Un test cutaneo per la Creutzfeldt-Jakob

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In un recente articolo apparso su Nature Communications, un gruppo di ricercatori ha dimostrato per la prima volta la possibilità di diagnosticare la malattia di Creutzfeldt-Jakob attraverso analisi svolte su campioni di pelle di animali infetti, riscontrando la proteina patogena diverse settimane prima dell’esordio della sintomatologia.

La malattia di Creutzfeldt-Jakob

La malattia di Creutzfeldt-Jakob (o CJD, dall’inglese “Creutzfeldt-Jakob Disease”) è una rara malattia prionica, ovvero causata dal malripiegamento di una proteina del nostro organismo che, perdendo la sua normale conformazione tridimensionale, assume un’azione patogena.

Sebbene PrPc, la normale proteina coinvolta, sia presente in numerosi tessuti, una volta convertita nella forma patogena PrPsc si deposita prevalentemente a livello del sistema nervoso centrale determinando una rapida morte dei neuroni che lo compongono.

Diagnosi di CJD

Per la diagnosi definitiva di CJD è necessaria la dimostrazione della PrPscnel tessuto cerebrale, ne consegue la necessità di eseguire o un’invasiva biopsia cerebrale (la quale oltre a essere associata a non trascurabili rischi non sempre fornisce un campione rappresentativo) o una valutazione autoptica post-mortem.

In vivo si opta dunque per una diagnosi di probabilità della malattia attraverso indagini meno invasive quali la valutazione del liquor, la risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma, tutte indagini accomunate però dal limite di essere eseguibili solo a seguito dell’esordio della malattia.

Attualmente la diagnosi definitiva è basata sulla biopsia [cerebrale] o l’autopsia. Non è stato fino ad oggi possibile identificare la malattia prima dell’esordio dei sintomi” – Wenquan Zou, professore associato di patologia alla Case Western Reserve University School of Medicine

Le tecniche impiegate

Il gruppo di ricerca del Dr Zou si è concentrato su due recenti tecniche di biologia molecolare per identificare la presenza della proteina prionica: la RT– QuIC e la sPMCA (rispettivamente “Real Time – Quacking-Induced Conversion” e “serial Protein Cyclic Amplification).

Entrambe le tecniche sfruttano la capacità della PrPsc di convertire la normale PrPnella forma prionica, esaltando e amplificando tale processo tramite l’impiego di proteine normali estratte dal tessuto nervoso o create in laboratorio.

Entrambe le tecniche sono state poi impiegate in due modelli animali: il criceto e il topo transgenico.

I risultati

Dopo aver inoculato la proteina prionica negli animali, i ricercatori hanno analizzato campioni di cute proveniente da diverse sedi (es. dorso, addome e cosce dell’animale) raccolti in momenti via via più distanti dall’inoculo (0.4, 1, 2, 3, 4, 7, 10 e 11 settimane).

I risultati sono stati incoraggianti: entrambe le tecniche hanno identificato la proteina prionica nella cute degli animali affetti, sia nel criceto che nel topo transgenico.

Nello specifico, sPMCA e RT-QuIC hanno rispettivamente riscontrato la proteina prionica a distanza di 2 e 3 settimane dall’inoculo nel criceto e 3 e 4 nel topo transgenico.

Non solo le tecniche hanno dimostrato la presenza della proteina prionica a livello cutaneo, ma lo hanno anche fatto prima che fosse possibile riscontrarla a livello cerebrale e, conseguentemente, prima che i sintomi della malattia esordissero.

Conclusioni

Sebbene numerosi step si interpongano ancora tra questo studio e la realizzazione di un test cutaneo impiegabile nella pratica clinica, i promettenti risultati ottenuti nel modello animale aprono una strada alternativa per la diagnosi precoce della malattia di Creutzfeldt-Jakob.

Un eventuale test in grado di identificare la proteina prionica prima dell’esordio della sintomatologia potrebbe essere applicato, sostengono gli autori, sia nei portatori di una forma geneticamente determinata che in soggetti esposti alla proteina patogena.

Inoltre il test potrebbe essere impiegato per il monitoraggio dell’efficacia di una terapia sperimentale in corso di trial clinici e addirittura esteso ad altre patologie caratterizzate dalla deposizione di proteine anomale, in primis la malattia d’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

Fonti | Studio Nature Communications

Simone Salemme
Redazione | Nato il 30/01/1993. Frequento l’Università di Modena e Reggio Emilia, Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia. Il mio campo di interesse sono le neuroscienze. “Better is possible. It does not take genius. It takes intelligence. It takes moral clarity. It takes ingenuity. And above all, it takes a willingness to try" - Atul Gawande.