Vaccino per la malattia di Lyme: le novità

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Borreliosi

La malattia di Lyme è una malattia infettiva legata all’infezione da Borrelia Burgorferi. L’introduzione del batterio avviene attraverso una puntura di zecca, poichè il batterio colonizza l’apparato digerente delle zecche che all’atto di pungere l’uomo infettano il torrente ematico.

La patologia può presentarsi in due forme: La primaria e la secondaria.

Nella forma primaria  i sintomi compaiono tra 1-4 settimane dalla puntura. E’ la forma più caratteristica e più facile da diagnosticare, con sintomi che vanno dalla febbre, astenia, dolore articolare e muscolare ed il caratteristico rush “a bersaglio”.

Esiste poi una forma secondaria, più subdola e difficile da diagnosticare. Il batterio si dissemina in vari organi: apparato muscolo-scheletrico, cuore, sistema nervoso, occhi, fegato, vie respiratorie e rene. In questa fase il quadro clinico è aspecifico. Si associano sintomi molto vari dal dolore muscolare ed articolare, astenia, mal di testa, palpitazioni cardiache, fino ai sintomi del SNC che comprendono, confusione mentale, problematiche di memoria e sbalzi di umore.

La malattia è molto diffusa in USA, circa 329,000 casi annui vengono diagnosticati. In Italia le regioni maggiormente interessate sono il Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto-Adige, sono circa 500 i casi annui registrati nel nostro paese.

Prevenzione

Molto importanti sono le precauzioni per chi vive, o frequenta spesso, zone con boschive dove sono presenti zecche. E’ molto importante è coprire la cute, specialmente i piedi e le caviglie. Si consiglia anche l’utilizzo di repellenti cutanei.

Negli Stati Uniti tra il 1999 ed il 2000 La GlaxoSmithKline ha creato un vaccino per prevenire questa patologia, il LYMErix. Questo vaccino induce la produzione di anticorpi contro una particolare proteina batterica (OspA) presente sulla membrana esterna del batterio.

Il ritiro del vaccino

Il vaccino consisteva in tre richiami. Le persone che effettuavano tutti i richiami avevano una percentuale tra il 76-92% inferiore di contrarre la malattia rispetto ai non vaccinati. Nonostante la sua buona efficacia, il vaccino fu ritirato dopo poco tempo.

Nonostante la sua efficacia il vaccino fu ritirato poco dopo la messa in commercio poichè sulla rivista Science fu pubblicata una ricerca che dimostrava come la porzione del gene che codifica la proteina OspA (bersaglio degli anticorpi prodotti dal vaccino), aveva una somiglianza con una parte di un gene che codifica una proteina del sistema immunitario negli esseri umani. Si ipotizzò che questa analogia genetica potesse dar luogo a risposte autoimmuni.

Successivamente 121 persone con da dolori articolari post-vaccinali denunciarono la GlaxoSmithKline, sostenendo che le loro problematiche fossero effetti collaterali. La FDA  approfondì la questione ma non ci fu nessuna prova scientifica che potesse confermare la correlazione tra sintomi e vaccino.

Nonostante l’efficacia del vaccino, le vendite crollarono e questo portò l’azienda a ritirarlo dal commercio nel 2002. C’è da sottolineare che alla diminuzione della vendita del vaccino è corrisposto un nuovo aumento del numero di casi di malattia di Lyme.

Il nuovo vaccino

Valneva, un’azienda farmaceutica sta sviluppando un nuovo vaccino contro la malattia di Lyme, il VLA15. Il prossimo anno il farmaco entrerà in fase 3, verrà testato su vari gruppi di persone tra Europa e USA. Il bersaglio è sempre contro la proteina OspA essendosi dimostrata sicura. L’efficacia si è dimostrata superiore rispetto al vaccino precedente.

Conclusioni e prospettive

La comunità scientifica ha aspettative molto alte verso il VLA15, visti i buoni risultati nei primi trial clinici. Commercializzare un vaccino ha però le sue difficoltà. Valneva deve affrontare tre grandi problematiche:

  • Trovare un partner commerciale più grande, cosi da poter distribuire il farmaco.
  • Affrontare anche la scarsa popolarità riscossa dai vaccini negli ultimi anni.
  • Assicurarsi che tutti ricevano le dosi previste. Le vaccinazioni che funzionano meglio sono quelle con un minor numero di dosi possibili. Più sono le somministrazioni minore sarà la compliance delle persone.

Insomma la strada sembra in salita, ma come si dice “if there is a will, there is a way”.

Fonti | CDC; Articolo Science; Articolo PLOS

Matteo Ricci
Redazione | Frequento il 4° anno del corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Perugia. Amo la medicina ed è la mia passione, più specificatamente mi interessano molto la pediatria, le malattie infettive e l'immunologia. Nel tempo libero leggo sia libri scientifici che manga.