La riforma di Ferrara al Test d’Ingresso a Medicina

11333
test ingresso

É ormai apparsa in molte testate giornalistiche la notizia di una proposta di sperimentazione per una nuova modalità di accesso al Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia, avanzata dal Rettore dell’Università di Ferrara. Parlando di formazione, di accesso all’università, non posso che sentire il dovere di fare un’analisi in merito a questo progetto. Eccoci perciò al consueto appuntamento con La Medical Education in uno Scatto!

La proposta del rettore

Aut Aut. Qualora la proposta passasse, un futuro studente avrà due possibili percorsi per tentare di entrare nel Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia. O provare il test nazionale, tra le cui sedi non troverà più l’università di Ferrara, o iscriversi al modello sperimentale di Ferrara. Non potrà provare entrambe le strade, ma dovrà scegliere di iscriversi solo ad uno di queste due modalità di accesso.

La prova di ingresso dell’Ateneo Ferrarese consisterà in un Test Cisia (di cui si trovano alcuni esempi online) con domande di cultura generale, matematica e italiano. Tutti coloro che passeranno questo test dovranno iscriversi in velocità, perchè solo i primi 600 (numero proposto dal rettore, ma che necessita ancora di conferma dal Ministero) che riusciranno a terminare tutte le procedure per l’iscrizione definitiva potranno effettivamente ritenersi iscritti al Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia all’Università di Ferrara.

I primi 600, però, risulteranno “momentaneamente” iscritti a Medicina, infatti dovranno passare un’altra selezione. Essa avverrà tramite il superamento, durante il primo semestre, di tre esami: Biologia, Fisica e Istologia\Anatomia. Solo coloro che passeranno questi tre esami con una media del 27 potranno proseguire gli studi a Medicina, tutti gli altri verranno indirizzati in corsi alternativi come Scienze Motorie, Scienze Biologiche o Biotecnologie.

Gli esami saranno scritti a crocette. Per Fisica e Biologia all’esame ci saranno 30 domande ciascuno, mentre per Istologia e Anatomia ci saranno 60 domande, visto che il numero dei crediti sarà maggiore. Quindi in questo modo il modello francese è decisamente superato, trasformandolo in un sistema a soglia e non a competizione.

Le lezioni inizieranno il 2 Settembre e finiranno il 22 Novembre, lasciando agli studenti 3 mesi di sessione esami. Le lezioni verranno svolte in streaming qualora il numero “ampio” non consentisse l’utilizzo di un’unica aula. Se dovessero passare tutti e 600 i candidati il primo semestre, le lezioni continueranno in quella modalità e la parte di tirocinio verrà effettuata anche in centri ospedalieri esterni alla struttura di Cona (sede dell’attuale Ospedale Universitario). Ad ora ben 10 medici si sono dimostrati disponibili ad accettare studenti tirocinanti, e si sta lavorando al fine di convertire questo impegno in riconoscimenti (ECM o remunerativi ad esempio) per i medici stessi.

Criticità e spunti

Come già discusso in questo articolo qui, il test può essere cambiato, ma è va fatto con competenza e con una programmazione precisa.

Non si può prescindere da una programmazione.

Il rettore, nell’incontro che ha tenuto qualche giorno fa a Ferrara, ha spiegato che la famosa “programmazione del numero di studenti” viene fatta in base a quanti posti l’università può mettere a disposizione e non in base all’effettivo bisogno di quel preciso numero di figure professionali nel nostro Paese. Perciò, perché aumentare il numero di studenti di Medicina, quando poi in Specializzazione c’è posto per poco più della metà di quelli che effettivamente si laureano? Perchè in un Paese con “carenza di medici” vogliamo aumentare il numero di studenti di medicina e non di specialisti?

Il test nazionale non va bene per tutte le criticità che conosciamo. Però nella proposta per risolvere questo problema, per poter concorrere all’iscrizione tramite ‘click più veloce’ bisogna superare un test di cultura generale. Non è questo forse un controsenso? La gente che rimarrà fuori da questo test cosa penserà? Ma soprattutto: quanto il click più veloce è meritocratico per un’iscrizione? Tutti ci siamo trovati a comprare biglietti online per dei concerti e non importa quanto tu sia motivato, se ricarichi la pagina un millesimo di secondo dopo quel biglietto non è tuo. E’ davvero questo il modo migliore per testare la motivazione degli studenti?

Un passaggio centrale che mette in luce una forte criticità in materia di Assessment è la parte sugli esami da sostenere. La letteratura dice che il test scritto per valutare in maniera oggettiva deve avere più domande delle consuete trenta. Non si può fare un test con 30 domande per una materia che ha meno crediti e con 60 domande per una materia ne ha di più. Il punto di partenza di questo ragionamento è proprio erroneo. Per essere poi un buon metodo di valutazione, il test deve essere validato, una pratica che qui in Italia praticamente non esiste. Solo allora possiamo trovarci di fronte ad un test che valuti in maniera oggettiva gli studenti. Si auspica quindi che questa parte della proposta venga modificata e che vengano stanziati fondi per personale esperto in Assessment che si occupi della stesura e validazione dei quesiti, per non trovarci di fronte a domande mal scritte e mal interpretabili, che potrebbero poi far partire ricorsi o processi legali.

Le lezioni in streaming per un semestre qualora fosse confermato il numero possono anche starci, ma cosa succederebbe se passano con la media del 27 un numero elevato di ragazzi? L’università di Ferrara può garantire (per davvero e non su carta) una formazione di qualità adeguata? È spiacevole pensare che si impugnino solo i questionari di valutazione e si è sordi di fronte alle esigenze degli studenti che a gran voce ribadiscono il loro disappunto. sarebbe curioso leggere di casi positivi in cui l’aumento del rapporto numerico docente\studente abbia portato un corrispettivo aumento della qualità, e se l’innovazione nell’insegnamento della Medicina tende verso classi piccole (con PBL, CBL, FLipped CLassroom) qui si sta andando in direzione diametralmente opposta.

L’ospedale di Cona non riesce a garantire tirocini per tutti (alcuni infatti da obbligatori sono diventati facoltativi), chiedere a studenti (spesso fuori sede senza macchina) di andare fino all’Ospedale del Delta non è una scelta che aumenta la “qualità” della formazione. Certo anche in altre facoltà italiane vengono mobilizzati gli ospedali limitrofi e sebbene ci siano situazioni dove questo avviene con successo, è anche vero che alcune volte per una settimana di tirocinio gli studenti sono costretti a prendere B&B nelle zone dell’ospedale. Non sarebbe quindi forse prioritario aumentare la qualità dei tirocini formativi a Cona e lavorare su quelli, piuttosto che trovare un modo come ridistribuire un servizio di formazione che dovrebbe essere già garantito con qualità a tutti?

Però oltre questi aspetti più critici è molto apprezzabile il superamento del modello francese con l’utilizzo di un sistema a soglia. Infatti dire: “Prendo tutti quelli con la media superiore al …” rispetto al “Prendo i migliori” potrebbe cambiare l’approccio interpersonale tra gli studenti, trasformando le relazioni da degli “Hunger Games” a un modello più collaborativo.

Ma visto l’approccio sperimentale, perchè non monitorare anche i livelli di stress di questi studenti prima, durante e dopo la sessione esami del primo anno e compararli con studenti di altre facoltà non in sperimentazione? Ricordiamo che infatti la popolazione studentesca di Medicina e Chirurgia è tra le più soggette a Burnout proprio per il forte stress a cui si è sottoposti. Sarebbe quindi interessante valutare anche questo aspetto, dando peso anche all’essere umano che c’è dietro una matricola.

Riflessioni

È bello vedere della volontà di mettere mano ad una struttura universitaria da troppo tempo non modificata.

Sarebbe bello però che fossero coinvolti enti e figure che lavorano nel campo della Medical Education sia a livello italiano che estero (SIPeM, AMEE … ), così da avere più competenze in materia: se esiste gente che fa questo per mestiere, che ci si metta in rete. Per costruire un ponte non chiameremmo ingegneri ed architetti per il progetto? E’ stato fatto così anche per questa proposta?

Sarebbe bello, infine, partecipare come studenti alla creazione dell’università che vorremmo.

Sarebbe bello lasciare alle future matricole un’università migliore rispetto a quella in cui studio.
Sarebbe proprio bella un’università così.

FONTI | Proposta, i nostri articoli, Assessment methods, articolo originale