Coxsackie virus come alleato nel trattamento del cancro alla vescica

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Il cancro vescicale rappresenta la seconda neoplasia, per incidenza, del tratto genitourinario dopo la prostata, nonché la quinta causa di morte negli uomini di età superiore ai 75 anni.

Da sempre, quelli ad essere maggiormente colpiti sono i maschi (rapporto maschi-femmine 3:1) data la loro maggiore propensione al tabagismo, anche se negli ultimi anni questo divario si sta via via riducendo.

Il fumo rappresenta,infatti,  il principale fattore di rischio, seguito da agenti chimici industriali (coloranti derivanti dall’anilina, gomme, colla), infezione da Schistosoma haematobium (istotipo squamoso), radiazioni ionizzanti (ad esempio per radioterapia del collo vescicale in corso di trattamento del tumore alla prostata).

Il 95% è rappresentato da tumori di origine epiteliale, il restante 5% da quelli di origine mesenchimale. A sua volta il maggior rappresentante tra gli epiteliali è il carcinoma transazionale, vale a dire quello costituito dalle classiche cellule epiteliali della mucosa vescicale, le cellule uroteliali o transazionali.

Molto importante è la diagnosi precoce di tale patologia poiché nel momento in cui le cellule tumorali invadono la muscolatura vescicale (stadio T2 nella classificazione TNM) cambiano in maniera drammatica la prognosi e la terapia.

I segni e i sintomi caratteristici e che vanno immediatamente indagati e approfonditi per affrontare il tumore in uno stato quanto più precoce possibile sono l’ematuria (micro o macroscopica), pollachiuria (minzione frequente), disuria (sensazione di minzione fastidiosa e insoddisfacente), stranguria (minzione dolorosa), cistalgia (dolore vescicale).

Purtroppo, tali sintomi sono molto sfumati nei tumori superficiali (stadio T1 nella classificazione TNM) vale a dire nei tumori che sarebbe auspicabile trovare nella pratica clinica perché più facilmente approcciabili rispetto ai muscolo-invasivi: questo comporta che il paziente si rivolga con ritardo all’attenzione del medico perché non allertato da sintomi significativi.

Ma perché è così importante individuare e trattare il cancro vescicale prima che possa giungere alla fase muscolo-invasiva? In prima istanza per un motivo di stadiazione: infatti a seguire l’invasione muscolare ci può essere quella di strutture e organi adiacenti oltre alla possibilità di metastasi a distanza (la muscolatura vescicale è ampiamente vascolarizzata). In secondo luogo, a cambiare è il trattamento: in caso di neoplasia muscolo-invasiva è necessaria una cistostectomia radicale con successiva derivazione urinaria, si tratta dunque di un approccio molto aggressivo e invasivo con un impatto importante sulla qualità della vita del paziente.

Per quanto riguarda le neoplasie superficiali, le opzioni terapeutiche sono per fortuna molteplici, tollerabili e soprattutto efficaci. Innanzitutto, si procede ad una resezione endoscopica trans uretrale della neoplasia che permette di effettuare una valutazione istologica della neoplasia definendone il grado e lo stadio della lesione. Nelle 24 ore successive alla resezione transuretrale della lesione è possibile impostare in qualità di adiuvante una chemioterapia endovescicale a base di mitomicina/epirubicina/adriamicina che è poi possibile estendere con somministrazioni una volta a settimana per 6 settimane e successivamente di una volta al mese per un anno.
Il trattamento più efficace si è però dimostrato essere l’immunoterapia endovescicale con installazione del bacillo di Calmette-Guerin (ceppo attenuato del micobatterio responsabile della tubercolosi) che agisce avviando una risposta infiammatoria che distrugge il tumore. Il trattamento viene eseguito con cicli settimanali per 6 settimane e , successivamente, mantenuto per cicli mensili.

LA NOVITA’ DEL VIRUS COXSACKIE A

Oltre al Bacillo di Calmette-Guerin nel futuro prossimo un altro microrganismo potrebbe diventare protagonista nel trattamento del cancro vescicale, parliamo del virus Coxsackie CVA21 .
Alcuni ricercatori inglesi dell’Università del Surrey hanno ipotizzato (e poi realizzato con successo) di poter sfruttare le capacità citolitiche del virus per distruggere le cellule tumorali del cancro vescicale non muscolo-invasivo.
Tipicamente questo tipo di neoplasia manca di capacità stimolatorie nei confronti del sistema immunitario poiché antigenicamente “silente”.
Durante il processo di infezione delle cellule vescicali, il virus Coxsackie A attiva vari geni relativi ad infiammazione e immunità, rendendo il tumore immunologicamente “caldo”: tali tumori hanno meno probabilità di crescere in modo significativo prima di essere eliminati dal sistema immunitario.
Nei pazienti trattati, il virus è stato rilevato nelle urine testate a giorni alterni: ciò dimostra che il virus continua a infettare nuove cellule tumorali all’interno della vescica dopo aver lisato le cellule infettate precedentemente.

In particolare, durante lo studio il virus è stato introdotto nella vescica di 15 pazienti una settimana prima che i tumori venissero rimossi chirurgicamente. Dei 15, sei hanno ricevuto solo il virus, mentre gli altri nove avevano anche una dose di mitomicina C allo scopo di aumentare l’espressione della molecola ICAM-1 sulla superficie delle cellule tumorali. Questa molecola attrae e lega il virus e quindi migliora la sua attività oncolitica.

Dopo l’intervento, i campioni di biopsia tissutale hanno mostrato che il virus CVA21 attaccava selettivamente solo le cellule tumorali nella vescica, risparmiando tutte le cellule normali. In uno dei 15 pazienti, il tumore è addirittura scomparso completamente e non è stato trovato durante l’intervento chirurgico. Non sono stati segnalati effetti avversi o tossicità significativi in nessun paziente.

Le prospettive future sono dunque brillanti!

FONTE| Articolo

Alessandro Savo Sardaro
Redazione | Università Degli Studi di Roma Tor Vergata VI anno corso di laurea in Medicina e Chirurgia “Choose a job that you love and you will never have to work a day in your life”.