Fibromialgia e LEA: a che punto siamo?

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fibromialgia

E’ di questi giorni la discussione circa l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) della Fibromialgia. Nel contesto infatti di una recente interrogazione parlamentare il Viceministro alla Salute Coletto esprimendosi a riguardo ha sottolineato quanto il Ministero  da tempo sia impegnato in una analisi complessa e accurata del fenomeno, della sua epidemiologia e delle sue caratteristiche al fine di assicurarne un livello assistenziale più elevato.

Cos’è la fibromialgia e perché fa sempre discutere?

Si tratta di una sindrome caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso e costante affaticamento che colpisce approssimativamente 1.5–2 milioni di Italiani. Le donne ne sono tipicamente più colpite. Non si può parlare di una condizione rara, visti i numeri, sebbene se ne parli così poco da farlo supporre. Nel 1990 sono stati designati dall’American College of Rheumatology i criteri classificativi della patologia, in cui centrale era e continua ad essere l’identificazione di almeno 11 punti dolenti su un totale di 18 punti esplorati sul corpo (tender points).

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Non associandosi a reperti di laboratorio precisi e mancando di evidenze strumentali è di difficile individuazione.

La causa non è chiara, probabilmente una condizione di predisposizione genetica in associazione a una serie di elementi stressanti ambientali crea un quadro di particolare esposizione allo sviluppo della patologia. Un elemento su cui si è abbastanza concordi è la presenza di una ridotta soglia di sopportazione del dolore frutto di una alterata modalità di percezione del SNC.

Così come sfumata è la clinica altrettanto sfumate sono le strategie terapeutiche: l’utilizzo di farmaci immunomediatori e immunosoppressori, tipicamente adoperati nella pratica reumatologica, non ha sortito grosse risposte. È frequente l’uso di FANS e antidepressivi che in parte e in taluni casi riescono a dare un certo sollievo dalla condizione di dolore perpetuo e diffuso.

L’associazione italiana per la sindrome fibromialgica ha così riassunto i principi terapeutici adoperabili:

  • Farmaci che diminuiscono il dolore e migliorano la qualità del sonno
  • Programmi di esercizi di stiramento (stretching) muscolare e/o che migliorino il fitness cardiovascolare
  • Tecniche di rilassamento ed altre metodiche per ridurre la tensione muscolare (di cui anche noi abbiamo parlato in questo articolo)
  • Programmi educativi per aiutare il paziente

Approccio terapeutico multimodale del paziente fibromialgico:

• Educazione del paziente
• Descrizione delle caratteristiche della malattia
• Descrizione del programma terapeutico
• Modificazioni delle abitudini di vita che potrebbero determinare e/o perpetuare la sintomatologia fibromialgica
• Programmazione di un’attività fisica moderata ma continuativa
• Supporto psicologico e/o psichiatrico, se necessario
• Terapia farmacologica e/o riabilitativa di sviluppo

Come è evidente il quadro a partire dalle cause, passando per la clinica e arrivando alla terapia è abbastanza sfumato, complesso e poco chiaro, il chè fa di questa patologia una condizione subdola che addirittura porta, tutt’oggi, alcuni professionisti a dubitare della sua esistenza come di una patologia vera e propria. Questo crea anche, verso i pazienti stessi una condizione sfavorevole per cui talvolta non solo non sono adeguatamente inquadrati ma, se diagnosticati non sono esenti da stigma spesso derivante dagli stessi professionisti del settore.

Per meglio gestire le richieste sempre più recenti di inserimento della fibromialgia nei LEA l’Istituto superiore di Sanità ha fatto sapere in questi giorni che entro la fine dell’anno saranno pronti i dati completi di uno studio osservazionale prospettico multicentrico sulla fibromialgia atti a valutare in modo più oggettivo e organico la possibilità di inserimento della fibromialgia nei LEA.

Questa eventualità comporterebbe l’esenzione dalla spesa sanitaria per i pazienti affetti che, è bene ricordarlo, sono pazienti talvolta profondamente invalidati, la cui conduzione di semplici azioni quotidiane è difficoltosa e limitata.

Ci auguriamo che lo studio attento dei dati, insieme alla produzione di un preciso e oggettivo iter di inquadramento diagnostico permetta una sempre più facile individuazione del problema e insieme. Insieme a questo ci auguriamo anche che la letteratura scientifica se ne occupi sempre di più al fine di dare a una condizione così subdola e a tratti “latente” una personalità chiara e definita che tutti, professionisti e non riconoscano.

FONTI | Quotidiano sanità, Sindrome fibromialgica, Pharmastar, Immagine in evidenza

Antonella Moschillo
Nata ad Ariano Irpino (AV) il 12 Marzo 1996, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia presso "La Sapienza" a Roma dopo essermi diplomata presso il Liceo Classico "P.P.Parzanese" di Ariano Irpino.