Umanizzare le cure oncologiche: un progetto tutto italiano

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cure oncologiche

Che impatto ha la diagnosi di un tumore sulla vita di un paziente? E sulla sua famiglia? Oltre i sintomi fisici, su cui tutti poniamo l’attenzione, c’è altro?

Il problema

A sviluppare ansia clinicamente diagnosticabile sono circa il 30% dei pazienti oncologici, depressione tra il 20 e il 35%, infine oltre il 75% sviluppano un disagio psicologico generalizzato importante.

A parte continuare ad alimentare un atteggiamento aperto e incoraggiante alla ricerca scientifica verso nuove terapie e approcci sempre più personalizzati, cosa si può fare per arginare questo problema? E soprattutto, a parte una pacca sulla spalla, ci si può interrogare su soluzioni “scientifiche” rivolte anche alla gestione di questo aspetto?

Il progetto

È quello che hanno fatto gli studiosi italiani dietro al progetto Hu-Care2  (Humanization of Cancer Care) i cui risultati sono stati presentati pochi giorni fa durante la sessione orale   del Congresso della American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

Il progetto, in Italia è nato qualche anno fa, grazie dall’equipe di Oncologia dell’Ospedale di Cremona e promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e da MEDeA Onlus. Si tratta dunque di un progetto tutto italiano, frutto di uno studio condotto su 772 pazienti seguiti in 15 sezioni oncologiche diverse su territorio nazionale.

Il progetto ha coinvolto medici e infermieri che sono stati formati con oltre 25 corsi atti a migliorare la comunicazione con il paziente oncologico, accanto alla formazione poi molte sono le iniziative di monitoraggio della salute mentale, come lo screening per ansia e depressione, screening per meglio valutare i bisogni sociali del singolo malato, e questionari costruiti ad-hoc per indagare le difficoltà del paziente oncologico nel rapportarsi con i medici.

I risultati

Dai risultati emerge che la percentuale di miglioramento della qualità della vita di questi pazienti va dal 10 al 25%. Un numero importante che potrebbe fare la differenza nella gestione complessa e fisicamente e psicologicamente sfiancante di una patologia oncologica.

Dopo qualche tempo di sperimentazione sul territorio e dopo 15 anni di ricerca, il progetto è stato presentato, con i suoi risultati positivi, presso il Congresso per l’Oncologia più famoso al mondo, acquisendo un riconoscimento mondiale che ne mette in luce serietà e valenza scientifica.

“Per la prima volta un progetto scientifico, tutto italiano, dimostra e quantifica i benefici dell’umanizzazione delle cure destinante a chi sta affrontando il cancro” – Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico del progetto.

L’importanza dell’evento nasce dal fatto che per la prima volta si dimostra che un intervento di tipo psicosociale migliora la qualità di vita dei malati oncologici, questo getta le basi per un futuro in cui l’umanizzazione delle cure e una ricerca e una formazione sempre più attenta all’aspetto comunicativo, emotivo e empatico del paziente possano perfettamente integrarsi con la pratica clinica quotidiana.

A parte l’orgoglio per il riconoscimento l’evento è un’ottima occasione per riflettere su quanto il rapporto medico paziente, la comunicazione in ambito sanitario, la formazione sulle strategie di approccio al paziente siano tutt’altro che orpelli e dettagli di una mera pratica clinica.

FONTI | Articolo originale, Hu-Care, Ncbi

Antonella Moschillo
Nata ad Ariano Irpino (AV) il 12 Marzo 1996, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia presso "La Sapienza" a Roma dopo essermi diplomata presso il Liceo Classico "P.P.Parzanese" di Ariano Irpino.