Palato a rischio in chi russa?

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OSAS

Il russamento non è solamente un’esperienza sgradevole per chi condivide il letto o la stanza con chi ne soffre, ma una condizione che può evolvere in un quadro clinico ben peggiore, ovvero la Sindrome da Apnee Notturne del Sonno, meglio nota come OSAS. Purtroppo stiamo parlando di una condizione i cui numeri sono davvero preoccupanti, infatti, il numero dei soggetti affetti da russamento supera il 50% della popolazione adulta mentre le apnee significative affliggono quasi il 20% dei soggetti, con una costante tendenza in aumento nell’ultimo ventennio.

OSAS

La clinica delle OSAS è ormai ben nota, con russamento costante, interruzioni del respiro di notte (per l’appunto, le apnee), presenza di sonnolenza durante il giorno e spesso pressione alta. Sono sintomi che peggiorano chiaramente la qualità della vita del paziente, specie la sonnolenza diurna, che ne riduce concentrazione ed attenzione, tramutandosi anche in un potenziale rischio per la propria sicurezza se pensiamo a chi svolge lavori come autista piuttosto che lavori con macchinari industriali.

La ricerca

A questa miscellanea di complicanze cliniche correlate all’OSAS, i ricercatori dell’Università di Umeå, Svezia, hanno recentemente aggiunto una novità. Grazie ad una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista Respiratory Research, questo team avrebbe dimostrato che il palato molle dei russatori, sottoposto chiaramente a sollecitazioni meccaniche ricorrenti e continue, subirebbe rimaneggiamenti morfostrutturali con conseguente perdita delle sue funzioni fisiologiche.

Dalla ricerca sono stati esclusi tutti quei pazienti che potevano avere precedenti in grado di alterarne i risultati, ovvero fumatori, pazienti precedentemente sottoposti a palatoplastica, pazienti con disordini sistemici e che abusano di sostanze farmacologiche.

I risultati, ottenuti con tecniche di biologia molecolare ed immunoistochimica sui pazienti affetti da russamento ed OSAS, hanno parlato chiaro: in questi pazienti, il palato molle presenta depositi anomali di desmina e alterazioni della distrofina (che si presenta tronca o semplicemente assente) con una perdita di quella che è la normale funzione muscolare. Questi danni sarebbero dovuti agli stimoli meccanici continuativi che i muscoli faringei sono costretti a ricevere durante il sonno di un forte russatore, che a loro volta conducono a danni vascolari, sofferenza delle fibre nervose.

I risultati sono stati comparati con un campione controllo costituito da alcuni soggetti sani, non russatori e non affetti da OSAS, la cui muscolatura palatale risultava perfettamente nella norma. Tutto ciò determina una condizione che predispone allo sviluppo, in questi pazienti, di un sintomo quale la disfagia oppure alla difficolta di coordinare opportunamente i movimenti automatici del faringe che consentono al bolo alimentare di intraprendere la corretta via digestiva. Questo riscontro giustifica, inoltre, anche il perché il russamento peggiora progressivamente nei pazienti affetti da OSAS.

Questa ricerca conferma che l’approccio terapeutico precoce, al quale il paziente può accedere solamente se ricorre tempestivamente al consulto di un medico (otorinolaringoiatra o pneumologo), è fondamentale per evitare il progredire dei danni e portare benefici nel lungo termine.

Tuttavia questa scoperta apre ad un campo del tutto inesplorato e inedito sulla ricerca nel campo delle OSAS e potrebbe portare a comprendere meglio, in un futuro prossimo, la complessa eziopatogenesi di questa patologia, dove cause locali e sistemiche sembrano interagire con modalità ancora del tutto inesplorate.

FONTI | Articolo originale, Respiratory Research

Alberto Caranti
Laureato in Medicina e Chirurgia ad Ottobre 2017 presso l'Università di Ferrara, dove ho discusso una tesi sulla chirurgia robotica in Otorinolaringoiatria. Attualmente lavoro come Medico di Guardia presso una struttura privata a Ferrara e collaboro con i reparti di ORL di Forlì e del SPDH di Faenza. Ho pubblicato oltre 20 fra articoli ed abstract congressuali inerenti medicina interna ed otorinolaringoiatria.