Sindrome Takotsubo: verso la comprensione dell’asse cuore-cervello

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In un recente articolo apparso sull’European Heart Journal un gruppo internazionale di ricercatori potrebbe aver messo in luce un nuovo protagonista nella patogenesi della sindrome Takotsubo: l’asse cuore-cervello. Dall’insolita collaborazione di neuroscienziati e cardiologi sono infatti emerse differenze strutturali e funzionali tra persone affette dalla Takotsubo e persone sane in aree critiche per la regolazione delle emozioni.

La sindrome Takotsubo

La sindrome Takotsubo è una patologia che si manifesta con la bruca comparsa di dolore toracico e dispnea a seguito di forti stress emotivi o fisici, mimando dunque una sindrome coronarica acuta. A differenza di quest’ultima è però contraddistinta da una discrepanza tra la significativa alterazione della motilità ventricolare e il minimo rialzo dei marker di necrosi cardiaci.

Scoperta all’inizio degli anni ’90 da un medico giapponese, la Takotsubo deve il suo nome alla forma che il ventricolo assume temporaneamente durante la fase acuta della malattia. Tramite le tecniche di imaging è infatti possibile notare una caratteristica dilatazione dell’apice del ventricolo sinistro che ricorda come forma un vaso (Tsubo) utilizzato in Giappone per la pesca del polpo (Tako).

Essendo i forti stress emotivi tra i più frequenti trigger della Takotsubo, fin dalla sua scoperta si è sospettato che il sistema nervoso potesse giocare un ruolo non trascurabile nello sviluppo di questa condizione.

Tale ipotesi è stata ulteriormente sostenuta dall’evidenza che le persone affette da sindrome di Takotsubo hanno una probabilità doppia di presentare di base una concomitante patologia neurologica o psichiatrica rispetto alle persone colpite da una sindrome coronarica acuta.

L’evidenza dell’asse cuore-cervello

Partendo da queste osservazioni, un gruppo di ricerca guidato dal Dr. Templin ha utilizzato tecniche di neuroimaging per confrontare il cervello di persone affette da Takotsubo e persone sane, alla ricerca del possibile collegamento tra cuore e cervello.

In uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of the American College of Cardiologyil gruppo di ricerca ha confrontato 20 donne affette da Takotsubo con 39 controlli sani dimostrando una differenza volumetrica in aree quali l’amigdala, l’ippocampo, l’insula e la corteccia del cingolo.

Considerando che le aree in questione sono strutture appartenenti al sistema limbico, tra le cui funzioni rientra anche il controllo delle emozioni, questi iniziali risultati hanno corroborato l’ipotesi dell’asse cuore-cervello conducendo i ricercatori a proseguire in questa direzione.

Forti dei risultati strutturali, i ricercatori hanno quindi impiegato la risonanza magnetica funzionale per analizzare la connettività cerebrale di queste pazienti in network chiave per la regolazione delle emozioni: il network simpatico, il newtwork parasimpatico e il Default Mode Network (DMN).

Dopo aver reclutato 15 pazienti affette da Takotsubo e 39 controlli sani i ricercatori hanno quindi condotto il secondo confronto tra i due gruppi, rilevando nuovamente differenze statisticamente significative: dal confronto è infatti emersa una ipo-connettività nei 3 network analizzati tra le pazienti affette da Takotsubo, vale a dire una minore comunicazione tra i neuroni appartenenti ai differenti network.

Conclusioni

Il riscontro, tra le pazienti affette da Takotsubo, di alterazioni strutturali e funzionali nelle aree cerebrali deputate alla modulazione delle risposte fisiche agli stress fisici ed emotivi sembra indicare come protagonista della patogenesi di questa rara condizione l’asse cuore-cervello. Se questi iniziali risultati sono incoraggianti per tale ipotesi sono necessari tuttavia studi longitudinali che possano confermare il ruolo dell’asse cuore-cervello e determinarne anche la direzionalità.

FONTI | Studio JACCStudio EHJ

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Simone Salemme
Redazione | Nato il 30/01/1993. Frequento l’Università di Modena e Reggio Emilia, Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia. Il mio campo di interesse sono le neuroscienze. “Better is possible. It does not take genius. It takes intelligence. It takes moral clarity. It takes ingenuity. And above all, it takes a willingness to try" - Atul Gawande.