Allergie alimentari: guida pratica per non perdersi in bufale

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Negli ultimi anni il sovrappeso dilagante e la tendenza a seguire alcuni canoni di bellezza ha causato, tra le tante cose, una enorme diffusione di test diagnostici per “allergie alimentari e intolleranze ” dalla dubbia efficacia, dal non indifferente costo e che provano a giustificare quadri di sovrappeso e obesità promettendo poi, attraverso i loro risultati, diete salvifiche e miracolose.

In effetti, ad oggi circa il 20% della popolazione ritiene di essere affetta da allergie alimentari a fronte di una prevalenza reale solo del 4% negli adulti e del 5% in età pediatrica.

Perché in tale contesto la percezione della realtà è così distorta?

A voler semplificare possiamo dire che un ruolo fondamentale è stato svolto dalla scarsa conoscenza dell’argomento nella popolazione generale e dall’incapacità da parte di molti professionisti del settore a comunicare, educare e ad opporsi in maniera convincente ad un esercito di “professionisti improvvisati”.

Da qui il documento ministeriale “Allergie alimentari e sicurezza del consumatore” al fine di proteggere il cittadino da tutto ciò che non ha evidenze scientifiche.

Definizione di allergia alimentare

L’allergia alimentare è una reazione immunologica specifica e riproducibile legata all’ingestione di specifiche molecole, o frazioni di esse, contenute in un alimento.

Le allergie alimentari sono classificate in reazioni IgE mediate, cellulo-mediate (celiachia, sindrome sistemica da nichel, enterocolite da proteine alimentari) e miste.

Clinicamente quindi possono manifestarsi con sintomi immediati (IgE mediate) o ritardati(cellulo-mediate). Nel primo caso parliamo di minuti mentre nel secondo caso di ore dal momento dell’ingestione dell’alimento.

L’espressione clinica di un’allergia alimentare può inoltre variare sia in termini di gravità che di distretti coinvolti. Si possono infatti manifestare sintomi cutanei (orticaria, edema, dermatite), gastroenterici (diarrea, vomito, coliche), respiratori (asma, rinite) sino a quadri sistemici come lo shock anafilattico.

Non bisogna quindi confondere le allergie con le intolleranze.

I due quadri rientrano entrambi nel gruppo delle reazioni avverse non tossiche agli alimenti, tuttavia, le intolleranze non hanno base immuno-mediata, ma sono causate tendenzialmente da deficit enzimatici, e di conseguenza non si avvalgono degli stessi test diagnostici delle allergie.

Diagnosi allergia alimentare

Partendo dal presupposto che la diagnosi di allergia alimentare deve essere posta esclusivamente da un medico, il documento ministeriale suddivide i test di cui il medico può avvalersi in: test convenzionali, non convenzionali e privi di fondamento scientifico.

Tra i “test convenzionali” rientrano quelli normalmente usati per la diagnosi, validati,  come il prick test, il prick by prick, il patch test, il test di provocazione orale in doppio cieco, il  Component Resolved Diagnosis (CRD).

  • Prick test: test cutaneo, in vivo, rappresenta spesso la prima tappa nella diagnostica allergologica in quanto sicuro, veloce, economico e di semplice esecuzione. Pungendo la cute sulla superficie volare dell’avambraccio viene posata una goccia di estratto commerciale e si valuta poi la reazione cutanea.
  • Prick by prick: test analogo al precedente, ma anziché un estratto commerciale viene usato l’alimento fresco. Il test si effettua principalmente per gli alimenti vegetali.
  • Patch test: tecnica diagnostica semplice, sicura ed economica, ma solo potenzialmente utile nell’approccio diagnostico con sospetta reazione non-IgE mediata. Piccole quantità delle sostanze da testare vengono posizionate in cellette adese ad un supporto (patch). Il patch viene quindi applicato sulla cute del dorso e mantenuto in sede per 48-72h valutando poi la reazione cutanea.
  • Test di provocazione orale in doppio cieco: test che ad oggi rappresenta, secondo la letteratura scientifica, il “gold standard” per la diagnosi di allergie alimentari. Si basa su un’osservazione, diretta e in ambiente ospedaliero, di quello che accade in seguito all’assunzione dell’alimento che si sospetta sia implicato nell’evento allergico.
  • CRD: tecnica di II livello in cui non viene utilizzato un estratto allergenico ma solo la singola molecola allergenica, naturale e altamente purificata o creata artificialmente. Permette di stabilire quantitativamente un profilo specifico di reattività di un soggetto per le singole componenti allergeniche aumentandone cosi la specificità.

Nel gruppo “test non convenzionali” rientrano quelli che non vengono abitualmente e tradizionalmente eseguiti per la diagnosi, ma che usati in casi selezionati e in modo mirato. Tra questi test rientrano il test di attivazione dei basofili (BAT), dosaggio della triptasi ematica, dosaggio delle IgG specifiche, dosaggio del PAF e dosaggio del BAFF.

  • BAT: propone di verificare, in seguito a reazione in vitro, la capacità che ha il basofilo di esporre alcune glicoproteine (CD63) come effetto dell’esposizione ad un allergene noto. Test in citofluorimetria ancora molto dipendente dall’esperienza dell’operatore.
  • Dosaggio della triptasi ematica: rilasciata dai mastociti, l’utilizzo classico è per i casi incerti di anafilassi, quando la manifestazione clinica, osservata o riferita, non consente una diagnosi certa.
  • Dosaggio delle IgG specifiche: rappresenta un test validato e riproducibile. Tuttavia, anticorpi IgG nei confronti di allergeni alimentari si riscontrano in un’elevata percentuale di soggetti sani pertanto non è diagnostico di allergia alimentare ne’ giustifica diete per il trattamento di tale condizione.
  • PAF: il Platelet Activating Factor (PAF) è un mediatore di prevalente provenienza mastocitaria.
  • BAFF: B cell Activating Factor (BAFF) è una citochina prodotta prevalentemente da monociti e neutrofili. Non ci sono finora evidenze per un significato diagnostico di BAFF in corso di allergia alimentare. 

Nel gruppo “test privi di fondamento scientifico” invece troviamo test diagnostici per i quali non è sufficientemente dimostrata l’efficacia o, peggio, è stata già dimostrata l’inefficacia diagnostica, determinando non solo diagnosi erronee ma anche allungamento nei tempi di vera diagnosi.

Tra questi i più conosciuti sono il test citotossico di Bryant, il test di provocazione e neutralizzazione sublinguale e intradermico, la kinesiologia applicata, il test del riflesso cardio-auricolare, il Pulse test, il test elettrotermico o elettroagopuntura secondo Voll, il Vega test, il Sarmtest, il Biostrenght test e varianti, la biorisonanza e in ultimo l’analisi del capello (Hair analysis).

Dopo averli elencati concludo con una domanda:

Avete mai visto uscire qualcuno da questi ambulatori che propinano “test privi di fondamento scientifico”che non avesse alcuna allergia?

FONTI| Documento ministeriale

Salvatore Fasano
Autore | Impossibilitato ad avere 7 vite come i gatti, cerco di viverne più di una nella stessa. Dopo il diploma di sassofono e la laurea in dietistica mi ritrovo studente di medicina e chirurgia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Durante le ore d'aria pratico sport, mi diletto a fare il barman e divoro libri e serie tv.