Melanoma: verso un nuovo farmaco a bersaglio molecolare

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Sembrano aprirsi nuovi scenari nell’approccio al trattamento del melanoma, uno dei più aggressivi e pericolosi tumori cutanei, noto per la peculiare resistenza alla chemioterapia tradizionale.

Le premesse

È ormai nota da tempo l’importanza di studiare il profilo molecolare dei melanomi in stadio avanzato, al fine di decifrarne le caratteristiche potenzialmente in grado di predire l’efficacia delle strategie terapeutiche disponibili.

Tra l’altro, il melanoma cutaneo è una delle neoplasia con uno tra i più vasti carichi di mutazioni genetiche tra tutti i tumori umani.

Di queste mutazioni, tra le più frequenti troviamo quelle colpiscono i vari elementi della cosiddetta cascata molecolare delle MAP-chinasi (RAS, RAF, MEK, ERK), culminanti in una proliferazione cellulare abnorme.

Proprio tra queste proteine ci sono alcuni tra i bersagli di alcuni tra i più impiegati anti-tumorali nella terapia del melanoma.

Binimetinib, Cobimetinib e Trametinib sono inibitori selettivi di MEK, Darafenib e Vemurafenib vanno a inibire invece BRAF.

A questi, in un prossimo futuro, si potrebbe aggiungere un farmaco che va a contrastare l’azione di RAS.

Le mutazioni a carico di NRAS si osservano nel 25% dei melanomi, rendendo tale gene un potenziale target terapeutico, nonostante le ricerche effettuate negli ultimi anni non abbiano condotto a risultati soddisfacenti.

È degli ultimi giorni la notizia di un regolatore della funzione del gene NRAS che potrebbe fornire una nuova opzione terapeutica potenzialmente efficace contro i melanomi positivi per mutazioni di NRAS. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Cell che pone l’attenzione sulla molecola STK19 (Serina/Treonina – protein chinasi 19), un enzima con attività tirosin-chinasica, la cui funzione sarebbe quella di regolare i processi trascrizionali delle cellule tramite fosforilazione.

Lo studio

L’azione della STK19 risulterebbe in un’attivazione del gene NRAS, meccanismo identificato come parte fondamentale nel processo di cancerogenesi alla base della patogenesi del melanoma.

I ricercatori dell’Università di Boston hanno quindi elaborato un inibitore specifico della STK19 (chiamato ZT-12-037-01) che bloccherebbe tale meccanismo oncogenetico, sia in vitro che in vivo, impedendo la trasformazione tumorale dei melanociti e, come tale, potrebbe fornire una valida opzione terapeutica nelle forme tumorali con mutazione dell’NRAS.

Terapie a bersaglio molecolare

Le terapie a bersaglio molecolare sono da annoverare tra le migliori frecce all’arco dell’oncologia di precisione.

Si tratta di terapie estremamente mirate, frutto di anni di studio in laboratorio ma ormai ampiamente disponibili nella pratica clinica quotidiana. La loro funzione è quella di interferire con la crescita e la proliferazione delle cellule maligne rallentando o bloccando i processi biologici-molecolari di cancerogenesi. Il vantaggio fondamentale risiede nella maggior selettività dell’azione contro le cellule tumorali.

Con le terapie a bersaglio molecolare è cambiato completamente l’approccio terapeutico contro le principali forme tumorali: non si agisce più solo in base alla sede di sviluppo della neoplasia ma anche in relazione alle sue caratteristiche biologiche.

Il presupposto è l’identificazione dei meccanismi molecolari fondamentali della neoplasia con la conseguente selezione dei pazienti potenzialmente in grado di rispondere alle terapie mirate specifiche.

Una volta caratterizzato il profilo biologico della neoplasia in ciascun paziente, il trucco sarebbe semplicemente quello di spegnere l’interruttore bloccando la cancerogenesi.

Prospettive future

Le terapie a bersaglio molecolare hanno sancito una svolta nell’approccio antitumorale, soprattutto nelle forme neoplastiche particolarmente resistenti alle terapie tradizionali (chemioterapia e radioterapia), come il melanoma.

La conoscenza di nuovi marcatori sui quali agire in maniera mirata potrebbe spalancare nuove porte nell’adozione di strategie terapeutiche sempre più specifiche, efficaci e con sempre meno effetti collaterali.

FONTI | Articolo originale Cell, From pathogenesis to therapy (Review)