I numeri del cancro in Italia nel 2019

643

– “Hai sentito della figlia di X? Le hanno trovato un cancro!”
– “Eh ma sai, ormai i tumori sono aumentati tantissimo!!”

Lette con un accenno di enfasi, queste frasi potrebbero essere tranquillamente l’incipit di una generica conversazione che si affronta sia all’interno che all’esterno delle corsie dell’ospedale.

Vuoi perché la vita media è aumentata, vuoi perché l’attenzione alla diagnostica è diventata una prerogativa della sanità, la parola tumore è ormai “compagna dei colloqui” nella vita di tutti i giorni: mass media, giornali, articoli scientifici che parlano di neoplasie e ne descrivono il vertiginoso incremento avutosi negli ultimi anni.

Ebbene, esiste un modo per oggettivare questo “incremento” di cui tanto si parla?
Qual è il reale impatto che il cancro ha in Italia nel 2019?

Il report

Per poter rispondere a questa domanda, affidiamoci a “I numeri del cancro in Italia”: un report creato dalla collaborazione di varie organizzazioni scientifiche nazionali (AIOM, AIRTUM, AIOM, SIAPEC-IAP) con l’obiettivo di fornire uno spaccato epidemiologico di quanto il cancro è diffuso in Italia e di quale potrebbe essere il futuro di questa patologia.

Nda: Sarà questo un articolo con molti numeri, che potrebbero far girare la testa ai più, ma che sono assolutamente necessari per comprendere la grandezza (o meno) del fenomeno “cancro” .

Prima di poter rappresentare nero su bianco i dati di incidenza e mortalità per neoplasia in Italia nel 2019 bisogna soffermarsi a spiegare cosa questi dati rappresentano:

  • INCIDENZA: numero di nuovi casi per una determinata patologia (es. tumore al polmone) rapportato alla popolazione a rischio (es. popolazione italiana) il tutto in lasso di tempo determinato (es. dall’inizio del 2018 all’inizio del 2019);
  • MORTALITÀ: rapporto tra il numero di soggetti deceduti per una data patologia (es. tumore al polmone) e il numero di soggetti totali affetti (es. tutti coloro affetti da un tumore al polmone) il tutto in un lasso di tempo determinato (es. dall’inizio del 2018 all’inizio del 2019).

Incidenza per cancro

Dal report AIOM, è stato quindi stimato che in Italia nel 2019:

  • I casi di cancro diagnosticati saranno 371 mila, ripartiti in 196 mila negli uomini e 175 mila nelle donne.
  • I tumori più diagnosticati nell’uomo:
    1. Prostata(19% di tutti quelli diagnosticati): essendo il tumore della prostata un tumore tipico dell’età medio-avanzata e considerando che l’età media della popolazione italiana sta aumentando (a fronte di un decremento della natalità), non possiamo che aspettarci una percentuale alta come quella appena citata;
    2. Polmone(15%);
    3. Colon-Retto(14%);
    4. Vescica(12%).
  • I tumori più diagnosticati nella donna sono:
    1. Mammella(30%): complessivamente, il tumore della mammella è quello più frequente in tutta la popolazione italiana (14% della popolazione, seguito dal colon-retto).
    2. Colon-Retto(12%) e Polmone(12%)
    3. Tiroide(4%)

Chiaramente, i dati appena citati vanno a raggruppare indistintamente le fasce d’età.
Infatti, nei maschi giovani il tumore più frequente è quello del testicolo mentre negli ultra-sessantenni il più frequente è quello prostatico e del polmone.
Nel sesso femminile, invece, il tumore della mammella è quello più frequente indistintamente dalle fasce d’età.

Da questi dati, inoltre, abbiamo appreso come due fattori di rischio nello sviluppo dei tumori sono il genere e l’età (che condizionano anche quale tipo di tumore potrebbe svilupparsi).

Differentemente dagli anni passati si nota un trend in incremento, indistinto in ambo i sessi, del tumore del pancreas mentre nelle donne è aumentato solo lievemente il tumore mammario (+0,3%) a differenza di un incremento significativo dell’incidenza del tumore polmonare ( +2,2%): questo è spiegabile con l’aumento del tabagismo nelle donne negli ultimi anni, qualche decennio più tardi rispetto agli uomini e sta portando, quindi, ad un incremento nell’incidenza di tumori polmonari femminili.

In aumento sono anche il melanoma e il tumore tiroideo (+3%) soprattutto nelle regioni del Centro-Sud.

Uno scenario che, a prima vista, spaventa.

Ma è necessario avere una visione d’insieme sull’evoluzione temporale (cosa che ci viene fornita dal report): infatti, il tasso di incidenza delle neoplasie in Italia dal 2003 al 2014 è in diminuzione in ambo i sessi, con una più significativa riduzione nei maschi (- 0,9%/anno) rispetto alle donne (-0,1%/anno).
Benché questa riduzione riguardi un po’ tutti i tipi di neoplasie (in particolare quelli gastro-intestinali, escluso il pancreas) si segnalano tassi di riduzione significativi per il polmone negli uomini (-2% medio nelle vari regioni d’Italia) e della prostata (-1,4%/annuo).

Quindi, quando qualcuno ci parla del fatto che “l’incidenza di tale neoplasia è in aumento” dobbiamo avere chiaro in mente che quell’incremento può essere realeapparente.
Nello specifico:

  • L’incidenza è in reale aumento: questo dipende dal fatto che si sviluppano nella popolazione (e quindi vengono diagnosticate) effettivamente un numero maggiore di tumori.
    Le cause possono essere innumerevoli e sono strettamente legate al tipo di tumore (per il tumore polmonare può dipendere dal fatto che si fuma di più, per il tumore al colon perché l’alimentazione è sregolata con basso apporto di sostanze nutritive e antiossidanti, ecc).
    In genere, quando questi fenomeni si verificano, l’effetto che si ha sulla popolazione avviene lentamente (banalmente, ad oggi paghiamo le conseguenze di un qualcosa che è avvenuto circa 40 anni fa, cioè l’incremento del tasso di fumatrici nel sesso femminile).
  • L’incidenza è falsamente in aumento: ciò, non correla con il fatto che quel dato tumore si sviluppa in maggiormente all’interno della popolazione, ma dipende dalla maggiore sensibilità delle metodiche diagnostiche.
    In riferimento a questo, facciamo l’esempio del carcinoma tiroideo: l’incremento dei casi che si è avuto (in parte spiegabile dall’incrementato tasso di radioattività post incidenti nucleari) è dipeso sopratutto dall’utilizzo quasi “indiscriminato” dell’ecografia tiroidea nella popolazione (basti pensare che anche i ginecologi fanno ecografie tiroidee con l’ideale di realizzare uno “screening completo”).
    Ciò, ha portato all’incrementato tasso diagnostico di “noduli tiroidei aspecifici” che, in molti casi, venivano rimossi.
    La rimozione di quei noduli, nella più gran parte dei casi, era però superflua: solo una piccola parte infatti si sarebbe trasformata in tumore.
    Motivo per cui, ad oggi, c’è un approccio maggiormente conservativo e comunque affiancato da una diagnostica citologica (tramite ago-aspirato) che permette di stimare il rischio che quel nodulo ha di evolvere in carcinoma.
    In questo caso, i cambiamenti sono più rapidi (da quanto l’ecografo è stato introdotto nel mondo sanitario, c’è stato un incremento vertiginoso delle diagnosi).

Per una più chiara comprensione di questi concetti, si faccia riferimento all’articolo del NEJM allegato nelle fonti.

Mortalità per cancro

In questo caso, i dati a disposizione sono meno recenti (2016) ma indicano che:

  • Le neoplasie sono la seconda causa di morte (responsabili del 29% di tutti i decessi) in ambo i sessi, venendo “sorpassate” dalle malattie cardiovascolari.
    Benché questo, nel sesso maschile (considerato singolarmente) la mortalità per patologie cardiovascolari è pari a quella per tumori.
  • Ogni anno ci sono, in media, 3 decessi ogni 1000 abitanti per tumore (179.000 decessi nel 2016).
    Ogni giorno, 485 persone muoiono in Italia per tumore.
  • Nello specifico:
    • Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte, in tutte le fasce d’età, nel sesso maschile (27% dei decessi);
    • Il tumore alla mammella rappresenta la prima causa di morte, in tutte le fasce d’età, nel sesso femminile (17% ).

Al terzo posto, in ambo i sessi, abbiamo il tumore del colon-retto (11%).

  • La prima causa di morte per tumore nella popolazione generale, indipendentemente dal sesso, è dato dal cancro del polmone.

Ancora una volta, a fronte di questo scenario infausto, bisogna avere una visione dell’evolutività del fenomeno: dal 2003 al 2014, la mortalità per tumore è globalmente in significativa diminuzione per tutte le forme di neoplasie (fuorché per il tumore del pancreas, dove la mortalità è costante a fronte di un lieve incremento dell’incidenza).
Purtroppo, il report ci mette d’innanzi anche a differenze regionali: la mortalità al Sud e alle isole (vuoi per una scarsa adesione ai programmi di screening, vuoi per una scarsezza di fondi sanitari) è rimasta stabile a dispetto della diminuzione registrata nelle regioni del Centro-Nord.

Un barlume di speranza

Comunque, questo articolo non può chiudersi senza citare i dati della prevalenza che, in questo contesto apparentemente “grigio”, ci offrono un barlume di speranza.

È stato stimato che nel 2019 quasi 3,5 milioni di persone vivono dopo una diagnosi di tumore (il 6% della popolazione generale): il 52% delle donne con diagnosi di tumore è guarito o destinato a guarire differentemente dal 40% degli uomini.

Questa discrepanza si deve soprattutto al fatto che nelle donne il tumore che incide maggiormente è quello della mammella, verso il quale è attuabile un piano di screening ed è caratterizzato da buona prognosi.

Globalmente, la sopravvivenza a 5 anni per tumore è del 63% nelle donne e del 54% degli uomini(dati sorprendenti  se analizzati in paragone a venti anni fa, per esempio).

Uno scenario positivo si profila anche i pazienti con diagnosi di tumore metastatico.
Se questi, precedentemente, erano soggetti ad una prognosi infausta nel breve termine, ad oggi per alcune neoplasie solide è addirittura possibile parlare di cronicizzazione: vedesi  quanto è accaduto al tumore alla mammella, dove i recenti dati pubblicati nel congresso ASCO ci dicono che è stata raggiunta la sopravvivenza a 4 anni dalla diagnosi con l’attuale standard terapeutico nel tumore della mammella metastatico ormono-sensibile.

FONTI | AIOM, NEJM