La nanoimmunoterapia nella lotta ai tumori

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Un recente articolo di Nature Communications descrive i progressi della nanotecnologia e dell’immunoterapia nella lotta ai tumori.

Nello studio, pubblicato questa settimana, gli scienziati per la prima volta hanno dimostrato che un nuovo tipo di immunoterapia può raggiungere e curare il cancro al cervello attraversando il flusso sanguigno.

La nanoimmunoterapia ha arrestato la moltiplicazione delle cellule tumorali cerebrali e ha aumentato la sopravvivenza dei pazienti.

E’ stata adottata una tecnica in grado di attraversare la barriera emato-encefalica nei topi di laboratorio inducendo una risposta immunitaria locale nel tessuto cerebrale.

I ricercatori ritengono che il nuovo trattamento potrebbe essere la chiave per migliorare la sopravvivenza nelle persone con glioblastoma, il tipo più comune (15%) e aggressivo di cancro al cervello.

Tra il 2009 e il 2015, meno di un terzo delle persone con cancro al cervello negli Stati Uniti è sopravvissuto a 5 anni dopo la diagnosi.

Una delle caratteristiche che rende aggressivi i tumori cerebrali è la loro capacità di sopprimere l’attacco delle cellule antitumorali nel sistema immunitario locale.

Inoltre si tratta di un tumore di difficile gestione in quanto pochi farmaci possono passare attraverso la barriera emato-encefalica.

Lo studio

Gli scienziati della Cedars-Sinai di Los Angeles hanno sviluppato un sistema per aggirare questa difficoltà, che combina un potente farmaco immuno-oncologico veicolato per mezo di una base di polimeri che può attraversare la barriera emato-encefalica.

La barriera emato-encefalica (BEE) è una unità anatomico-funzionale realizzata dalle particolari caratteristiche delle cellule endoteliali che compongono i vasi del sistema nervoso centrale e ha principalmente una funzione di protezione del tessuto cerebrale dagli elementi nocivi presenti nel sangue, pur tuttavia permettendo il passaggio di sostanze necessarie alle funzioni metaboliche.
Sfruttare il potere del proprio sistema immunitario per attaccare i tumori è un concetto che ha incuriosito la scienza per decenni.

Gli scienziati hanno studiato i modi per persuadere il sistema immunitario ad attaccare i tumori nello stesso modo in cui attacca, ad esempio, un virus.

Altre immunoterapie sono riuscite a innescare una risposta immunitaria in tutto il corpo, che può rallentare la crescita dei tumori e prolungare la vita dei pazienti, ma questo trattamento è uno dei primi nel suo genere a dimostrare l’attivazione di tutto il corpo e locale sistema immunitario attorno al tumore nei topi di laboratorio.

I tumori cerebrali sono normalmente in grado di sopprimere gli attacchi immunitari usando i macrofagi e le cellule T regolatorie (Tregs).
Il team di ricercatori ha deciso di mirare a un tipo di immunoterapia che utilizzasse inibitori del checkpoint per spegnere i macrofagi e le cellule T regolatorie e quindi attivare le cellule cancerogene.

“Gli inibitori del checkpoint sono farmaci che aiutano il sistema immunitario a combattere il cancro. Essi possono quindi bloccare le cellule T regolatorie e i macrofagi, consentendo alle cellule immunitarie locali di attivarsi e svolgere il loro lavoro – combattere il tumore”,

spiega la professoresa Ljubimova, docente di neurochirurgia e scienze biomediche presso il Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, e autrice principale dello studio.

Questi inibitori del checkpoint sono attaccati con un polimero biodegradabile a una proteina o peptide che consente al farmaco di attraversare la barriera emato-encefalica. Quando iniettati nel flusso sanguigno dei topi, i farmaci si sono rapidamente infiltrati nei tumori cerebrali, ma non nel tessuto cerebrale sano.

I ricercatori sostengono che lo studio ha mostrato un risultato promettente. Gli attuali metodi clinicamente testati di immunoterapia per il cancro al cervello non assicurano che i farmaci terapeutici attraversino la barriera emato-encefalica. Sebbene le scoperte non siano state fatte nell’uomo, sembra sempre più vicino lo sviluppo di un trattamento che potrebbe attaccare i tumori cerebrali con una somministrazione sistematica di farmaci.

“L’orizzonte per il trattamento del cancro al cervello è sempre più chiaro,”

ha affermato la professoressa Ljubimova e continua:

“Speriamo che offrendo farmaci multifunzionali di nuova generazione attraverso la barriera emato-encefalica, si possano esplorare nuove terapie per molte condizioni neurologiche”.

Gli studiosi, sebbene ottimisti, affermano che saranno necessari ulteriori test preclinici prima che questa terapia basata su un nuovo tipo di immunoterapia possa essere testata sull’uomo.

FONTI | abstract,

Chiara Maria Palmisano
Sono laureata in Medicina e Chirurgia, ho conseguito la laurea presso l'università di Bari.