Il punto su cancro e infezioni

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Prodotto dal gruppo IARC, International Agency for Research on Cancer, e pubblicato nelle pagine di The Lancet Global Health, lo studio “Global burden of cancer attributable to infections in 2018: a worldwide incidence analysis” è un’occasione unica per mettere a fuoco l’impatto degli agenti infettivi capaci di causare il cancro.

Lo studio, setacciando i dati, ha stimato che nel solo 2018 sono stati circa 2,2 milioni i nuovi casi di cancro attribuibili ad una causa infettiva: il 13% di tutti i nuovi casi di cancro diagnosticati nel mondo.

Perché tenersi informati

Degli undici patogeni classificati come carcinogeni di gruppo 1 dalla IARC, quattro contribuiscono a spiegare più del 90% dei cancri infezioni-correlati registrati a livello globale: sono Helicobacter Pylori, Human Papillomavirus, il virus dell’epatite B e il virus dell’epatite C.

Ma gli agenti infettivi sono una causa in larga misura prevenibile di cancro.

Nel 2018, circa 2,2 milioni di casi di cancro, ovvero il 13% dei totali, sono risultati attribuibili ad infezioni. I tassi di incidenza standardizzati per età sono apparsi peculiarmente elevati nei paesi dell’Asia orientale e dell’Africa Sub-sahariana, anche se i paesi ad alto reddito europei non sono certo esenti dal problema.

Helicobacter Pylori

Helicobacter Pylori è la più importante causa di cancro-infezione correlato a livello globale. Nel solo 2018 ha causato 810 000 casi di cancro. Nonostante la sanitarizzazione abbia ridotto la trasmissione intra familiare nei paesi ad alto reddito, esistono ancora aree come l’America Latina, l’Europa Orientale e l’Asia orientale considerate ad alto rischio.

Alla base delle discrepanze epidemiologiche c’è una combinazione di fattori che contempla sia la presenza di un’alta incidenza storica e di fattori di virulenza particolari che, naturalmente, l’assenza di un vaccino. In più, l’antibiotico resistenza sta diventando un problema, anche nella regione europea.

Papillomavirus

I cancri HPV correlati, di cui l’80% colpisce la cervice, presentano una relazione inversa tra l’incidenza calcolata e il livello di reddito. Vale a dire, più sono fragili le condizioni economiche, maggiori sono le probabilità di sviluppare un cancro per Human Papillomavirus al alto rischio. Certamente lo screening è fondamentale nel ridurre mortalità e incidenza, ma rimane uno strumento ancora poco funzionale nei paesi a basso reddito.

Esistono dei vaccini, in forma bivalente, tetravalente o nona-valente. Tutte e tre le formulazioni coprono per i tipi 16 e 18, responsabili del 70% dei tumori cervicali. Il tetravalente in aggiunta copre anche per HPV 6 e 11, che lesiona sopratutto i tessuti superficiali manifestandosi con verruche a livello ano-genitale. Il nona-valente, invece, copre in più per i tipi 31, 33, 45, 52,58.

Il Papillomavirus è la 4′ causa di tumore più frequente nel sesso femminile: ecco perchè l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto come obiettivi per il 2030 la copertura vaccinale del 90% delle ragazze dai 15 anni d’età; lo screening con HPV-test ad alta precisione per il 70% delle donne fra i 35 e i 45 anni; e il trattamento per almeno il 90% delle donne con patologia cervicale.

Virus dell’epatite B e C

Come per i casi di cancro correlati a H Pylori e HPV, l’intervallo fra l’infezione da virus epatotropi e lo sviluppo di carcinoma epatocellulare è di parecchie decadi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta progettando di ridurre anche queste nuove infezioni per il 2030, grazie all’apporto della vaccinazione per HBV e di misure per la prevenzione dell’infezione da HBV e HCV.

Il virus dell’epatite B risulta più presente in quei paesi con elevati tassi di trasmissione madre-bambino e un’alta prevalenza del virus già prima dell’introduzione del vaccino, come l’Africa Occidentale e l’Asia Sud-orientale.

Il virus nel solo 2015 ha provocato 887 000 morti, per via della cirrosi epatica e del carcinoma epatocellulare derivati dall’infezione. Si stima che fra gli infetti solo 1 persona su 10 sia consapevole di aver contratto l’infezione.

Il virus dell’epatite C, invece, risente dell’influenza della presenza di importanti gruppi ad alto rischio (come negli Stati Uniti, per la presenza di tossico dipendenti che usano droghe per via iniettiva), che possono spostare anche in maniera consistente l’ago della bilancia epidemiologica.

Il virus, trasmesso fondamentalmente tramite esposizione a piccole quantità di sangue, non ha ancora un vaccino dedicato e funzionante. Gli antivirali si stima curino fino al 95% delle infezioni ma, nonostante questo, sono quasi 71 milioni le persone che convivono con l’infezione cronica da HCV.

Virus di Epstein Barr

E’ sottostimato, ma si pensa che circa 150 000 casi di cancro nel mondo possano essere stati causati da EBV (in forma di linfoma di Hodgkin e linfoma di Burkitt). I ricercatori dello IARC hanno inoltre valutato il virus HTLV-1, che causa leucemia a cellule T dell’adulto o linfomi; H Pylori, che può causare linfoma gastrico; HCV, che può causare linfoma non Hodgkin.

Non è presente HIV: questo perché HIV non agisce come carcinogeno diretto, ma piuttosto è l’immunosopressione ad aggravare le possibilità di co infezione con agenti infettivi capaci di causare cancro.

E’ difficile valutare singolarmente questi agenti infettivi, scrivono gli autori nel paper, soprattutto perchè ad oggi non esiste una letteratura abbastanza consistente che differenzi, data la patologia ematologica, la varia causa infettiva.

Immagine: https://marlin-prod.literatumonline.com/cms/attachment/b78b3e7b-c31f-4350-9dcf-92565ec46f24/gr1_lrg.jpg

Purtroppo, le modifiche nel panorama dei database non permettono di comparare le stime sull’impatto delle infezioni nel numero delle diagnosi di cancro degli anni scorsi: nonostante le frazioni di cancro attribuibile ad infezioni fossero pari a 18% bel 2002, a 16% nel 2008, a 15% nel 2012, non esiste un vero e proprio trend in diminuzione. Il panorama della letteratura cambia e migliora troppo rapidamente.

Questo studio vale come un’instantanea, nitida e fondamentale per muoversi nel presente.

FONTI| articolo The Lancet; articolo IARC

Davide Dionisi
Nato il 5/09/1994, frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia all'università Statale di Milano. Sono appassionato tanto di medicina quanto di attualità e tematiche sociali.