Esostosi da smartphone: l’adattamento della specie 2.0

4395

I due ricercatori australiani Shahar e Sayers nel 2018 hanno pubblicato un articolo su Scientific Report, circa la correlazione di un atteggiamento posturale anomalo prolungato e la neoformazione ossea alla base del cranio. Il motivo? L’uso prolungato di smartphone e tablet e l’assunzione di una postura sbagliata durante l’uso degli stessi. Un nuovo esempio di darwinismo, o solo un’ipotesi azzardata? In ogni caso la digital technology ci sta cambiando repentinamente, e non solo nel modus vivendi.

Il caso

Un articolo della BBC prima, e del Post poi, ha rispolverato la pubblicazione di Scientific Report di un anno fa, scatenando numerosi interrogativi sull’argomento e svariate riflessioni a margine. La ricerca dell’Università di Queensland afferma che l’uso intensivo di apparecchiature mobili sia la causa di una piccola protuberanza ossea alla base del cranio. Quest’ultima sarebbe stata riscontrata specialmente tra la popolazione giovanile: risultato che entra in conflitto con la generale prevalenza di degenerazioni muscolo-scheletriche nella popolazione più anziana. La prima spiegazione di causa-effetto dei ricercatori sarebbe che la nuova generazione sperimenterebbe carichi posturali atipici sin dalla prima infanzia. E concludono che un aumento della morbilità dei disturbi muscoloscheletrici debba imporre preoccupazione per gli inevitabili oneri fisici, sociali e finanziari che ne deriverebbero.

Un’ ipotesi discutibile

Di contro, un approccio analitico alla ricerca da parte di una buona rappresentanza della comunità scientifica, ha sollevato parecchie perplessità sull’accuratezza del metodo – quindi sulla veridicità dell’ipotesi causa-effetto proposta – e sull’effettiva rilevanza clinica della scoperta. A riguardo, uno schietto articolo del New York Times ha dato voce ad una larga parte di esperti, i quali denunciano senza mezzi termini la discutibilità delle ipotesi avanzate. In effetti la ricerca basa le sue evidenze su radiografie passate e manca di un gruppo di controllo, valutando solo soggetti che si sono sottoposti a controlli clinici per problemi muscolo-scheletrici. Aggiunge aspramente quanto sia da lungo tempo acclarato che una prolungata “forward head protaction” (FHD) possa indurre problemi a schiena e collo, causando rigidità, dolore e mal di testa. Un po’ come annunciare la scoperta dell’acqua calda, quindi.

L’autorevole rotocalco riporta anche la riflessione del direttore di fisioterapia del New York-Presbyterian Och Spine Hospital, Evan Jhonson, secondo cui suddetta postura, prolungata nel tempo, causerebbe un’esostosi come risposta dell’eccessiva sollecitazione del legamento che aiuta a sostenere il sollevamento della testa. Aggiunge che in ogni caso sembrerebbe non avere nessun significato clinico.

Le conclamate conseguenze della Digital Era

Che si tratti dunque delle prime avvisaglie di un nuovo diffuso disturbo della salute, o più banalmente di una grottesca manifestazione dell’evoluzionismo, la notizia offre senza dubbio diversi spunti di riflessione. I dispositivi mobili e nello specifico gli smartphone sono divenuti negli ultimi anni parte integrante del nostro quotidiano, nel campo e delle relazioni sociali e delle dinamiche professionali. Indispensabile quindi per lo svolgimento di certe attività, ciò che è nato con il nobile scopo di migliorare la qualità della vita rischia a tutti gli effetti di assorbirne nocivamente e rovinosamente gli aspetti più essenziali. Nello specifico l’uso improprio del telefonino nei cosiddetti tempi morti o di svago si è insinuato pericolosamente, andando a minare le attività del pensiero, già ampiamente compromesse dai ritmi frenetici dell’era moderna. Le fasce di età colpite sono indistinte, ma la generazione che desta più preoccupazione è quella degli adolescenti, che è nata senza termini di paragone e cresciuta in una realtà dove l’assenza della tecnologia si renderebbe incompatibile con la sopravvivenza.

In tal senso è interessante uno studio coreano del 2017 che si prefigge di delineare confini e definizioni della dipendenza da smartphone negli adolescenti. Lo studio parte dall’evidente analogia tra i problemi sociali causati dal cellulare, con la dipendenza comportamentale riportata nel DSM-5, descrivendo quindi sintomi di tolleranza, perdita di controllo e astinenza. Nel dettaglio sono stati esaminati diversi fattori in 370 studenti coreani, di cui 320 facenti parte del gruppo in salute e 50 (13.5%) rientranti nel gruppo degli “smartphone addicted”. Sono state valutate le variabili che influenzano tale dipendenza confrontando modelli di utilizzo e atteggiamento genitoriale riguardo l’uso del telefonino da parte dei figli. I risultati vorrebbero il sesso femminile e la possibilità di un uso ubiquitario come principale fattore di rischio. Mentre l’uso al fine di apprendimento è risultato quale fattore di protezione.

Ai risultati segue un’attenta analisi interpretativa, che spiega come la maggiore incidenza nel sesso femminile (2,7 maggiore rispetto al sesso maschile) sia riconducibile all’uso dei social e delle chat, principale risorsa dei telefonini odierni. Il più forte contributo femminile sarebbe stato giustificato dalla nota, maggiore attitudine della donna alle interazioni sociali. Se in effetti, aggiungono i ricercatori, le risorse degli smartphone si proiettassero verso il gioco o l’intrattenimento ludico online, l’uomo probabilmente sarebbe risultato principalmente coinvolto. È infatti conclamata la maggiore vulnerabilità del sesso maschile alle disabilità di gioco online rispetto alla donna. Altro fattore fondamentale è risultato la possibilità di un uso ubiquitario, inducente gli adolescenti a cogliere qualsiasi momento per sfruttare i sistemi di messaggistica istantanea e di virtuale intrattenimento sociale. Fattore che pone l’accento sull’importanza della diversificazione e limitazione dell’uso dello smartphone da parte di genitori ed insegnanti, contribuendo ad una sorta di educazione nell’utilizzo dello stesso.

Sebbene quindi non esista una scala standardizzata per misurare con obiettività i vari fattori presi in considerazione, e lo studio in generale presenti inevitabili limitazioni per lo stato embrionale della tematica trattata, si è offerta una prima definizione dei fattori di rischio. Questo, assieme all’uso esponenziale dei dispositivi mobili e l’effettivo contributo quotidiano alle nostre vite, invita ad insistere sulla possibilità di nuove ricerche nell’ambito della psicologia e della neurobiologia, allo scopo di rivelare nuove evidenze cliniche.

Fonti: Articolo Post, articolo BBC, Scientific Report, articolo New York times, articolo JKMS

Daniela Rossetti
Redazione Farmacista, laureata presso l'Università degli studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti. "Nella sua accezione più ampia, considero la Medicina come la più umanistica delle scienze; in futuro mi auguro pertanto di offrire un piccolo e dedito contributo alla comprensione ed al miglioramento della condizione umana".