Before It’s Too Late: il dibattito sull’eutanasia in Olanda

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Nei giorni in cui in Italia la Camera dei deputati avvia l’esame della proposta di legge popolare sul rifiuto dei trattamenti sanitari e sull’eutanasia, in altri paesi d’Europa si riaccende il dibattito in merito al fine Vita.

Sono diversi i pazienti olandesi affetti da demenza a chiedere di ricorrere all’eutanasia, ma nelle fasi successive della malattia potrebbero non essere in grado di riconfermare il loro consenso.

A porre l’attenzione sulla questione è stato un film documentario intitolato Before It’s Too Late del regista olandese Gerald van Bronkhorst. È la storia di Annie Zwijnenberg, paziente con diagnosi di Alzheimer che ha scelto di optare per l’eutanasia all’età di 81 anni. Annie voleva che la gente capisse la sua decisione, quindi ha permesso alle telecamere di filmare il giorno della sua morte.

Nel timore di vedersi negati l’accesso a questa pratica nelle fasi avanzate di malattia, alcuni pazienti richiedono l’eutanasia prima di quanto avrebbero voluto.

La legge

L’eutanasia è l’atto di procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica.

L’eutanasia è legale in Belgio, Canada, Colombia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

La legge, approvata in via definitiva dal Parlamento olandese il 10 aprile 2001, consente al medico di praticare, con la rigorosa osservanza delle modalità stabilite, l’eutanasia su un malato terminale che gliene faccia richiesta.

Sono due i presupposti di un tale intervento medico:

  • deve essere stata praticata, senza risultati, ogni possibile terapia;
  • deve esservi una pressante e inequivocabile richiesta del malato di porre fine alla propria vita, espressa nei modi e nelle forme previste dalla legge in rapporto allo stato e all’età dell’assistito.

Secondo la legge, i pazienti devono dimostrare al medico che la loro decisione è completamente volontaria, che la loro vita è diventata, o diventerà, una “sofferenza insopportabile senza prospettiva di miglioramento“, e che non esiste “alcuna alternativa ragionevole “. Inoltre deve essere effettuata una valutazione indipendente da un secondo medico che attesti tali requisiti.

Argomentazioni inerenti al tema sono comuni tra gli stessi cittadini divisi nell’ampio dibattito iniziato nei Paesi Bassi negli anni ’70, quando i medici iniziarono a svolgere le cosiddette “uccisioni di misericordia”.

Le discussioni sono proseguite nella corsa verso la legalizzazione dell’eutanasia nel 2002 e non si sono mai spente.

Il numero di coloro che optano per l’eutanasia è cresciuto costantemente, in particolare negli ultimi 10 anni. Nel 2002, le autorità olandesi sono state informate di 1.882 casi; 15 anni dopo la cifra era di 6.585.

L’applicazione

Il primo caso registrato di un paziente con demenza che ha richiesto l’eutanasia è avvenuto nel 2004.

Ma i casi di eutanasia che coinvolgono pazienti con demenza si verificano quasi sempre nelle prime fasi della malattia, perché non sempre è facile dimostrare la capacità di intendere e di volere nelle fasi successive.

Nel 2017, 166 pazienti con demenza in fase iniziale sono deceduti per eutanasia e solo tre con demenza in stadio avanzato.

A tale discussione si aggiunge il caso della dottoressa olandese Berna van Baarsen, medico bioeticista e membro del comitato etico di supervisione sull’applicazione della legge sull’eutanasia, che si è recentemente dimessa dal suo incarico.

Per dieci anni, la dottoressa Berna van Baarsen, eutanasista convinta, ha contribuito a valutare l’applicazione della legge olandese.

A indurre le dimissioni della donna, il maturato dissenso sull’applicazione della normativa sulla dolce morte.

La dottoressa sostiene che ci siano patologie ad andamento irregolare e per le quali i pazienti potrebbero cambiare idea nel corso del tempo, nel lungo decorso della malattia. In tale circostanze risulta difficile stabilire il momento giusto per l’eutanasia.

Per tali ragioni i medici dovrebbero sempre verificare che questo sia ancora il desiderio del paziente. E con i pazienti con demenza in stadio avanzato, questo non è sempre possibile.

È importante avere una relazione a lungo termine con i pazienti e le loro famiglie, dice, per permetterle di parlare con loro e osservare per un lungo periodo di tempo un desiderio incrollabile per l’eutanasia.

Da un lato, la volontà di questi pazienti sarebbe quella di ritardare il più possibile la decisione, come sintetizzato nella frase adottata per indicare il momento perfetto per avere l’eutanasia – “cinque a mezzanotte”. Proprio come Cenerentola, tutti vorrebbero aspettare fino all’ultimo momento prima di lasciare la “festa” -fino alle cinque a mezzanotte – ma molti pensano che sia troppo rischioso aspettare così a lungo, non potendo più ricevere il consenso da parte dei medici.

Non sono pochi i casi di medici accusati di aver agito contro la piena volontà del paziente o per i quali è stata messa in dubbio la valenza del consenso ricevuto in quel momento dall’assistito.

Di certo, la delicatezza e l’importanza dell’argomentazione spingono a richiedere un ulteriore intervento legislativo, attenzioni necessarie per non lasciare soli i pazienti e le loro famiglie.

FONTI | ‘Wanting to die at ‘five to midnight’

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Chiara Maria Palmisano
Sono laureata in Medicina e Chirurgia, ho conseguito la laurea presso l'università di Bari.