Durante il tirocinio, abbiamo qualcuno che si occupa di noi in reparto?

Una delle tappe fondamentali del nostro percorso di studenti di medicina è senza dubbio il tirocinio. Sarà proprio questo il tema del mensile appuntamento con la Medical Education in uno Scatto.

Ma quanto è importante la pratica clinica per diventare un medico preparato?
Nel 1903 William Osler scriveva: “Studiare il fenomeno della malattia senza libri è come salpare per un mare incerto, ma studiare i libri senza pazienti è come non andare in mare per niente”.

Come studente di medicina, sono il primo a vivere il disagio di sentirmi un semplice complemento d’arredo di un ambulatorio troppo spoglio. Non spesso infatti i tirocini riescono a darci per davvero quello che il patto formativo ci promette.

Durante il tirocinio abbiamo la preziosa possibilità di poterci confrontare con tutta una serie di cose non studiabili su nessun libro. E’ proprio questo l’unico momento formativo dove uno studente può comprendere cosa vuol dire essere medico. Così il tirocinio riesce a trasformare il bagaglio culturale e l’immagine della professione in competenza relazionale (attitude), disciplinare (knowledge) e operativa (skill), in funzione del proprio ruolo (awareness).

Avere tirocini male organizzati è un’occasione mancata di formarsi. Immaginate durante tutta l’università quante occasioni mancate abbiamo avuto. Quanto saremmo potuti essere più preparati, competenti e consapevoli del ruolo che avremmo svolto.

Quello che spesso manca è strutturare i tirocini con un metodo educativo, con quell’attenzione al dettaglio e allo studente che in letteratura chiamano “Bed Side Learning”.

In letteratura si trovano molti articoli con questo tema ed in uno in particolare vengono dati dei consigli proprio su come strutturare meglio l’insegnamento pratico.

10 Suggerimenti

1. Preparare il team prima di entrare nella stanza del paziente:
Le informazioni condivise con il team non devono solo esser relative la condizione clinica dello stesso, ma devono includere anche il come condividere gli aspetti importanti del percorso di terapia con lui, quali sono gli obiettivi educativi e come mantenere una condotta professionale.

2. Preparare il paziente:
Bisogna presentarsi al paziente, chiedergli il permesso di poter insegnare con lui, invitarlo a partecipare al processo di formazione ed alla fine ringraziarlo per l’opportunità

3. Ascoltare e rispondere alle domande del paziente e della famiglia: Utilizzare proprio le domande ed i dubbi per insegnare agli studenti nuove cose, questo permetterà di trasformare l’approccio quanto più patient centred possibil

4. Pensare ad alta voce: condividere con il team il proprio pensiero e i propri ragionamenti clinici, sollecitando i loro feedback su come indirizzare il percorso del paziente.

5. Trovare momenti per insegnare: approfittare di tutti i momenti per poter stimolare l’apprendimento degli studenti, ricapitolare ed approfondire.

6. Coinvolgere tutto il personale sanitario: importante per trasmettere il concetto di equipe e del lavoro in team tra i vari professionisti.

  1. (il mio preferito) Sentirsi a proprio agio nel dire “Non lo so”

Di fronte al team e anche al paziente, se lo preferisce, così da sentirsi maggiormente parte del gruppo. E’ interessante come però bisogna proseguire condividendo il proprio piano di azione per poter andare ad apprendere quella conoscenza in seguito.

8. Lasciar condividere la storia personale al paziente: questa attenzione per l’aspetto umano del suo vissuto lo aiuterà a connettersi meglio con il team, dando anche a tutti quanti la possibilità di vivere un’esperienza più significativa.

9. Spiega i passi successivi nel trattamento del paziente

10. Non limitarsi all’insegnamento al letto del paziente: evitare di insegnare tutto accanto al paziente, è di grande utilità fare focus successivamente, stimolando il team intero ad approcciarsi alla conoscenza in maniera sistematica e sistemica.

Durante il tirocinio, abbiamo qualcuno che si occupa di noi in reparto?

Tirocinio deriva probabilmente dalla parola greca TEREO – guardo, tutelo, prendo in cura-  è quello che si faceva ai giovani tironi quando dovevano essere appunto osservati, presi in carico dai senior nel loro percorso militare. Parlando di noi però, abbiamo qualcuno che si occupa di noi in reparto? Che si occupi per davvero, che si prenda cura della nostra formazione?

Ora che torniamo nelle nostre solite posizioni da abat jour da ambulatorio, sappiamo cosa ci spetta e cosa ci meritiamo. Esigere una formazione migliore ci permetterà di essere medici migliori.

FONTI | Bed-side teaching – Iran J Med Sci.; Bed side teaching a literature review; Effective bedside teaching

 

Mattia Ballo
Redazione | Nato il 19 novembre 1992. Iscritto al VI anno del corso di laura magistrale in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Padova. Il bello della medicina è che ti da la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi. Incuriosire e stimolare: questi sono gli obiettivi che voglio raggiungere assieme a tutti i ragazzi de "La medicina in uno Scatto".