Naso e OSAS: una relazione intima

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OSAS

La Sindrome da Apnee Notturne, che in inglese è nota come “Obstructive Sleep Apnoea Syndrome” (da cui l’acronimo OSAS) è una condizione patologica per cui il paziente, durante il sonno, accusa episodi di apnea o ipopnea dovuti al collasso delle vie aeree superiori, con ripercussioni sulla qualità del sonno, che a loro volta inducono sonnolenza diurna, aumentato rischio cardiovascolare, deficit cognitivi, aumento dell’assistenza medica ed aumento degli incidenti automobilistici.

Parlando di vie aeree superiori è allora istintivo, ovvio, pensare al naso, la nostra piramide olfattiva attraverso la quale, in condizione di salute e benessere, compiamo la respirazione tranquilla. Il naso è la porta di ingresso fisiologica dell’aria inspirata e le cavità nasali assolvono al ruolo naturale di prime vie respiratorie. Quando il naso risulta essere ostruito diventa necessario respirare con la bocca, con una ripercussione sulla stabilità delle vie aeree superiori ed un possibile ruolo nella patogenesi delle OSAS.

Sebbene sia ancora un argomento dibattuto, diversi autori sostengono che essendo obbligati a respirare con la bocca, i pazienti affetti da ostruzione nasale possano andare a sollecitare in maniera impropria i tessuti delle vie aeree superiori, come il velo palatino o la mucosa del faringe, con stimoli meccanici che destabilizzerebbero queste vie, generando prima il russamento e poi l’ostruzione vera e propria, con i conseguenti episodi apnoici.

Un metodo affermato per valutare quando le cavità nasali risultano ostruite è la manometria nasale (o rinomanometria), uno studio che permette di valutare le resistenze aeree presenti all’interno delle medesime vie aeree. Se la pressione normalmente vigente è compresa tra 0,1 e 0,3 Pa/cm3/s, quando superiore a 0,3 si considera francamente patologica.

Quali sono le cause che possono portare ad ostruzione respiratoria a livello nasale? Esse sono fondamentalmente tre:

  1. Condizioni anatomiche: deviazione del naso, turbinati inferiori ipertrofici;
  2. Rinosinusiti croniche: condizione che deve rispettare la classificazione EPOS, ossia la presenza di due o più sintomi tra sensazione di ostruzione nasale bilaterale, secrezioni nasali, dolore a livello di volto o testa, disfunzione olfattiva soggettiva, per almeno 12 settimane consecutive senza mai avere una completa risoluzione del quadro;
  3. Infiammazioni nasali: dove si intendono condizioni allergiche e non allergiche quali sono le patologie NAR (riniti cellulari non allergiche).

Un recente studio prospettico condotto tra l’Ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì e l’Università Sapienza di Roma, ha cercato di comprendere meglio le correlazioni tra ostruzioni nasali ed OSAS. Dallo studio effettuato è emerso che circa l’80% dei pazienti affetti da Apnee Notturne risulta affetto anche da ostruzioni nasali: 30% condizioni anatomiche, 6% rinosinusiti croniche, 18% riniti allergiche e 26% NARs.

Più interessante ancora è valutare come nel caso di pazienti affetti da ostruzione riconducibile a difetti anatomici questi avvertano senso di ostruzione notturno in un 50-60% dei casi, nel caso delle ostruzioni da riniti infiammatorie la percentuale sale fino ad un 95% circa dei casi. Il che è giustificabile se si pensa che in questi contesti, l’organismo libera mediatori infiammatori e interleuchine in quantità importanti, nonché pazienti che, per via dell’infiammazione e della congestione vascolare della mucosa, risentono molto della posizione di decubito.

Un dato che spiazza è che non esiste una differenza significativa tra pazienti con ostruzione delle vie nasali e pazienti senza in termini di AHI (principale valore di riferimento per calcolare la severità della sindrome). Questi dati non trovano ancora un completo accordo in letteratura.

In conclusione, data l’alta incidenza di ostruzioni nasali in pazienti affetti da OSAS, una valutazione rinologica andrebbe sempre effettuata in questi pazienti, distinguendo accuratamente i pazienti affetti da patologia infiammatoria da quelli con anomalie anatomiche. Risolvere opportunamente le problematiche rinologiche in questi pazienti, potrebbe infatti migliorarne la sintomatologia soggettiva nonché la compliance a terapie come la c-PAP.

FONTI | Magliulo G. et al. – Nasal pathologies in patients with obstructive sleep apnoea – Acta otorhinolaryngologica italica 2019, 25: 1-6

Alberto Caranti
Laureato in Medicina e Chirurgia ad Ottobre 2017 presso l'Università di Ferrara, dove ho discusso una tesi sulla chirurgia robotica in Otorinolaringoiatria. Attualmente lavoro come Medico di Guardia presso una struttura privata a Ferrara e collaboro con i reparti di ORL di Forlì e del SPDH di Faenza. Ho pubblicato oltre 20 fra articoli ed abstract congressuali inerenti medicina interna ed otorinolaringoiatria.