Gravidanza: i mille dubbi di una donna incinta

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“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante.” – Oriana Fallaci

Poche esperienze si riempiono di dubbi e paure quanto la gravidanza, e altrettante poche esperienze si intrecciano a così tanti luoghi comuni e leggende metropolitane. Ad aumentare  il peso della disarmante confusione ci sono tre cose: le altre mamme, i blog e le pro loco di anziane signore convinte ancora che se il nascituro sarà maschio è per merito della Luna Piena che c’era durante la notte che fu galeotta.

Un po’ la colpa è anche vostra, future mamme, che prese come siete dalla paura di avere dubbi sciocchi finite per non porli al vostro ginecologo ma a pianetamamma, o peggio, a causa di inviolabili tabù finite per non porli proprio.

Proviamo a toglierne un po’, per tutto quello che manca rivolgetevi solo al ginecologo e date spazio ad ogni dubbio perché non ci sono domande troppo stupide o scontate.

Lo sport fa male in gravidanza?

È da evitare un’attività fisica che comporti un eccessivo impegno, il rischio di traumi addominali e cadute o impatto fisico, ma iniziare o continuare un’attività fisica moderata in gravidanza non è associato a eventi avversi. L’unica attività sportiva per la quale è stata dimostrata (per approfondire cliccare qui) il rischio di gravi conseguenze è l’immersione subacquea, risultata associata a difetti congeniti e a malattia fetale da decompressione.

Si possono avere rapporti sessuali in gravidanza?

Avere avere rapporti sessuali nel corso della gravidanza non è associato a eventi avversi. Quindi sì, si può. Anzi, ora vi do anche dei buoni motivi per farlo: in uno studio (per approfondire clicca qui) avere avuto rapporti sessuali 1 o 2 volte a settimana, tra 23 e 24 settimane di gestazione, è risultato associato a una minore incidenza di parto pretermine. L’incidenza diminuisce ulteriormente se i rapporti sessuali sono 3 o 4 alla settimana.

E la masturbazione? Anche la masturbazione non è vietata in gravidanza e se al raggiungimento del piacere si percepiscono fitte state tranquille, non sono contrazioni, ma è solo un orgasmo.

Le uniche limitazioni riguardano pochi casi particolari da discutere con il proprio medico: rischio parto pretermine, se ci sono minacce d’aborto, passati aborti spontanei, se c’è un caso di placenta pervia, se ci sono infezioni.

Come sarà il sesso dopo il parto?

Il parto è un evento stressante, non solo fisicamente ma anche psicologicamente, è per questa ragione che non ci sono tempi limite entro i quali riprendere l’attività sessuale. Non è vero il contrario, è infatti rischioso avere rapporti sessuali durante il puerperio e cioè durante il periodo di tempo che inizia subito dopo il parto e termina con il ritorno dell’apparato genitale alle condizioni anatomo-funzionali pregravidiche: convenzionalmente si assegna a tale periodo una durata di 6 settimane.

È importante però sapere che nei primi periodi dopo il parto, anche dopo il puerperio, per la normale fisiologia ormonale, non è raro avere un calo importante del desiderio sessuale. I livelli elevati di prolattina e la carenza di estrogeni si rendono responsabili da una parte del calo della libidine e quindi del desiderio sessuale, dall’altro della secchezza vaginale che può rendere più dolorisi i rapporti.

Che sia stato un parto vaginale o un cesareo è sempre utile confrontarsi con il proprio medico dopo un’accurata visita anatomica sulla sicurezza riguardo la ripresa dell’attività sessuale.

Mangiare per due?

In gravidanza è consigliata un’alimentazione variata e bisogna essere ancora più attenti affinché l’alimentazione sia sana, in gravidanza (ma anche prima e dopo).

Gli alimenti da includere sono:

  • abbondanti quantità di frutta e verdura
  • farinacei come pane, pasta, riso, patate
  • proteine derivate da pesce, carne, legumi
  • prodotti caseari come latte, formaggi, yoghurt.

Alcuni tipi di alimenti che possono rappresentare un rischio per madre e feto:

  • formaggi a pasta molle derivati da latte crudo e muffe, come Camembert, Brie e formaggi con venature blu
  • pâté, inclusi quelli di verdure
  • fegato e prodotti derivati
  • cibi pronti crudi o semicrudi
  • carne cruda o conservata, come prosciutto e salame
  • frutti di mare crudi, come cozze e ostriche
  • pesce che può contenere un’alta concentrazione di metil-mercurio, come tonno (il consumo deve essere limitato a non più di due scatolette di media grandezza o una bistecca di tonno a settimana), pesce spada, squalo
  • latte crudo non pastorizzato.

(Allegato del Ministero della Salute)

Quanti diversi parti esistono e qual è la differenza?

Parto naturale: parto vaginale spontaneo

Parto assistito: Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il “parto veramente naturale” inizia con travaglio spontaneo (senza induzioni), e procede con una progressione del travaglio/parto a basso rischio (senza segni di disfunzione).

Talvolta il parto può aver bisogno, per essere portato a termine dell’intervento medico farmacologico e/o chirurgico (per esempio con l’uso di una ventosa ostetrica), in quel caso si parlerà di parto medicalizzato o assistito.

Parto Cesareo: Il parto cesareo è un intervento chirurgico in cui un bambino nasce attraverso un’incisione praticata nella parete sia dell’addome, sia dell’utero materno. L’incisione viene praticata nel basso ventre e può estendersi in senso longitudinale o trasversalmente, al di sopra del pube. Può essere d’elezione o d’urgenza cioè concordato durante la gravidanza o in seguito a una situazione di emergenza.

Parto con Epidurale: l’epidurale non è un’alternativa al parto naturale o cesareo ma si riferisce al tipo di Anestesia che viene praticata. Essa può infatti essere epidurale, spinale, generale. L’epidurale consiste nell’iniezione di anestetici e analgesici a livello dello spazio epidurale del midollo spinale, diversa è l’anestesia spinale in cui l’iniezione viene praticata nello spazio subaracnoideo del midollo spinale.

Se partorisco con un Cesareo anche il parto successivo lo sarà?

Se già c’è stato un parto cesareo una donna al secondo parto può sia programmare un altro cesareo, sia, ove possibile, provare a partorire con parto naturale (VBAC: vaginal birth after cesarean). In più della metà dei casi questo è possibile, và fatta una valutazione caso per caso insieme al ginecologo e insieme adottare l’opzione migliore per la salute psicofisica della madre e del bambino. Va da sè che occorre sia passato un tempo sufficiente tra le due gravidanze per provare a partorire spontaneamente dopo un cesareo, in genere intorno ai 12 mesi.

Cosa posso fare con il Cordone?

Il Cordone Ombelicale è ricco di cellule staminali emopoietiche cioè in grado di riprodursi dando origine agli elementi corpuscolati del sangue periferico: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

In Italia da anni è possibile raccogliere e conservare le cellule staminali del cordone ombelicale donate per uso allogenico, cioè per altri, presso strutture pubbliche denominate “Banche di Sangue di Cordone Ombelicale”, che costituiscono la Rete italiana delle banche per la conservazione di sangue da cordone ombelicale, secondo criteri riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale.

La donazione e la conservazione del cordone ombelicale presso una banca pubblica sono gratuite e interamente a carico del Servizio Sanitario.

E’ consentita, inoltre, la conservazione di sangue da cordone ombelicale presso banche pubbliche per uso dedicato al neonato stesso o a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta, “per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria”.

La conservazione per uso personale è permessa anche nel caso di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie genetiche per le quali risulti clinicamente appropriato l’utilizzo di tali cellule.

L’attività di conservazione autologa del sangue cordonale in altri casi invece non è autorizzata in Italia, ma viene svolta da banche private istituite presso altri Paesi europei e extraeuropei, presso le quali è possibile esportare e conservare il sangue cordonale ad uso “personale” anche in assenza di patologie in atto o a rischio (per approfondire cliccare qui).

Cos’è l’episiotomia?

L’episiotomia è una incisione dei tessuti perineali che viene eseguita per allargare l’apertura della vulva durante il parto e creare un maggiore spazio al bambino per permettergli di nascere più rapidamente se ce ne fosse il bisogno. Dovrebbe essere praticata occasionalmente e solo nel 5% dei parti (quando effettivamente c’è una indicazione di necessità), per ridurre il rischio di traumi materni -come gravi lacerazioni, parti operativi con la ventosa, perineo rigido o cicatriziale – o quando il bambino deve nascere nel più breve tempo possibile. (per approfondire cliccare qui)


Sono numerosi gli studi condotti sull’episiotomia di cui di seguito trovate due revisioni sistematiche (cliccare qui) che hanno dimostrato come l’uso routinario di questo intervento dovrebbe essere evitato.

Gatti, Sushi e Cinture di Sicurezza

I gatti e le donne in gravidanza. Mai sia. I gatti sono le creature forse più temute dalle donne in gravidanza, e in effetti lo sono per una ragione precisa: insieme ad altri felini rappresentano uno degli ospiti definitivi del Toxoplasma Gondii, agente eziologico della Toxoplasmosi, che, se contratta in gravidanza può determinare gravi malformazioni o, anche, aborto. L’uomo si può infettare attraverso le oocisti escrete con le feci dei gatti e disseminate nell’ambiente (acqua, terreno, vegetali) o attraverso le cisti presenti nei tessuti di animali infetti (per esempio ingerendo carne cruda e poco cotta, salame, prosciutto e carne essiccata con presenza di cisti).

Per ridurre il rischio di infezione “basta” quindi:

  • lavare frutta e verdura (incluse le insalate già preparate) prima della manipolazione e del consumo;
  • lavare le mani prima, durante e dopo la preparazione degli alimenti;
  • cuocere bene la carne e anche le pietanze surgelate già pronte;
  • evitare le carni crude conservate, come prosciutto e insaccati;
  • evitare il contatto con le mucose dopo aver manipolato carne cruda;
  • evitare il contatto con terriccio potenzialmente contaminato da feci di gatto (eventualmente indossare i guanti e successivamente lavare bene le mani);
  • evitare il contatto con le feci dei gatti (eventualmente indossare i guanti nel cambiare la lettiera e successivamente lavare bene le mani).

Il pesce crudo è l’altra tentazione a cui le donne in gravidanza rinunciano per mettersi al riparo da Salmonella, Toxoplasmosi e per “i più esperti” Listeriosi. Attenzione: il pesce crudo è un alimento sicuro, e non trasmette nessuna delle tre infezioni citate. Il pericolo proveniente dai pesci è un altro, si tratta di parassiti che si annidano tra i pesci quali, per esempio, l’Anisakis. L’abbattimento, cioè la conservazione del pesce a temperature inferiori ai -20°C per almeno 24 ore o la cottura accurata uccidono qualsiasi microorganismo patogeno all’interno dei pesci. Quindi, il pericolo non è il il pesce crudo, bensì il posto dove lo si mangia (fate attenzione ad andare in posti sicuri).

È fortemente raccomandato l’uso della cintura di sicurezza durante la gravidanza. L’utilizzo corretto delle cinture di sicurezza durante la gestazione (a tre punti, fascia inferiore bassa sotto la pancia, fascia superiore lontana dal collo, che passa fra i seni e corre di lato alla pancia) si associa infatti (per approfondire cliccare qui, qui o qui) a minori rischi per la donna e il feto in caso di impatto, anche se di bassa intensità. Non sono documentate invece situazioni in cui l’utilizzo delle cinture possa essere dannoso.  Attualmente l’esenzione per le donne in stato di gravidanza è prevista solo sulla base di certificazione rilasciata dal ginecologo curante che comprovi condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture di sicurezza (articolo 172, comma 8, punto f).

E se non avrò abbastanza latte?

Se il Car Sharing vi ha stancato, niente paura, arriva il Milk Sharing! Per tutte le neomamme che non possono allattare il proprio figlio personalmente a causa di scarse quantità di latte a disposizione o problemi di altra natura, il Milk Sharing potrebbe essere davvero la soluzione. Si tratta dell’allattamento del bambino con latte di altre mamme, unica controindicazione: farlo in modo regolamentato e sicuro. Si sta infatti diffondendo una pericolosa rete di vendita di latte online su cui inoltre non sono garantite alcune misure di sicurezza.

Spostando un attimo lo sguardo dalla Condivisione del Latte al cuore della questione chiariamo che nella maggior parte dei casi tutte le mamme hanno latte, a eccezione di rari casi come in donne in cui non c’è stato un adeguato sviluppo delle ghiandole mammarie o affette da condizioni come la Sindrome di Sheehan. In altri casi apparentemente anomali potrebbe bastare correggere l’alimentazione o praticare un’accurata stimolazione dei capezzoli per raggiungere una montata lattea sufficiente.

Sarò una buona mamma?

Questa è una domanda retorica e l’ho messa perchè finire con la montata lattea non mi piaceva molto, la risposta non posso darla di certo io, ti posso raccomandare però tre cose da fare per metterti sulla buona strada:
1) Effettua tutti i Vaccini Obbligatori, informati e scegli consapevolmente su quelli facoltativi.
2) Fai un corso di BLS Pediatrica
3) Rivolgiti al medico per ogni dubbio, fidati della scienza e non dimenticare di chiedere alle amiche di tenerti il bimbo 15 minuti al giorno: tu fatti una doccia e ricordati che il tuo benessere psicofisico è il primo passo perchè stia bene anche tuo figlio.

Alla mia amica incinta, i nostri messaggi erano così tanti che alla fine, ci ho scritto un articolo.

Antonella Moschillo
Nata ad Ariano Irpino (AV) il 12 Marzo 1996, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia presso "La Sapienza" a Roma dopo essermi diplomata presso il Liceo Classico "P.P.Parzanese" di Ariano Irpino.