Il consumo di droghe cambia volto. Ora ci sono le NPS.

372

Nel lontano 1961 le Nazioni Unite, a seguito di un summit mirato sul tema delle droghe, proposero di porre fine a tutti gli usi non terapeutici di cannabis, coca, oppio e loro derivati. Ma proprio dagli anni 60’ ad oggi il consumo di droghe è aumentato. Oggi, nel mondo, l’uso terapeutico e ricreativo di droghe è diventato legale in molte giurisdizioni. E l’abuso di droghe non ha smesso di causare danni alla salute.

NPS: il contesto

Negli ultimi 20 anni l’industria sommersa di narcotici ha portato nel mercato nero centinaia di nuove sostanze psicoattive (NPS, New Psychoactive Substances).

Solo alcune di queste sono state messe sotto il controllo delle leggi nazionali e internazionali.

Il problema delle filiere criminali, del trasporto, della vendita, chiaramente non sono materia che compete direttamente al sanitario. Ma il danno che queste sostanze possono causare, e di cui a volte non sappiamo che pochissimo, è invece un problema del tutto medico, prima ancora che sociale.

Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, l’uso di sostanze illegali o l’abuso di sostanze legali, in combutta spesso con l’austerità economica e le ristrettezze finanziarie, contribuiscono in maniera determinante alla mortalità e al declino dell’aspettativa di vita in molti paesi.

Un esempio famoso (o famigerato) è la crisi da abuso di oppioidi che ha sconvolto gli Stati Uniti.

Qui, la prescrizione di agonisti oppioidi a lungo termine si è dimostrata un’arma efficace nel controllo dell’epidemia, incidendo non solo nei casi di abuso e overdose, ma anche nei danni collaterali come l’infezione da HIV e HCV. Certo non un caso fortunato: nel 2018 moriva una persona ogni 12 minuti a causa dell’abuso di derivati del fentanyl (farmaco oppioide).

La falla ideologica

La discussione a proposito delle sostanze stupefacenti è viziata da polarizzazioni dialettiche, fazioni e ottusità. Parlando in un editoriale di presentazione della serie Drug Use, gli autori sottolineano come i rappresentanti eletti dovrebbero concentrarsi piuttosto sull’aspetto dei benefici/svantaggi delle singole sostanze in rapporto alla salute pubblica – e senza mai perdere il senso del passato.

La stessa regolamentazione della cannabis dovrebbe essere almeno pensata tenendo presente gli errori fatti con le politiche di commercializzazione di alcool e tabacco, tanto aggressive e sregolate che ancora oggi grosse fette di popolazione ne pagano le conseguenze.

Un mercato sommerso

Il grande problema delle NPS è che sono introdotte nel mercato tramite gli accessi usati per le droghe “comuni”, nonostante siano sostanze con rischio di danno ancora più elevato. Sono composti simil-oppioidi e benzodiazepina-simili, disegnati per produrre effetti psicoattivi, senza alcun riguardo per i loro possibili effetti negativi.

Parliamo di agonisti sintetici dei recettori cannabinoidi, con effetti simili alla cannabis (euforia, sedazione) ma più potenti e con ricadute più gravi. Ci sono NPS stimolanti con effetti simili alla MDMA, all’anfetamina, alla cocaina, come mefedrone, methilone, alpha-PVP, capaci di aumentare confidenza e socialità sopprimendo fatica e appetito. Ci sono allucinogeni, sia dissociativi (come la metoxetamina), che psichedelici (droghe NBOME, 2C), con effetti simili al LSD o alla psilocibina, ma con intensità e durata del tutto nuovi e differenti.

Oggi, per quanto sia possibile penetrare il mondo sommerso degli stupefacenti, si contano 892 diverse NPS.

Non più solo aghi

È interessante analizzare quanto la tecnologia incida anche nell’ambito delle dipendenze: negli anni più recenti sono nate nuove forme di somministrazione che vanno dai liquidi per il vaping (si “svapa” anche droga) a spray nasali, difficili da individuare e potenzialmente più dannosi.

Per esempio, si è scoperto che l’uso di cannabinoidi sintetici in prigione passa anche per l’impregnamento di carta o tessuti.

Il risultato è che il mercato delle NPS ha contribuito a tutta una serie di casi di intossicazione, alcuni fatali.

Soprattutto nei paesi più ricchi, perché proprio da loro parte l’uso e l’emergenza in corso.

Chi usa NPS?

Non è certo una sorpresa quindi che valutando la prevalenza di queste malattie, oltre a Paesi classicamente associati al narcotraffico ed all’uso di stupefacenti come il centro America, anche l’Europa si scopra nel primato: fra gli adulti, l’uso di NPS è stato rintracciato con evidenze consistenti in Spagna, Germania, Regno Unito, Irlanda, mentre fra i giovani tutta la popolazione europea sembra essere in qualche modo interessata dal consumo di queste sostanze – con le ovvie oscillazioni di percentuale.

In effetti, si stima che dall’1 all’8% degli studenti abbia provato NPS. Spesso anche perché la percezione di legalità (alcuni di questi prodotti si possono trovare o ricavare dai prodotti da banco farmaceutico), novità e accessibilità ne favorisce l’uso.

Altre categorie di persone a rischio, e quindi verso cui volgere l’attenzione sono le persone senza fissa dimora che, per via dell’economicità di questi prodotti, sono più propensi al loro consumo; persone tossicodipendenti che usano droghe per via iniettiva (tanto che sono state registrate epidemie localizzate di HIV, HCV e altre infezioni per l’utilizzo di siringhe); e parrebbe che fra le persone MSM la prevalenza sia maggiore rispetto a quella della popolazione generale.

Sicuramente è aumentata fra coloro che praticano chemsex, per definizione MSM, ovvero maschi che fanno sesso con maschi, sotto l’effetto di droghe assunto appena prima dell’atto sessuale.

Quanto sappiamo?

Non sappiamo molto dei danni che possono causare le NPS. La maggior parte delle informazioni in nostro possesso derivano da casi clinici e report. La review che tratta di NPS e salute pubblicata da The Lancet all’interno della serie Drug Use si è basata su 741 studi, che nella maggior parte dei casi erano report che profilavano cannabinoidi sintetici e stimolanti.

Il numero dei case-report non è proporzionale alla gravità reale dei danni che possono causare. Per esempio, il numero di case report centrati su NPS oppioidi sono meno dei casi riconducibili a NPS cannabinoidi sintetiche o a stimolanti. Ma molti dei casi che hanno coinvolto NPS oppioidi sono stati fatali.

Effetti tossici 2.0

Se poi lo spettro di affinità cliniche fra queste nuove sostanze e quelle più classiche è molto simile, esistono eccezioni di rilievo. I cannabinoidi sintetici, come abbiamo detto molto comuni e somministrabili in modalità completamente nuove, hanno effetti dannosi molto più seri e severi dei cannabinoidi derivati dalla pianta.

Sono infatti capaci di colpire il sistema nervoso centrale ed il sistema cardiovascolare con maggior efficacia ed intensità, tanto da provocare convulsioni, ipertensione, delirium – alle volte causando addiritua il decesso.

La spiegazione sarebbe da ricercare nell’attività di agonismo parziale (non più totale) del Δ9-tetraidrocannabinolo, componente principe di questi cannabinoidi sintetici, oltre che a effetti dovuti per legami con recettori non cannabinoidi o causati da sostanze adulteranti usate nel processo di sintesi.

Per esempio, sono state segnalate coagulopatie dovute all’uso, nella lavorazione di queste droghe, del bradifacoum, un antagonista della vitamina K usato come rodenticida (alias veleno per topi).

Come rispondere

Internet non ha avvantaggiato solo il mercato nero e il narcotraffico. Lo scambio di informazioni si sta rivelando di vitale importanza per comprendere il fenomeno delle NPS. Alla base di una politica di salute pubblica funzionale, prima ancora che efficace, c’è proprio lo scambio di competenze. E soprattutto, l’accento sulla persona.

Come ci ha insegnato l’epidemia di derivati del fentanyl che ha scosso l’America, la prevenzione non è lotta alla sostanza. Nuove sostanze fanno il loro ingresso nel mercato sommerso a velocità incredibili, i pattern di consumo si adattano, cambiano.

Per rispondere veramente a queste crisi invisibili, bisogna coinvolgere e riferirsi a chi ha vissuto un danno alla salute e un danno sociale a causa dell’abuso: la persona.

 

FONTI| articolo; editoriale; la serie “Drug Use” su Lancet

 

Davide Dionisi
Nato il 5/09/1994, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia all'università Statale di Milano. Sono appassionato tanto di medicina quanto di attualità e tematiche sociali.