Tumore al seno: lo stress aiuta le metastasi

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Gli scienziati dell’Università di Basilea hanno approfondito i meccanismi molecolari che sottendono al collegamento tra lo sviluppo di metastasi da cancro al seno e l’aumento degli ormoni dello stress: a tal proposito sembra che i derivati sintetici degli ormoni dello stress diminuiscano l’efficacia della chemioterapia.

Il carcinoma della mammella

Il carcinoma della mammella è la più comune neoplasia maligna non cutanea nelle donne ed è seconda solo al cancro del polmone come causa di morte. Quasi tutti i tumori della mammella sono adenocarcinomi con frequenza di insorgenza che cresce rapidamente e costantemente a partire dai 30 anni di età. Come ogni tumore ha eziopatogenesi multifattoriale e riconosce fattori di rischio tra i quali ricordiamo certamente la predisposizione genica ma anche fattori ambientali o legati allo stile di vita, come l’esposizione prolungata agli estrogeni, esposizione a radiazioni, mancato o ridotto allattamento al seno.

Oltre il 95% dei casi si palesa sottoforma di adenocarcinoma il quale origina dapprima nel sistema dutto-lobulare come carcinoma in situ, al momento della diagnosi clinica, però, la maggior parte (il 70% dei tumori) si è già aperta un varco nella membrana basale invadendo lo stroma. Ovviamente a gradi di infiltrazione/diffusione maggiori corrispondono quadri clinici peggiori, fino ad arrivare allo stadio metastatico.

Proprio le metastasi sono le protagoniste dello studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature, portato avanti da un gruppo di studiosi dell’Università di Basilea: gli scienziati si sono interessati al possibile legame tra asse dello stress e sviluppo/progressione delle metastasi da carcinoma della mammella.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato l’attività dei geni in un modello murino di cancro al seno, in particolare di una forma altamente metastatica nota come triplo-negativo, purtroppo resistente alle terapie standard. (Per approfondire il cancro al seno triplo negativo, compresa la recente approvazione di Atezolizumab cliccare qui)

Si è visto che le metastasi hanno aumentato l’espressione genica dei recettori per i glucocorticoidi che mediano gli effetti degli ormoni dello stress come il cortisolo. Oltre a questo anche le concentrazioni del cortisolo sono risultate più elevate nei topi con metastasi rispetto a quelli senza metastasi.

Conclusioni

Ma qual è l’effetto di questa apparente iperattività dell’asse dello stress? Gli scienziati hanno dimostrato che l’aumento dei livelli di ormoni quali il cortisolo, con conseguente attivazione del corrispettivo recettore, causa un aumento della colonizzazione tumorale e dell’eterogeneità delle cellule tumorali: abbrevia la sopravvivenza del paziente che si ritrova ad affrontare un tumore più aggressivo, a più rapida crescita e soprattutto più difficilmente trattabile.

Tutto questo ovviamente ha dei risvolti clinici importanti: dobbiamo infatti ricordare che il recettore per glucocorticoidi media anche gli effetti dei derivati sintetici del cortisolo come il desametasone che viene ampiamente usato per trattare gli effetti collaterali della chemioterapia. Il gruppo di ricerca mostra che nei topi con cellule metastatiche l’efficacia del  chemioterapico paclitaxel era diminuita quando somministrato in combinazione con desametasone.

Occorre cautela quando si prescrivono glucocorticoidi a pazienti affetti da carcinoma mammario: sembra altamente benefico ridurre l’attività dell’asse dello stress nei pazienti con carcinoma della mammella. È stato dimostrato che tecniche di esercizio e rilassamento moderate sono correlate con una migliore qualità della vita e una maggiore sopravvivenza nelle pazienti con cancro al seno.

FONTI | Nature

Alessandro Savo Sardaro
Redazione | Università Degli Studi di Roma Tor Vergata VI anno corso di laurea in Medicina e Chirurgia “Choose a job that you love and you will never have to work a day in your life”.