Endometriosi: nuovi orizzonti terapeutici

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I ricercatori della scuola di medicina St. louis dell’Università di Washington hanno scoperto, in uno studio su topi di laboratorio, che trattamenti antibiotici diminuiscono le dimensioni delle lesioni causate dall’endometriosi.

L’endometriosi

Patologia cronica causata dalla migrazione di cellule endometriali uterine, responsabili del flusso mestruale, in sedi anomale in cui il ciclico sanguinamento comporta infiammazione cronica e cicatrizzazione, con formazione di aderenze. Tra le sedi più comuni di impianto vi sono la superficie degli organi pelvici tra cui ovaie, intestino, e vescica, e più raramente fegato, diaframma, pleura e polmone.

176 milioni sono le donne con endometriosi nel mondo secondo una stima recente. In Italia ne sono affette il 10-15% delle donne in età riproduttiva: quelle con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni. La fascia d’età più interessata è quella tra i 25 e i 35 anni, e la diagnosi viene spesso posta dopo un estenuante e costoso percorso.

“È un’epidemia silente in cui le donne spesso pensano di avere semplicemente
dei crampi in fase mestruale” – afferma uno dei principali autori dello studio.

Tra le molte cause ipotizzate negli anni, l’ipotesi più recente considera una alterata programmazione genetica di cellule staminali e cellule progenitrici del mesenchima endometriale.

Le donne affette da endometriosi riferiscono dolore mestruale, durante i rapporti sessuali, alla minzione e alla defecazione, a volte accompagnato dalla comparsa di sangue nelle urine o nelle feci. Il dolore può essere cronico e persistente, ma generalmente i sintomi si aggravano durante il periodo mestruale. Alcune donne lamentano astenia, lieve ipertermia e fenomeni depressivi.

Le strategie terapeutiche attuali includono la terapia ormonale e chirurgica, ma entrambi gli approcci hanno significativi effetti collaterali e alte percentuali di recidiva.

Lo studio

Topi con endometriosi chirurgicamente indotta sono stati trattati con antibiotici a largo spettro o metronidazolo. Sono inoltre state analizzate le differenze nella composizione fecale dei topi con e senza endometriosi in termini di popolazioni microbiche presenti, ed è stato eseguito un tentativo di trasferimento di microbiota fecale.

Studiando i topi, i ricercatori hanno scoperto che il metronidazolo, rispetto agli antibiotici a largo spettro, riduce le dimensioni delle lesioni intestinali endometriosiche. Inoltre i risultati suggeriscono che i batteri componenti il microbioma intestinale potrebbero favorire o prevenire la progressione della patologia.

Gli scienziati erano già consapevoli che giovani donne e ragazze affette da malattie infiammatorie croniche dell’intestino avessero una suscettibilità maggiore a sviluppare endometriosi. Hanno adesso potuto osservare che i livelli di alcuni batteri intestinali erano bassi in topi con endometriosi. È stato dunque ipotizzato che, oltre all’utilizzo di antibiotici, potrebbero risultare protettivi anche i probiotici.

“Il livello di salute del tuo intestino influenza lo sviluppo della patologia. Quello che mangi può alterare la composizione batterica intestinale e promuovere l’endometriosi, quindi è importante avere abitudini salutari” – afferma il Dr. Kommagani

Se questi meccanismi verrano confermati nell’uomo, un grande passo in avanti verrà fatto nella comprensione dei meccanismi alla base dell’endometriosi e nel conseguente sviluppo di appropriate misure preventive, diagnostiche e terapeutiche.

FONTI | Articolo originale, Pubmed, epidemiologia, abstract