L’inquinamento uccide anche a breve termine   

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Che l’inquinamento atmosferico sia dannoso alla salute nel lungo termine è noto da tempo, ma un nuovo studio in 652 città in 24 paesi ha dimostrato che livelli elevati di particelle inquinanti dell’aria portano ad un aumento della mortalità nel breve termine (il giorno stesso).

“C’è ora così tanto inquinamento nell’aria che se non fosse per i nostri polmoni non avremmo il posto per metterlo tutto.” – Robert Orben

Inquinamento atmosferico

Il particolato è l’insieme delle sostanze sospese in aria sotto forma di aerosol atmosferico che hanno dimensioni dell’ordine di micrometri, presenti nell’atmosfera terrestre per cause naturali e antropiche o in luoghi di lavoro industriali.

Il particolato è l’inquinante attualmente considerato di maggiore impatto nelle aree urbane. Viene prodotto da numerosi fonti, tra cui combustione dei motori (autocarri, automobili, aeroplani, navi), riscaldamento domestico, lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri, lavorazioni agricole, inceneritori e centrali elettriche, fumo di tabacco.

Metodi

Lo studio ha valutato le concentrazioni di particolato inalabile (PM) con un diametro di 10 μm o inferiore (PM10) e PM fine con un diametro di 2,5 μm o inferiore (PM2.5). Le concentrazioni sono poi state confrontate con il numero di morti in quel giorno per tutte le cause, e specificamente per cause cardiovascolari e respiratorie.

I dati giornalieri sulla mortalità e l’inquinamento atmosferico sono stati raccolti da 652 città in 24 paesi diversi, dal 1986 al 2015.

Studi simili erano già stati svolti in precedenza, ma avevano analizzato solo singole città, regioni o stati e mai per un lasso di tempo tanto ampio.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), i limiti sicuri di concentrazione media nelle 24 ore di PM 10 e 2,5 sono rispettivamente di 50 e 25 μg/m3. Al di sopra di questi valori, le particelle di trovano a concentrazioni dannose per il nostro organismo.

Risultati

La concentrazione media annuale di PM considerando tutte le città è stata 56 μg/m3 PM 10 e 35,6 μg/m3 PM 2,5, entrambe al di sopra dei limiti stabiliti dalla OMS.

Come si evince dall’immagine, la Cina è risultato il paese con più alta concentrazione di particelle, seguita da Messico, Sud Africa, Sud America e USA

In media, un aumento di 10 μg per metro cubo in un periodo di 2 giorni di PM 10 è stato associato ad aumenti dello 0,44% nella mortalità giornaliera per tutte le cause, allo 0,36% nella mortalità per cause cardiovascolari e allo 0,47% nella mortalità per cause respiratorie.

I corrispondenti aumenti della mortalità giornaliera per lo stesso cambiamento nella concentrazione di PM 2,5 sono stati dello 0,68%, 0,55% e 0,74%.

Queste associazioni sono rimaste significative anche dopo aggiustamento per altri inquinanti gassosi.

Conclusioni

Questo grande studio internazionale ha provato che l’esposizione a breve termine a elevati livelli di PM 10 e PM 2,5 aumenta la mortalità giornaliera in oltre 600 città in tutto il mondo. Questi dati rafforzano l’evidenza di un legame tra mortalità e concentrazione di PM che era già stato precedentemente stabilito in studi regionali e locali, oltre ai già ben noti danni a lungo termine derivanti dall’esposizione a particelle inquinanti.

Fonti |  NEJM

Matteo Ferrari
Sono uno studente di Medicina del 6° anno di Bologna.