Si possono trattare obesità, depressione e dolore cronico inibendo una sola proteina?

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Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Chemistry for Life ha indagato una proteina coinvolta nei processi di depressione, obesità, dolore cronico studiando la sua possibile inibizione.

La depressione è una delle principali cause di disabilità in tutto il mondo secondo l’OMS. A livello globale sono più di 300 milioni le persone affette, un dato che è aumentato del 18% negli ultimi dieci anni.

A livello mondiale quasi il 40% dei soggetti è in sovrappeso e il 13% presenta obesità. La prevalenza mondiale dell’obesità è quasi triplicata in vent’anni.

Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) stima che circa 50 milioni di adulti americani vivano con dolore cronico legato a depressione, ansia e dipendenza da oppioidi.

Questi sono alcuni dei problemi di salute globale più pressanti che non solo danneggiano i pazienti, ma anche le loro famiglie, i loro amici e in ultimo il sistema sanitario.

Lo Studio

Il prof. Felix Hausch, dell’Università tecnica di Darmstadt, in Germania, ha condotto una nuova indagine esaminando gli effetti del blocco di una singola proteina coinvolta in queste tre condizioni patologiche.

La proteina è chiamata FK506-binding protein 51, o FKBP51.

Sappiamo che diversi organi, come il cervello, i muscoli e il tessuto adiposo, contengono FKBP51.

Precedenti studi hanno mostrato il ruolo della proteina FKBP51 nella depressione. Ulteriori ricerche hanno suggerito come tale proteina sia in grado di regolare lo stress e il metabolismo, mediando la relazione tra obesità indotta dalla dieta, stress cronico e condizioni psichiatriche legate allo stress.

La proteina svolge molte funzioni, tra cui la limitazione dell’assorbimento del glucosio e la riduzione della trasformazione del grasso in tessuto adiposo bruno.

Pertanto, la proteina FKBP51 può contribuire a un deposito di grassi, il che può condurre all’obesità.

Tuttavia, fino ad oggi il target della proteina FKBP51 si è dimostrato difficile da raggiungere, soprattutto perché similare a un’altra proteina vicina, chiamata FKBP52.

“Queste due proteine ​​hanno una struttura molto simile, ma rivestono ruoli opposti nelle cellule”, spiega il prof. Hausch, perciò la selettività tra queste due proteine ​​è ritenuta cruciale.

Fino ad ora, gli sforzi per inibire questo obiettivo sono stati ostacolati dalla difficoltà di trovare molecole abbastanza specifiche da non influenzare le proteine ​​simili a FKBP51.

Il team guidato dal prof. Hausch ha sviluppato un composto in grado di bloccare l’attività di questa proteina nei topi.

Si è scoperto che FKBP51 può cambiare conformazione in un modo non possibile per FKBP52, e questo ha permesso lo sviluppo di inibitori altamente selettivi. Gli scienziati hanno utilizzato tecniche di risonanza magnetica nucleare per scoprire un nuovo sito di legame in FKBP51.

Nello specifico, il team ha sviluppato un inibitore altamente selettivo, che hanno chiamato SAFit2. I test sui topi hanno rivelato i suoi benefici.

SAFit2 ha abbassato i livelli di ormone dello stress e promosso meccanismi di coping di stress nei roditori. Inoltre, l’inibitore ha migliorato le disabilità indotte dal dolore infiammatorio e l’obesità indotta dalla dieta nelle cavie. Sembra avere un ruolo sinergico con gli antidepressivi, protettivo contro l’aumento di peso, contribuendo a normalizzare i livelli di glucosio ed a ridurre il dolore in tre modelli animali.

Il farmaco si è dimostrato capace di bloccare il dolore cronico, migliorare l’umore e ridurre l’obesità indotta dalla dieta nei roditori.

I risultati di queste scoperte sono stati quindi presentati all’American Chemical Society (ACS) Spring 2019 National Meeting & Exposition di Orlando, FL.

Così, Hausch ed i suoi colleghi hanno compreso che bloccare questa proteina potrebbe essere la chiave per lo sviluppo di farmaci per trattare una varietà di condizioni.

Finora, il gruppo ha condotto una serie di studi sui topi sul coinvolgimento di FKBP51 nell’alcolismo, ma i risultati sono ancora preliminari.

Inoltre, alcuni tipi di tumori di glioblastoma sovraesprimono l’FKBP51.

I ricercatori si auspicano che questo risultato indichi che gli inibitori di FKBP51 potrebbero essere usati nel trattamento del cancro, quando i tumori dei pazienti mutano oltre la capacità terapeutica dei farmaci attuali.

Secondo il professor Hausch, occorrerà del tempo prima di ottenere degli inibitori di FKBP51 che possano usati come farmaci per i test nell’uomo.

FONTI | abstract, immagine di copertina.

Chiara Maria Palmisano
Sono laureata in Medicina e Chirurgia, ho conseguito la laurea presso l'università di Bari.