Un nuovo anticoncezionale maschile ha superato la fase uno

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Secondo un articolo pubblicato sul “Journal of clinical endocrinology and metabolism”, potremmo essere ancora più vicini ad un pillola anticoncezionale maschile, che abbia lo stesso profilo di sicurezza e tollerabilità della controparte femminile, permettendo di rendere ancora più semplice ed efficace la contraccezione, una tematica tanto importante quanto delicata.

Principio di funzionamento

La pillola in questione è un’alternativa al testosterone undecanoato, già validato come potenziale anticoncezionale maschile (seppur con dei limiti non trascurabili) e contiene un protofarmaco, cioè una molecola che viene modificato nel principio attivo vero e proprio solo dopo l’assunzione; tale sostanza è chiamata 11β-metil-19-nortestosterone-17β-dodecilcarbonato, che avrebbe attività androgena una volta convertito, per deesterificazione, in 11β-metil-19-nortestosterone.

Tale attività è alla base del razionale su cui si basa la dinamica del farmaco: inibendo l’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo attraverso il legame con recettori per il testosterone ed il progesterone, con una affinità molto più alta rispetto agli androgeni endogeni ma con una potenza più bassa, si andrebbe a ridurre la quota di testosterone prodotte delle cellule del Leydig, che hanno un ruolo fondamentale nella spermatogenesi. Si andrebbe così a determinare una riduzione complessiva della quota di spermatozoi prodotti (oligospermia), riducendo drasticamente la possibilità di avere fecondazione.

Design dello studio

Lo studio è di fase uno (mirato quindi a capire il dosaggio utile, gli effetti collaterali e le migliori vie di somministrazione), multicentrico, in doppio cieco, randomizzato, controllato ed a singola dose scalata; in buona sostanza, si tratta del gold standard per la ricerca clinica sui farmaci a questo livello e garantisce, nella teoria, un’ottima riproducibilità ed affidabilità. Sono stati reclutati 16 uomini sani, di età compresa tra i 18 ed i 50 anni, dei quali 10 hanno ricevuto il farmaco e 2 il placebo. Le dosi di farmaco, scalate da 100 a 800mg, sono state somministrate casualmente prima a digiuno (almeno 8 ore da un pasto controllato), poi durante i pasti in due occasioni separate. Ad ogni somministrazione, si sono misurati e monitorati i parametri vitali, completo di emocromo. Alla fine del trial, solo 12 hanno completato la sperimentazione, in quanto 4 non sono risultati idonei allo screening iniziali.

Risultati

I risultati, come in tutti i primi studi su uomo, si sono concentrati sulla determinazione di:

  • vie di somministrazione
  • influenza sull’assorbimento
  • effetti collaterali

Vie di somministrazione ed assorbimento

  • Effetto del digiuno e del pasto:si è visto, somministrando il profarmaco per via orale in concomitanza di un pasto lipidico, che la curva di salita dei livelli sierici di 11β-MNTDC era decisamente più alta rispetto al placebo ed ai livelli ottenuti a digiuno, a parità di tempo trascorso. Ciò significa che gli effetti della molecola risulteranno molto più intensi.

Effetti indesiderati

  • Variazione del peso corporeo: di tutti i partecipanti, 5 hanno dimostrato un incremento medio di 4Kg, ma non è risultato statisticamente significativo e sarà oggetto di ulteriori studi;
  • Effetti sulla prostata: analogo a quello di altri androgeni, per cui potrebbe incrementare il rischio di iperplasia prostatica. Gli autori sostengono vi possa essere un dosaggio che permetta di conservare gli effetti su altri tessuti androgeno-dipendenti pur non dando alterazioni significative sulla prostata.
  • Effetti su fegato e cute: molto modesti, virtualmente assente epatotossicità. Solo due partecipanti hanno avuto un incremento transitorio delle transaminasi.

In generale i soggetti che hanno provato il farmaco l’hanno trovato molto tollerabile e maneggevole, anche a dosaggi alti (800mg); a ciò si aggiunge il fatto che la riduzione del testosterone sierico è reversibile, cessando quando si smette di assumere il medicinale, anche se, a dosaggi di 800mg, la persistenza di alti livelli di 11β-MNT si è protratta per circa 48 ore.

Conclusioni e considerazioni finali

I ricercatori si sono accorti che la conversione in vivo dell’11β-MNTDC in 11β-MNT è piuttosto lenta e tale caratteristica va assolutamente considerata nelle successive sperimentazioni ed in più l’assorbimento della pillola è virtualmente legato all’assunzione di un pasto lipidico, il che lo renderebbe meno flessibile. Ciononostante, allo stato attuale, il farmaco ha superato la sperimentazione di fase uno, potendo così essere ulteriormente studiato. Il prossimo passo sarà determinare il grado di riduzione della spermatogenesi e quindi l’efficacia rispetto al goal che si intende ottenere: una contraccezione maschile semplice ed efficace.

FONTI| articolo JCEM

Andrea Tagliolini
Sono studente di medicina al 6° anno presso l'Università degli studi di Perugia. Il mio mantra di vita è una frase di Richard Feynman, il noto fisico: "Il primo principio è che non devi ingannare te stesso e te sei la persona più facile da ingannare".