3 dicembre: giornata internazionale per la disabilità

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“Gli Stati Parti si impegnano ad assicurare e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità senza discriminazioni di alcun tipo”

Con queste parole, il 13 dicembre 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dava vita alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, entrata in vigore il 3 maggio 2008.

Accolta da 192 paesi, firmata da 126 e ratificata da 49, con i suoi 50 articoli la Convenzione ONU rappresentò il primo grande trattato sui diritti umani del nuovo millennio. Rappresenta un documento di grandissima importanza per la promozione di una nuova cultura riguardo alla condizione delle persone con disabilità e a quella delle loro famiglie.

L’Italia, con legge n°18 del 3 marzo 2009 l’ha resa esecutiva anche nel nostro paese, istituendo l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

Nella giornata mondiale per la disabilità, è inevitabile domandarsi cosa è stato fatto in questi anni, e quali sono gli obiettivi raggiunti.

Di certo la sensibilità al tema e l’impegno reale da parte degli Stati si è trasformato ed evoluto dando seguito almeno in parte ai principi e alle intenzioni presenti nella convenzione.

Senza ombra di dubbio le nuove scoperte tecnologiche hanno aperto scenari impensabili anche solo un decennio fa, offrendo straordinarie possibilità, ma occorrono ancora progetti concreti, nonché risorse, non in ultimo economiche.

Tuttavia se da un lato, grandi passi sono stati fatti, soprattutto in termini culturali, dall’altro permangono evidenti criticità.

Le questioni aperte che tutt’oggi non hanno trovato piena risposta sono molte:

  • Criteri per il riconoscimento delle disabilità funzionali all’inclusione e ai progetti personali;
  • Supporti per i loro familiari;
  • Misure per favorire una vita indipendente, il diritto all’autodeterminazione, le pari opportunità;
  • Accesso ai diritti e alla partecipazione civile;
  • Il diritto alla diagnosi, alle cure migliori;
  • Il contrasto all’impoverimento derivante dalla disabilità;
  • Problematiche inerenti alla mobilità nelle nostre città, ben poco adeguate in quanto a barriere architettoniche;
  • Il miglioramento dell’inclusione scolastica, al momento ancora difficoltosa in termini di strutture strumenti inadeguati;
  • Misure e servizi per il sostegno all’occupazione e al mantenimento del posto di lavoro.

A tal proposito i dati ci dicono che dal 2015 ad oggi gli avviamenti al lavoro delle persone con disabilità sono notevolmente aumentati, tuttavia questi non si trasformano in lavoro costante, quindi spesso non vi è una situazione di stabilità del lavoro per le persone con disabilità.

Altro tema è il contrasto alla discriminazione plurima ad iniziare dalle condizioni di vita delle donne e delle ragazze con disabilità:

Un’indagine condotta dall’associazione FISH, federazione italiana per il superamento dell’handicap, mostra dati allarmanti a tal proposito. Su 519 donne intervistate con differenti disabilità, ben 339 hanno subito violenza in qualche forma (65,3%). Le donne con disabilità subiscono una discriminazione duplice: come donne e come disabili.

Emerge che solo una parte delle intervistate (33%) riconosca effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire. La forma di violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale, che include anche le violenze a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%).

Tra queste, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza l’82% delle donne con una limitazione cognitiva/intellettiva e l’85% di quelle con una disabilità psichiatrica.

Per comprendere quanta strada ci sia ancora da percorrere verso il raggiungimento degli obiettivi correlati alla condizione di disabilità basti leggere il tema stabilito dal Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite per il 2019: “Promuovere la partecipazione delle persone con disabilità e la loro leadership: agire sull’agenda di sviluppo 2030”.

Il documento dichiara esplicitamente l’impegno a “non lasciare nessuno indietro”.

Nel nostro paese un’indicazione al percorso da compiere esiste già ed è il Programma d’azione biennale approvato nel 2017, al quale le associazioni tutte sperano segua una forte una seria volontà comune ed istituzionale.

In quest’ottica la FISH ha scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio, richiamando nel suo documento la necessità di “affrontare celermente le molte emergenze e quindi imprimere concretezza al Programma d’Azione sulla disabilità approvato da ormai due anni”. 

“Bandire la segregazione e dare concretezza all’inclusione sociale”

queste le parole dei firmatari, in cui è racchiuso tutto il senso di richieste che meritano risposte significative e non più rinviabili.

FONTI | FISH, ConvenzioneUnited Nations, immagine.

Chiara Maria Palmisano
Sono laureata in Medicina e Chirurgia, ho conseguito la laurea presso l'università di Bari.