Cefalea cronica riconosciuta “ufficialmente” come malattia sociale ed invalidante

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“1. La cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno nel paziente mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee che ne attesti l’effetto invalidante, è riconosciuta come malattia sociale, per le finalità di cui al comma 2, nelle seguenti forme:

a) emicrania cronica e ad alta frequenza;

b) cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici;

c) cefalea a grappolo cronica;

d) emicrania parossistica cronica;

e) cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione;

f) emicrania continua.   

 2. Con decreto del Ministro della salute, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea nelle forme di cui al comma 1, nonché i criteri e le modalità con cui le regioni attuano i medesimi progetti.”

Così recita il testo presentato dalla Commissione Affari Sociali ed approvato pochi giorni fa, all’unanimità, dall’Assemblea della Camera. In termini molto pratici possiamo affermare che questo rappresenta un passo importante verso il riconoscimento “ufficiale” della cefalea primaria cronica come malattia invalidante e sociale.

Cos’è la cefalea?

Per cefalea si intende il sintomo doloroso localizzato in qualsiasi parte della testa e/o del collo ed indotto da varie possibili cause.

Ad oggi la classificazione più rappresentativa è quella proposta dalla International Headache Society (IHS) che la suddivide in due grandi gruppi: cefalea primaria e cefalea secondaria.

Le cefalee primarie sono quelle con prevalenza maggiore e sono così definite perché non indotte da altre patologie a differenza invece delle secondarie.

È un disturbo molto diffuso e in effetti vari studi internazionali hanno mostrato come la prevalenza past-year della cefalea in generale (quanti riferiscono di aver sofferto di mal di testa nell’anno precedente) sia di circa il 45%.

I dati estrapolati da studi italiani sono pressoché sovrapponibili a quanto affermato precedentemente e addirittura mostrano come in termini di cefalea lifetime (cioè quanti riportano di aver sofferto di mal di testa nell’arco della propria vita) riguarda il 75.8% delle donne ed il 60.6% degli uomini.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, questa patologia è al secondo posto tra le malattie invalidanti ed è tra le prime dieci cause al mondo di disabilità. Questo la rende ragione di un elevato calo della produttività con altissimi costi diretti e indiretti che si stimano essere di circa 20 miliardi l’anno nel nostro Paese.

Cefalee primarie croniche

Nelle cefalee primarie rientrano l’emicrania, le cefalee di tipo tensivo, cefalea a grappolo e cefalalgie autonomico-trigeminali e altre cefalee primarie. In queste categorie rientrano quelle “invalidanti” elencate nel DdL.

  • Emicrania cronica

Cefalea primaria caratterizzata da attacchi di cefalea di intensità moderata o forte, aggravata dai movimenti, associata a nausea, fonofobia, fotofobia e più raramente a vomito.

Esistono due forme principali di emicrania: l’emicrania con aura, in cui la cefalea è preceduta da sintomi neurologici transitori e reversibili, e l’emicrania senza aura, in cui tali disturbi sono assenti.

L’emicrania ha un notevole impatto sulla vita sociale e lavorativa dei pazienti e talvolta assume un andamento “evolutivo”, divenendo quasi quotidiana o quotidiana: è in tale caso che si parla di emicrania cronica. Infatti, per definizione si parla di emicrania cronica quando si presenta per 15 o più giorni/mese per oltre 3 mesi in assenza di abuso di farmaci.

  • Cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci

Forma di cefalea quotidiana o quasi quotidiana di origine non meglio identificata. Per essere definita tale deve persistere per 15 giorni o più al mese, e per almeno 3 mesi. Inoltre, dati dimostrano come l’assunzione di analgesici per lungo tempo possano in realtà peggiorare e perpetuare il mal di testa, causando la cosiddetta cefalea da abuso di farmaci. Il meccanismo attraverso il quale l’uso cronico di farmaci a dosi elevate possa trasformare una cefalea primaria in una cefalea indotta da abuso non è noto. Gli studi suggeriscono un possibile ruolo eziopatogenetico della serotonina a livello delle piastrine.

  • Cefalea a grappolo cronica

Le caratteristiche cliniche rendono questa forma facilmente riconoscibile. La prevalenza (0,3%) nella popolazione generale è molto inferiore all’emicrania e alla cefalea di tipo tensivo.

Caratteristica clinica peculiare è l’elevata intensità del dolore che si associa anche ad un particolare stato di agitazione, con prostrazione e irrequietezza motoria. L’attacco ha una durata breve, localizzazione costantemente unilaterale, ed è sempre associato a fenomeni vegetativi oculari e nasali omolaterali al dolore.

Quello che permette di distinguere una cefalea a grappolo cronica da una episodica è il periodo di remissione. Nella forma episodica gli attacchi si manifestano in periodi attivi, denominati “grappoli”, e sono intervallati da fasi di remissione della durata di mesi o anni. Nella cefalea a grappolo cronica invece ci sono attacchi senza fasi di remissione o con periodi di remissione che durano < 1mese per almeno 1 anno.

  • Emicrania parossistica cronica

Si diagnostica nel momento in cui ci sono stati almeno 20 attacchi di cefalea caratterizzati da dolore unilaterale, di intensità severa, in sede periorbitaria o temporale e della durata di 2-30 minuti accompagnati da fenomeni vegetativi.

La frequenza degli attacchi è superiore a 5/die e sono prevenuti in maniera completa da dosi terapeutiche di indometacina. Si parla di forma cronica quando non vi è un periodo di remissione, o quest’ultimo è < 1 mese per almeno 1 anno.

  • Cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione (SUNCT)

Rara malattia caratterizzata da attacchi di mal di testa estremamente frequenti con dolore unilaterale di distribuzione nel territorio del nervo trigemino e attivazione autonomica. I parossismi di dolore, in genere periorbitali, sono estremamente frequenti (fino a 200/die) e durano da pochi secondi ad alcuni minuti. L’iniezione congiuntivale è spesso la caratteristica autonoma più importante.

  • Emicrania continua

È una forma di cefalea rara, strettamente unilaterale, persistente, di intensità moderata che fluttua di intensità con possibili esacerbazioni di dolore di intensità severa, associata a disturbi autonomici (iniezione congiuntivale e/o lacrimazione, congestione nasale e/o rinorrea, ptosi e/o miosi). Dosi adeguate di indometacina devono indurre remissione completa. È una forma di cefalea che dura per tutta la vita.

Conclusioni

Aiutare e migliorare la vita di chi si trova in situazioni di disagio è sicuramente uno dei modi per valutare il livello di civiltà raggiunto da un Paese. In questo senso la cefalea cronica rientra a pieno titolo in una situazione di disagio per un soggetto affetto, sia per le conseguenze in termini di qualità di vita ma anche economiche da essa derivanti.

Questo provvedimento, che accende un faro verso una patologia che rimane ancora sottodiagnosticata e sottotrattata, tra l’altro, è primo nel suo genere in Europa.

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Salvatore Fasano
Autore | Impossibilitato ad avere 7 vite come i gatti, cerco di viverne più di una nella stessa. Dopo il diploma di sassofono e la laurea in dietistica mi ritrovo studente di medicina e chirurgia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Durante le ore d'aria pratico sport, mi diletto a fare il barman e divoro libri e serie tv.