Combattere il virus dell’influenza sovraccaricando di errori il suo codice genetico

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Il termine “influenza” racchiude in sé una serie di segni e sintomi spesso aspecifici ma caratterizzati nella maggior parte dei casi da febbre con brividi, fatica, malessere, interessamento osteoarticolare e delle vie aeree.

Per molti l’influenza può sembrare un semplice “passaggio obbligato” della stagione fredda ma non è assolutamente così: per molti individui e coloro i quali rientrano nella categoria “a rischio” (anziani, bambini, immunodepressi), l’influenza può dare l’incipit ad un quadro da non sottovalutare (o peggiorarlo), che può anche portare al decesso.

Ecco perché oggi gli sforzi della comunità scientifica sono volti alla piena comprensione di questa patologia, del patogeno che la causa e al perfezionamento delle terapie.

Un’importantissima parte, tuttavia, l’abbiamo tutti noi: facendo la vaccinazione antinfluenzale non proteggiamo solo noi stessi ma, data l’alta contagiosità del patogeno, anche tutti coloro con cui entriamo in contatto, in particolare i più indifesi che altrimenti potrebbero riceverne enorme nocumento.

Una nuova molecola

Per lo studio i ricercatori hanno creato un nuovo composto (dal nome provvisorio “EIDD-2801”), profarmaco della N-idrossicitidina (NHC).

Come hanno dimostrato i ricercatori nello studio in esame, l’importanza terapeutica della NHC risiede nel suo meccanismo d’azione: la molecola, durante il processo di replicazione del codice genetico virale, prende il posto della citosina, portando ad un accumulo di errori e alla mancata replicazione del virus.

La scelta di questa molecola però non è casuale: in passato era già stata dimostrata la sua efficacia su vari ceppi di virus dell’influenza, tuttavia nella sua forma pura non veniva ben assorbita dall’organismo.

La formulazione di un profarmaco da parte del team di ricercatori è ,quindi, un vero e proprio game changer in quanto permette la somministrazione di una molecola con alta percentuale di assorbimento che, utilizzando i processi metabolici dell’organismo, viene trasformata in NHC bypassando, così, questa barriera farmacocinetica.

Lo studio

Per lo studio, i ricercatori hanno utilizzato cavie animali e l’endpoint consisteva nell’osservare una riduzione effettiva della carica virale all’interno dell’ospite e l’assenza o riduzione dei sintomi influenzali.

Lo studio è stato condotto in due parti: nella prima i ricercatori hanno infettato le cavie con ceppi di virus dell’influenza A, nella seconda hanno somministrato il profarmaco di NHC.

Osservando i risultati, i ricercatori non solo hanno constatato che la NHC riduceva effettivamente la carica virale nell’organismo ospite, ma la risposta cambiava in base alle tempistiche con cui si somministrava: una somministrazione entro le 12 ore dal contagio era associata alla totale assenza di sintomi influenzali, una somministrazione entro 24 ore (dopo l’esordio dei sintomi influenzali), invece, riduceva drasticamente l’intensità dei sintomi.

Mettendo a confronto l’efficacia della NHC con altri antivirali attualmente disponibili sul mercato il risultato è stato estremamente favorevole per la nuova molecola messa a punto.

I ricercatori hanno quindi proposto un possibile impiego nell’essere umano, dimostrando come i benefici derivanti dalla somministrazione del profarmaco di NHC rientrasse nei limiti terapeutici prestabiliti.

Non resta quindi che attendere ulteriori sviluppi che, tuttavia, arriveranno tra diversi anni. Nel mentre, la miglior pratica contro l’influenza è sicuramente recarsi dal medico e farsi il vaccino antinfluenzale: un atto d’amore verso sé stessi e chi ci sta attorno.

Fonte| Characterization of orally efficacious influenza drug with high resistance barrier in ferrets and human airway epithelia

Jacopo Castellese
Appassionato di scienza e tecnologia. Quando non sono impegnato in attività di reparto o di studio cerco sempre di tenermi aggiornato in modo da scardinare le false credenze che le pseudoscienze di oggi (o il dr. Google di turno) cercano di affermare.

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