolo non permette una trattazione completa ed esaustiva della condizione: per tal motivo si rimanda il lettore ad una lettura di manuali specialistici sul tema. Per brevità, la schizofrenia è caratterizzata da:

  • Sintomi positivi psicotici, quali allucinazioni acustiche e visive ed esagerate o distorte percezioni, credenze e comportamenti
  • Sintomi negativi, quali mancanza o riduzione nella capacità di progettare piani nel futuro, iniziare discorsi, esprimere emozioni o trovare piacere nelle attività ludiche (anedonia)

Attualmente non v’è una cura per questa condizione. Tuttavia, tramite le terapie attualmente disponibili sul mercato, si può attivamente agire sul controllo dei sintomi, permettendo ai soggetti affetti da schizofrenia di avere un’alta qualità di vita.

Le ipotesi sulla genesi e il nuovo studio

Come la storia della medicina insegna, comprendendo pienamente i fattori alla base di un determinato disturbo è possibile agire per sviluppare terapie più performanti e cure eradicanti.

Nel consensus scientifico attuale, alla base della schizofrenia vi sono una compartecipazione di fattori genetici e ambientali che favorirebbero l’insorgenza di questa patologia.

Per quanto riguarda i fattori genetici, i candidati sono molteplici: si annoverano microdelezioni di locus genici e variazioni di copie proteiche.

Tra i fattori ambientali, i principali indiziati sono l’abuso di sostanze stupefacenti, fattori psicologici (quali lo stress) e fattori neurologici (alterazioni anatomiche cerebrali).

Ultimamente, però, si è fatta strada una nuova ipotesi riguardante la connessione tra l’esposizione ad alcuni ceppi virali e l’insorgenza della schizofrenia.

In particolare, nello studio qui riportato, i ricercatori della John Hopkins University hanno notato come vi sia una correlazione tra l’Epstein-Barr Virus, l’agente responsabile della mononucleosi e l’insorgenza della schizofrenia.

In particolare, come concludono i ricercatori, vi sarebbe una correlazione statisticamente significativa tra una risposta aberrante dell’ospite al EBV e l’insorgenza del disturbo psichiatrico.

Nello studio, sono stati coinvolti 743 soggetti, 432 con diagnosi di schizofrenia e 311 senza alcuna diagnosi psichiatrica nella storia clinica.

Buona parte dei partecipanti era già stata esposta al EBV: era infatti riscontrabile in entrambi i gruppi il titolo anticorpale successivo ad infezione.

Tuttavia, i ricercatori hanno dimostrato come, dei due titoli esaminati (VCA, l’anticorpo anti-capside virale e l’EBNA-1, antigene nucleare di EBV), il VCA aveva valori fino a due volte e mezzo più elevati nei soggetti affetti da schizofrenia rispetto ai soggetti sani, mentre l’EBNA-1 non mostrava variazioni significative.

Confrontando i dati ottenuti con altri virus, non erano riscontrabili le medesime correlazioni statisticamente significative.

Per confermare quanto ottenuto al livello sperimentale, i ricercatori hanno quindi analizzato il codice genetico dei soggetti, concludendo che coloro che presentavano un’alterazione genetica riconosciuta come predisponente allo sviluppo di schizofrenia e livelli elevati di VCA presentavano un rischio otto volte superiore di sviluppare questo disturbo psichiatrico, rispetto coloro che non presentavano queste alterazioni.

Secondo i ricercatori, il prossimo passo è chiarire se questa “iper-risposta” sia una conferma della causa genetica nel’insorgenza del disturbo psichiatrico, la quale, oltre a determinare questa abnorme attivazione a seguito di infezione da EBV, funge da terreno fertile per lo sviluppo della schizofrenia (e quindi da utilizzare come possibile marker) o se la risposta stessa sia tra le possibili cause dell’insorgenza della schizofrenia.

Bisogna prendere queste scoperte con le dovute precauzioni. Sebbene i risultati siano accompagnati da dati statisticamente significativi, i fattori alla base dell’insorgenza della schizofrenia sono ancora oggetto di dibattito, e altre teorie godono tutt’ora di maggiore consenso da parte della comunità scientifica.

Fonte| Schizophrenia is Associated With an Aberrant Immune Response to Epstein–Barr Virus

Jacopo Castellese
Appassionato di scienza e tecnologia. Quando non sono impegnato in attività di reparto o di studio cerco sempre di tenermi aggiornato in modo da scardinare le false credenze che le pseudoscienze di oggi (o il dr. Google di turno) cercano di affermare.