I cambiamenti del clima possono influire sulle resistenze microbiche?

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Fonte: wired.com (https://tinyurl.com/y6a7u9zy)

-“Signora stia tranquilla, Augmentin per 7 giorni e starà meglio!”

-“Dottore, mia figlia ha un po’ di febbre, posso darle l’antibiotico?”

-“Certo signora”

Queste, e molte altre, sono le comuni frasi che oramai si sentono sempre più spesso presso gli ambulatori di medici e questo perché, probabilmente, è cambiato il modo di approcciarsi all’antibiotico.

Durante la prima guerra mondiale i soldati morivano frequentemente per le complicanze settiche sviluppate dall’infezione delle ferite riportate in battaglia e la scoperta di una sostanza contro i microbi assunse un significato salvifico; ad oggi gli antibiotici hanno perso questo alone di sacralità facendo si che si prescrivano antibiotici anche quando non vi è la franca necessità.

Ovviamente questo non vuol dire che tutti i medici prescrivano in maniera sregolata antibiotici a tutti però, dati epidemiologici alla mano, vi è un chiaro trend in aumento.

La crescita dell’antibiotico-resistenza rappresenta solo un epifenomeno di un più grande processo di resistenza microbica: non solo verso gli antibiotici, ma anche verso altri strumenti farmacologici e che ci consentono di difenderci (sia in campo sanitario, ma anche nel campo alimentare) dall’aggressione dei patogeni.

Lo studio

A tale proposito, dal 13 al 16 Aprile di quest’anno si è tenuto ad Amsterdam il 29esimo congresso internazionale di Microbiologia clinica e Malattie infettive dove, tra le varie sessioni e i vari studi presentati, ne è emerso uno interessante.

Nello studio in oggetto, infatti, hanno partecipato tra le altre le università di Hannover e l’istituto tedesco di controllo delle malattie infettive ( UMG ) e l’obbiettivo degli stessi è stato quello di valutare quanto il cambiamento climatico (inteso come aumento delle temperature medie) possa influire sullo sviluppo delle resistenze microbiche.

Nello specifico, si sta parlando di uno studio osservazionale nel quale si è valutata l’associazione tra alcune resistenze patogene e la temperatura climatica in 30 paesi nel territorio europeo.

Non essendo uno randomizzato e controllato, i risultati cui si giunge devono essere considerati con la dovute cautele.

Le resistenze prese in considerazione – in un periodo di osservazione di 6 anni secondo dati forniti dall’ECDC – sono state:

  • Pseudomonas aeruginosa (resistenza ai Carbapenemi)
  • Klebsiella pneumoniae (resistenza ai Carbapenemi)
  • Escherichia coli (multiresistente)
  • Staphylococcus aureus (Meticillino resistente )

A seguito della raccolta dei dati necessari, si è proceduto all’analisi statistica e computazionale per valutare l’associazione tra incremento nella resistenza microbica e la temperatura stagionale nei territori considerati (correlando anche con fattori di confondimento socio-economici-sanitari).

Le maggiori ricorrenze in relazione alla temperatura media della stagione calda si sono avute soprattutto per Klebsiella, Escherichia Coli e per lo Stafilococco Aureus e, successivamente, si sono osservate correlazioni tra l’aumento della resistenza di Pseudomonas e il cambiamento di temperatura nella stagione calda.

I ricercatori hanno utilizzato il modello appena citato anche per stimare la resistenza antimicrobica in altri quattro paesi non inclusi nello studio in oggetto (Serbia, Svizzera, Turchia e Bielorussia) individuando ottime corrispondenze soprattutto per Pseudomonas in tutti i paesi considerati, tranne che per la Bielorussia.

Conclusioni

La conclusione che ne potrebbe derivare è che vi è una relazione tra la resistenza microbica (soprattutto relativa all’uso di carbapenemi) e l’aumento di temperatura-cambiamento climatico.

In realtà, questa relazione è molto fragile proprio perché tale tipi di studi non permettono di valutare la reale esistenza di una relazione di causa-effetto.

Pertanto, si deve considerare questo studio come uno “spunto” da cui partire per poter comprovare tali teorie mediante studi più “robusti” (RCT): ovvio è che questo ed altri studi ci invitano anzitutto a non sottovalutare il recente ed emergente problema delle resistenze polimicrobiche.

Ovviamente, l’attenzione al clima e la tutela dell’ambiente devono essere obiettivi primari da perseguire, con o senza le resistenze antibiotiche correlate.

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