Genere: secondo The Lancet nuoce alla salute

595
genere

L’immagine ha girato i social. Lei fissa lo schermo con sdegno esausto. Il labbro superiore sconfitto sulle prime sillabe di una frase che fatica a uscire, semi aperto, bloccato a mezz’aria. Ha il viso percorso obliquamente da un linea di sangue quasi asciutto.

La sua ragazza, dietro, si guarda le mani. Ha il viso concentrato in una smorfia di pianto che non è più solo dolore. Come quello di una bimba che non sopporta i colpi di tosse sofferenti della madre stesa su un letto d’ospedale. Il sangue, schiaffato sulle guance, cola. Anche la camicia della ragazza bruna in primo piano è lercia di sangue. Quando avrà la forza di reindossare quella camicia bianca? La violenza sopravvive al tempo.

La Serie

Mascolinità, femminilità, ruoli, violenza. Sempre in prima linea sulle questioni sociali, il 30 Maggio The Lancet pubblica la serie Gender equality, norms and health. Sulla scorta di una serie di violenze e assalti, con la sensibilità che si pretende da una comunità scientifica consapevole, la pubblicazione vuole sondare i rapporti fra il genere e le disparità, le sue ripercussioni sulla salute e sul benessere.

Il tempismo è triste. Gli aggressori della giovane coppia volevano costringere le due ragazze ad un bacio saffico. La corporeità, telaio di una relazione amorosa, piegata ad un uso e consumo che viene dal mondo del porno. Tanto può una cultura simile, ed ecco perché il tema è urgente e centrale.

Dalla nascita al genere

E’ la fine tessitura di componenti biologiche, ambientali, sociali a disegnare questo ruolo che chiamiamo “genere”. Un abito più o meno stretto a seconda dell’esposizione a certi modelli e comportamenti piuttosto che altri.

Per l’età di 10 anni, bambine e bambini hanno assorbito e interiorizzato comportamenti e situazioni.

Nata con un certo patrimonio genico, ormonale, e particolari attributi genitali, la persona si definisce poi durante l’immersione all’interno delle varie comunità, dalla più piccola alla più estesa.

In questo reticolo di costrutti e assi di possibilità, il paper pubblicato da The Lancet riporta come già nella prima adolescenza le principali norme di comportamento possono definirsi acquisite.

Holly Shaika e colleghi, analizzando i dati di 12.000 adolescenti americani, mostrano come l’espressione del genere sia stabile passando dall’adolescenza (11-18 anni) all’età adulta (24-32 anni).

I comportamenti genere-specifici sono associati a precisi outcome di salute negli adulti.

La mascolinità da stereotipo, rampante aggressiva e dominante, risulta associata ad un aumentato consumo di alcool, al tabagismo e a diete poco salutari. Dal canto suo, la femminilità da stereotipo, vulnerabile dipendente e attrazionista, sarebbe associata ad abuso di sostanze e depressione.

La medicina di genere

Sapere maneggiare il tema del “genere” significa anche riconoscere l’importanza dei fattori biologici e le loro specificità per quanto riguarda la salute della persona.

Non si parla solo delle differenze più evidenti, come il tumore dell’ovaio o della prostata, o le forme tumorali estrogeno-responsive nella donna.

Un solo cromosoma X, per esempio, rende l’uomo più vulnerabile ad anomalie cromosomiche. D’altra parte il sistema immunitario femminile rende la donna più responsiva ai vaccini, ma anche più incline a malattie autoimmuni. Lo riportavano nel 2016 Wang e colleghi nel paper Unusual maintenance of X chromosome inactivation predisposes female lymphocytes for increased expression from the inactive X.

Dalla norma alla malanno

Cambiano i ruoli, cambiano le mansioni, cambiano le malattie.

Gli uomini vanno più spesso incontro a insulti meccanici, chimici, danni da rumore e vibrazioni. Patiscono più spesso cadute ed ustioni.

Le donne invece sono più esposte alle polveri, ai solventi chimici, accusano più frequentemente patologie scheletro-muscolari o respiratorie come l’asma. Uno studio sovra nazionale ha analizzato 61 paesi in via di sviluppo: è emerso che le donne e le ragazze sono responsabili dell’approvigionamento di acqua e fuoco nel 73,5% dei casi. Con il corteo di problematiche muscolari, posturali e da carico che ne consegue.

Si stima inoltre che la sola esposizione agli inquinanti atmosferici domestici, da braci e affini, causi fra i 3,5 e i 4,3 milioni di morti nel mondo ogni anno.

In tre casi su quattro, poi, sono le donne a curare membri famigliari e parenti affetti da condizioni croniche e debilitanti. Nei soli Stati Uniti, nel 2017, più di 16 milioni di persone dispensavano qualcosa come 18,4 miliardi di ore totali di cure e assistenze non retribuite in alcun modo a parenti e famigliari affetti da demenza.

Se questo tempo fosse pagato, globalmente parlando, il suo valore corrisponderebbe a una cifra che supera i 1,5 triliardi l’anno.

L’adolescenza cambia il mondo

Capitolo a parte sarebbe quello della mascolinità tossica e della femminilità tossica. In entrambi i casi, la vulnerabilità introiettata a causa di spinte culturali può condurre ad esiti catastrofici. Come testimonia a Londra la coppia di ragazze aggredite, e tutto il sommerso di violenze che non sfonderà mai lo schermo.

Per fermare questo genere di comportamenti, che diventano col tempo attitudini, che si solidificano con gli anni in azioni, bisogna partire presto. Gary Darmstadt e colleghi, sempre nella Serie pubblicata da The Lancet, asseriscono che la preadolescenza sia il periodo migliore.

Se dai 15 anni i ruoli sociali cominciano a integrarsi nella pelle della persone, prima la plasticità neuronale consente ancora di modellare un pensiero più equo, di avvicinare a comportamenti non violenti e rispettosi delle scelte. Anzi, a percepire i ruoli sociali in maniera più consapevole e meno impositiva.

Lo propugnano anche GAGE Gender and Adolescence: Global Evidence, report pubblicato nel Dicembre 2018, e il report del Bellagio Working Group, Achieving Gender Equality by 2030: Putting Adolescents at the Centre of the Agenda. Insomma, il tema sta trovando spazio nella comunità scientifica attraverso le più svariate iniziative di ricerca.

La domanda da porsi, alla fine, è solo una: vogliamo davvero vivere in un mondo in cui un viaggio in metro può sfasciare due esistenze?

FONTI | editoriale; report

Immagine in evidenza

Davide Dionisi
Nato il 5/09/1994, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia all'università Statale di Milano. Sono appassionato tanto di medicina quanto di attualità e tematiche sociali.

1 COMMENTO

Comments are closed.