Il cibo contaminato è anche un tuo problema

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L’estate arriva sempre con la puntualità delle distrazioni meno richieste. Assieme a lei un corteo di attributi: il caldo, le zanzare, la sabbia, l’acqua, e via enumerando. Quest’estate però, precisamente il 7 Giugno, si è formalizzata la prima giornata mondiale per la Sicurezza del Cibo. Lo slogan portante era “Food safety is everyone’s business”, la sicurezza del cibo è un problema di tutti.

È la prima volta che si celebra una giornata del genere: era davvero necessaria?

Un bisogno o un vezzo?

Lanciata dalle Nazioni Unite, la giornata nasce con lo scopo di unificare i processi di controllo, verifica e produzione del cibo, di omologare gli standard qualitativi e di sicurezza.

Una serie di intenti burocraticosi? Nient’affatto: basti pensare che la diarrea risultante da consumo di cibo e acque contaminate è la seconda causa di morte nei bambini sotto ai 5 anni.

Sono molte le affezioni che possono colpire il tratto gastro intestinale a causa del consumo di cibo infetto, le cosiddette foodborne diseases.

I foodborne diseases

Fra i microorganismi responsabili più comuni ritroviamo Salmonella, Escherichia coli, Vibrio cholerae. Ma una menzione spetta anche a Campylobacter e Listeria.

  • Salmonella, Campylobacter, Escherichia Coli sono fra i patogeni più comuni. Si manifestano con febbre, mal di testa, nausea, vomito, dolore addominale e diarrea. Cibi contaminati da Salmonella possono essere le uova, il pollame; Campylobacter infetta più frequentemente il latte crudo, l’acqua e il pollame non trattato; Escherichia Coli si ritrova invece nel latte non pastorizzato, nella carne cruda, nella frutta fresca e nelle verdure.
  • Listeria colpisce i neonati, i bambini, gli anziani e le donne gravide, dove può causare aborto o morte neonatale. Il microorganismo può crescere a basse temperature e si può trovare nei latticini non pastorizzati e nei cibi pronti.
  • Vibrio Cholerae infetta le persone tramite consumo di acqua e cibi contaminati. Si manifesta con dolore addominale, vomito e diarrea acquosa profusa, tanto da condurre a disidratazione ed eventualmente al decesso. Si può trovare nel riso, nelle verdure, nel miglio, e in vari prodotti marini.

Come segnala l’OMS, il consumo di cibo contaminato può provocare più di 200 affezioni. Lo spettro è tanto ampio da includere la diarrea e il vomito quanto il cancro.

Globalmente, in effetti, 1 persona su 10 si ammala per aver consumato cibo infetto. E non solo nei paesi in via di sviluppo: anche gli high-income countries patiscono, seppur in misura minore, questo problema. C’è anche un altro dato sconcertante: sono 420.000 le morti attribuite al consumo di cibo infetto ogni anno.

La qualità dei controlli qualità

C’è una sola organizzazione che può supervisionare ogni anello della catena di produzione del cibo: è un organismo sovranazionale, la UN Food and Agriculture Organization.

Il grosso problema è che nonostante la presenza di una apparato consistente di regolamentazioni, queste variano da paese a paese. Le stesse politiche sanitarie sono un abito che ogni Stato sceglie secondo la misura che più gli aggrada.

Così facendo, non sempre è possibile ripercorrere all’inverso il percorso che ha seguito il cibo prima di finire nelle nostre bocche.

The Lancet cita il lontano 2013, quando i mercati Europei sono stati invasi da carne di cavallo che in realtà era manzo, ma gli episodi si sprecano.

Perfino gli ospedali non sono esenti da rischio: sono notizia recente le morti di 5 pazienti inglesi ricoverati in ospedali per via di sandwiches contaminati da Listeria.

Il consumatore conta

Gli step per evitare tutto ciò sarebbero anche molto semplici in linea teorica. Ma a complicare le cose sopraggiungono il mercato e le esigenze della domanda. I cibi ultra processati, per esempio, a lunga conservazione, sono spesso una scelta comoda e semi automatica. Eppure sono stati collegati a forme di cancro anche gastrointestinale.

In Europa, 1 bambino su 3 fra i 6 e i 9 anni è obeso o sovrappeso. Ecco perché se da un lato bisogna potenziare il fattore sicurezza, dall’altra bisogna implementare l’educazione della popolazione.

Anzi, gli stessi enti manifatturieri e regolatori sono responsabili della confezione di cibo con elevati standard di sicurezza alimentare quanto dell’acquisto di consapevolezza e competenze dell’utente.

Angolo Empowerment

A tal proposito, qualche materiale utile, esatto, autorevole e di semplice consultazione per approfondire il tema (in lingua solo inglese, al momento):

 

FONTI| articolo The Lancet; WHO fact sheet

Davide Dionisi
Nato il 5/09/1994, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia all'università Statale di Milano. Sono appassionato tanto di medicina quanto di attualità e tematiche sociali.