Vitamina D: quale beneficio nei tumori del tratto gastrointestinale?

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Quale ruolo può avere la vitamina D nel trattamento delle neoplasie gastrointestinali?

Definire la questione un “grattacapo” non è per nulla esagerato: in passato, numerosi team di ricercatori hanno cercato di rispondere a questa domanda; i risultati, tuttavia, hanno aperto ancora più dubbi, non permettendo di delineare una chiara visione.

Precedentemente, infatti, vi abbiamo parlato di come un gruppo di ricercatori abbia dimostrato che valori di vitamina D leggermente superiori a quelli raccomandati potessero diminuire il rischio di sviluppare il carcinoma del colon-retto: nonostante i risultati provenissero da un campione molto numeroso, lo stesso team si era dimostrato scettico, concludendo che altre indagini fossero necessarie per ben delineare il ruolo di questa vitamina nelle neoplasie del tratto GI.

Recentemente dal Journal of American Medical Association (JAMA) arrivano due studi che aggiungono “altra carne sul fuoco”, mantenendo aperta una questione che è ancora lontana dal definirsi conclusa.

Gli studi

Due studi sono oggetto dell’ultima edizione di Jama ed entrambi indagano gli effetti della vitamina D nel trattamento delle neoplasie del tratto GI: lo studio SUNSHINE e lo studio AMATERASU entrambi Trial clinici randomizzati a doppio cieco condotti rispettivamente negli USA e in Giappone.

Nello studio SUNSHINE, l’obiettivo primario era constatare se un apporto elevato di vitamina D3, aggiunto al trattamento standard chemioterapico, potesse prolungare la sopravvivenza del paziente senza una progressione della neoplasia. Sono stati reclutati soggetti affetti da carcinoma del colon-retto in stadio avanzato o metastatico: dei 139 partecipanti, a 70 è stata somministrata una dose giornaliera standard di vitamina D3 (400 UI/dl) mentre a 69 è stata somministrata una dose elevata (8000 UI/dl, poi 4000 UI/dl).

Nello studio AMATERASU, l’obiettivo primario era capire se la vitamina D3 potesse in qualche modo migliorare la sopravvivenza a 5 anni (senza recidive) in pazienti affetti da neoplasie del tratto gastrointestinale. Sono stati reclutati 417 soggetti già trattati chirurgicamente per una qualsiasi neoplasia GI (10% affetti da cancro esofageo, 42% da cancro allo stomaco e 48% carcinoma colorettale) e sono stati divisi in due gruppi: il primo (251 soggetti) messi a regime con 2000 UI/dl di vitamina D3, il secondo (166 soggetti) trattati con un placebo.

I risultati

Lo studio SUNSHINE ha dimostrato come nel gruppo a cui sono state somministrate elevate dosi di Vitamina D3, la sopravvivenza senza progressione della malattia fosse leggermente più elevata (13 mesi) rispetto al gruppo trattato con dosi standard (11 mesi).

L’aggiunta di vitamina D3 ad alte dosi alla chemioterapia ha determinato quindi una differenza nella sopravvivenza libera da progressione però, dicono gli stessi ricercatori, questa variazione non è statisticamente significativa, affermando che un’ulteriore valutazione, in un più ampio studio clinico randomizzato, è necessaria (visto anche un miglioramento statisticamente significativo nella progressione della malattia e del rischio di decesso, una volta aggiustati i dati).

Lo studio AMATERASU ha invece dimostrato come tra i pazienti trattati con vitamina D3 e quelli trattati con il placebo, non sussistesse alcuna differenza statisticamente significativa nella sopravvivenza a 5 anni senza recidive: 77% per il primo gruppo (trattato con la vitamina D3), 69% per il secondo gruppo (trattato col placebo).

Nonostante una prima analisi dei risultati non vada a chiarire il ruolo della vitamina D3 nel trattamento delle neoplasie gastrointestinali, una seconda analisi (soprattutto dei valori aggiustati) potrebbe lasciar intendere che sussista un effettivo miglioramento nel trattamento di questi tumori: nell’editoriale pubblicato in allegato ai 2 articoli, gli stessi esperti invitano alla cautela nell’interpretazione, facendo osservare che sono ancora necessari altri studi con un campione più ampio e condotti per un maggior lasso temporale, prima di determinare un’effettiva correlazione.

L’invito degli editorialisti è, inoltre, a considerare che la vitamina D è associata ad un miglioramento delle condizioni anche in molte altre patologie non di esclusivo interesse oncologico, e che i miglioramenti mostrati negli studi SUNSHINE e AMATERASU potrebbero non essere altro che effetti indiretti dovuti ad un miglioramento delle condizioni sistemiche a seguito di somministrazione di questo supplemento.

Fonti| The AMATERASU Randomized Clinical TrialThe SUNSHINE Randomized Clinical Trial

Jacopo Castellese
Appassionato di scienza e tecnologia. Quando non sono impegnato in attività di reparto o di studio cerco sempre di tenermi aggiornato in modo da scardinare le false credenze che le pseudoscienze di oggi (o il dr. Google di turno) cercano di affermare.