Sigaretta elettronica per smettere di fumare: mito o realtà?

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sigaretta elettronica
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Uno dei più grandi “Big Killers” tumorali, secondo le stime del 2018, è stato il tumore del polmone. I dati parlano chiaro: lo scorso hanno si sono verificate più di 40.000 nuove diagnosi (la cui gran parte, per un “ritardato” vezzo al tabagismo di cui oggi paghiamo le conseguenze, è da attribuirsi alle donne) e la sopravvivenza a 5 anni è purtroppo pari al 15%. Questo, fa si che il tumore al polmone rappresenti la prima causa di morte oncologica in tutte le fasce d’età.

Il dato sconcertante è che tutte queste miriadi di morti potrebbero essere prevenute: basterebbe smettere di fumare.
Il l 90% di tutti i tumori al polmone è da attribuirsi al tabagismo con un rischio che è proporzionale al numero di sigarette fumate e al numero di anni spesi a far questo (in tal senso, i più a rischio sono i forti fumatori che si definiscono come coloro che fumano 20 sigarette al giorno da almeno 20 anni).
Numerosi studi epidemiologici hanno largamente dimostrato come l’astensione dal fumo porti a dei benefici in termini di riduzione del rischio di ammalarsi di tumore al polmone: un rischio tanto maggiore quanto più precoce è questa interruzione.

La sigaretta elettronica

Ebbene, uno dei prodotti che ha avuto una grossa diffusione negli ultimi tempi è stato la sigaretta elettronica: un dispositivo elettrico che grazie ad una scarica di corrente induce il riscaldamento di alcune resistenze che portano a temperatura di ebollizione una soluzione, consentendone l’evaporazione (e non la combustione, come accade nelle sigarette tradizionali). Questa soluzione è composta da:

  • Acqua
  • Glicole propilenico: un additivo alimentare e farmaceutico non cancerogeno (da non confondersi con un altro additivo alimentare, il glicole dietilenico, che è tossico)
  • Glicerolo: additivo vegetale usato in vari campi
  • Aromi concentrati: che secondo una normativa dell’UE devono essere di origine naturale
  • Nicotina: presente in quantità variabile a seconda delle esigenze e delle finalità della stessa (in genere la sua concentrazione oscilla tra l’1.8% e lo 0%).

Ora, benché le sigarette elettroniche abbiano l’assoluto vantaggio di non sfruttare il processo della combustione – con il quale si formano oltre 5000 sostanze di comprovata cancerogenicità – ci sono alcune questioni ancora dubbie:

  • Esistono pochi dati sull’uso nel lungo termine, essendo state queste di recente introduzione.
    Alcuni studi a disposizione (in vivo su cavie da laboratorio) dimostrano che la cronica esposizione ai vapori della sigaretta elettronica porterebbe sia ad un aumento dello stress ossidativo polmonare, che ad una riduzione dei livelli di glutatione. Tuttavia questi studi sono pochi e troppo acerbi per poter trarre conclusioni significative.
  • Tossicità e dipendenza della nicotina. Il problema in questo caso non è tanto per un fumatore incallito, quanto per il “novizio”: studi epidemiologici stanno dimostrando che l’uso della sigaretta elettronica tra i giovani e giovanissimi (più per “moda” che per altro) porta questi a passare, in un tempo più o meno breve, alla sigaretta tradizionale.
  • Tossicità degli aromi: alcuni additivi sono a base di aldeidi (che risulterebbero tossiche nel lungo termine) mentre altri, tipicamente quelli dal sapore dolce, conterrebbero Acetil Proprionile che è capace di indurre irritazione della mucosa respiratoria.

Mettendo da parte quanto detto sopra, la vera sorpresa riguardante le sigarette elettroniche è, invece, un’altra: queste giocherebbero un ruolo importante nella cessazione dal fumo di sigaretta tradizionale.

Infatti, l’inalazione dell’aerosol di una e-cig contenente nicotina porterebbe ad un picco sierico abbastanza rapido (circa 5 minuti): questo, unito alla gestualità simile a quella di una classica sigaretta, dà al fumatore un’esperienza molto simile a quella “classica”.

Lo studio

Il New England Medical Journal, in proposito, ha riportato i risultati di uno studio multicentrico, randomizzato e controllato che è stato condotto di confronto tra due gruppi (per un totale di 886 partecipanti) dove si è valutato quanto l’utilizzo di sigarette elettroniche con nicotina (18mg) aiutasse nella cessazione del fumo rispetto all’impiego di una terapia nicotinica sostitutiva (a base di prodotti quali cerotti, gomme da masticare, inalatori, ecc).

I candidati sono stati reclutati tramite i servizi di supporto alla cessazione del fumo dislocati in varie sedi sul territorio anglosassone nonché tramite i social media. Le uniche a non essere incluse nello studio (per motivi di protezione) sono state le donne incinta o in allattamento.

Lo studio è iniziato subito dopo la randomizzazione: ai candidati, durante lo svolgimento, veniva offerto un supporto psico-comportamentale  mediante una sessione settimanale presso un medico locale, che altresì avrebbe misurato i livelli espirati di monossido di carbonio (fino ad 1 mese dopo la cessazione del fumo di sigaretta e al termine dello studio, per valutare un’eventuale ripresa). Inoltre, i candidati venivano contattati telefonicamente ad intervalli regolari di tempo per valutare l’esperienza e l’aderenza alla stessa.

L’obiettivo primario dello studio è stato valutare l’astinenza continuata ad 1 anno, comprovata sia mediante ciò che veniva riferito dai singoli candidati sia mediante i livelli biochimici del monossido di carbonio.

I risultati, parlano chiari: l’astinenza ad 1 anno è stata del 18% nel gruppo che faceva uso della sigaretta elettronica e del 9.9% in coloro che invece utilizzavano prodotti a base di nicotina.
I tassi di astinenza (cioè la tendenza ad astenersi dal fumo nel lungo termine) sono stati significativamente più alti nel primo gruppo rispetto che nel secondo.
Infine, nei pazienti che non sono riusciti a completare lo studio, si è comunque osservato in coloro che utilizzavano l’e-cig una riduzione del 50% dei livelli di monossido di carbonio rispetto a coloro che facevano uso di prodotti a base di nicotina (pertanto, quest’ultimi non solo avevano ripreso a fumare ma fumavano anche di più rispetto agli altri).

Tuttavia i soggetti che hanno fatto uso di sigarette elettroniche hanno dichiarato di avvertire una maggiore irritabilità, stanchezza, incapacità di concentrarsi e irritazione oro-faringea rispetto a quelli che utilizzavano prodotti a base di nicotina che, però, erano maggiormente soggetti alla nausea.
Entrambi i gruppi hanno dimostrato una riduzione della tosse e delle secrezioni bronchiali, a dimostrazione dell’efficacia della riduzione del fumo di sigaretta.

Conclusioni

Lo studio qui illustrato non vuole configurarsi come un invito a fumare sigarette elettroniche tanto “non sono nocive” poiché, come già ribadito, i dati su soggetti sani e non fumatori sono troppo pochi per giungere a queste conclusioni.
Però, in un fumatore incallito in cui la probabilità di ammalarsi di tumore al polmone è significativamente più alta rispetto alla popolazione generale, un valido aiuto nella cessazione può essere rinvenuto in questi dispositivi;aA patto che, ovviamente, non si fumi sia l’uno che l’altra.

FONTI | Numeri del cancro in italia, studio NEJM 1, studio NEJM 2, Articolo originale