Zulresso: la prima terapia specifica per la Depressione Post Partum

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Il 19 Marzo scorso la FDA approva Zulresso, il primo farmaco dedicato al trattamento della depressione post partum (DPP), un disturbo a lungo misconosciuto e pressoché carente di adeguata letteratura a supporto.

Capofila di una serie di molecole con ottime prospettive di efficacia, il brexanolone (questo il nome della molecola) offre quindi un contributo specifico ed una nuova importante opzione di trattamento.

Una fisiopatologia poco conosciuta

La depressione post partum si identifica tra le più comuni complicanze del parto, avvicendandosi tra la sesta e la dodicesima settimana del periodo puerperale e caratterizzandosi da una durata variabile. Se non trattata può rendersi responsabile di gravi effetti avversi per la mamma e per il bambino, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo e comportamentale di quest’ultimo.

A riguardo, la letteratura si è trovata a lungo sprovvista di numeri adeguatamente dimensionati ai fini di un’indagine rilevante. Viene da sé l’indisponibilità di terapie farmacologiche specificatamente dedicate, ascrivendo in tal senso la patologia tra le altre svariate forme di depressione maggiore. Fino ad oggi.

Il brexanolone o allopregnanolone fa parte della classe dei neurosteroidi, metabolita dell’ormone progesterone e modulatore del recettore GABAA. L’orientamento verso questo target terapeutico si deve alle evidenze circa il coinvolgimento degli steroidi neuroattivi e dell’acido gamma-amminobutirrico (GABA) nella fisiopatologia della depressione.

Sebbene infatti i meccanismi rimangano scarsamente compresi, risulta rilevante il contributo della trasmissione gabaergica nella modulazione dell’asse ipotalamo-ipofisi e quindi nella risposta neuroendocrina organica allo stress, contribuente primario ai disturbi in oggetto.

Le prospettive di cura

In quanto modulatore allosterico del recettore GABAA , Zulresso ha dimostrato una rapida riduzione dei sintomi depressivi nelle donne trattate: somministrato per via endovenosa, viene infuso per un totale di 60 ore e le partecipanti sono state seguite in ben due studi randomizzati per le successive 4 settimane. Al termine della prima infusione, in entrambi gli studi, il farmaco ha riportato maggiore efficacia rispetto al placebo, dimostrando ottimi miglioramenti della sintomatologia.

A causa di alcuni gravi eventi avversi quali eccessiva sonnolenza e improvvisa perdita di conoscenza durante somministrazione il farmaco è sottoposto a REMS (strategia di valutazione e mitigazione del rischio). Per tale ragione, la somministrazione è possibile solo in strutture autorizzate e sotto costante vigilanza e monitoraggio medici durante il trattamento.

A tal proposito, hanno dimostrato ottimo potenziale di riuscita SAGE-217, analogo di Zulresso, a biodisponibiltà orale e attualmente in terza fase di studio, e il ganaxolone, già conosciuto nel trattamento dell’epilessia e al momento in fase II di studio sia per via orale che per via endovenosa per la DPP.

DPP, il disturbo della vergogna

Distinta dal “baby blues” -un disturbo dell’umore di entità decisamente più lieve, della durata di pochi giorni e riconducibile allo stravolgimento ormonale delle ore immediatamente successive al parto- la DPP descrive diversi livelli di gravità e si può perfettamente connotare tra le forme di depressione maggiore.

Anedonia, apatia, idee suicidarie, sono solo una parte di una sintomatologia presumibile, a cui nel dettaglio si aggiungono senso di inadeguatezza e difficoltà relazionale con il proprio bambino.

Si esacerbano quindi sensi di colpa e vergogna per un disagio erroneamente giudicato inopportuno e innaturale alla condizione stessa della maternità.

La componente sociale assume quindi una rilevanza di prima linea, conducendo troppo di frequente la donna a reprimere e tacere la propria condizione e inducendola a rifugiarsi nella sofferenza della malattia stessa. Il rischio è quello di trovarsi impelagate in labirinti senza uscita e di arrecare danni irreversibili a se stesse e ai propri bimbi.

Ecco perché un’opzione di terapia ad hoc assume un duplice ruolo accompagnando il beneficio clinico alla considerazione primaria di una patologia per la quale finalmente si offre un’opportunità di arricchimento del grado di conoscenza e, dunque, di completa accettabilità e comprensione del disturbo.

Per una condizione più diffusa di quel che si pensi, molte le gradite trasposizioni cinematografiche. Ci piacerebbe menzionarne una su tutte, di rappresentanza: “e penso che non esista al mondo una roccia che un giorno non si sbricioli, dentro o fuori, sia che si veda sia che non si veda e mi sorprendo ancora di quanto può essere ostinato e resistente il cuore di una donna.” Dal film Maternity Blues

Fonti: FDA News ReleasePharmacotherapy of Postpartum Depression: Current Approaches and Novel Drug Development

Daniela Rossetti
Redazione Farmacista, laureata presso l'Università degli studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti. "Nella sua accezione più ampia, considero la Medicina come la più umanistica delle scienze; in futuro mi auguro pertanto di offrire un piccolo e dedito contributo alla comprensione ed al miglioramento della condizione umana".