Coronavirus

A cura di Antonella Moschillo e Domenico Posa

“La scienza non è democratica”? Uno slogan capito male.

La scienza è ciò che di più democratiche abbiamo. Alle informazioni scientifiche possiamo accedere tutti e, attraverso lo studio, siamo in grado di interpretarle. È per questo che chi non conosce non va escluso dalla discussione, va incluso, anche a costo di dovergli spiegare tutto, partendo dall’inizio e investendo tempo.

In questi giorni diversi uomini e donne di scienza hanno detto la loro, esprimendo anche cose diverse. Nel sopraggiungere delle evidenze scientifiche il principio di ipse dixit, di per sé errato in ambito scientifico, si è ancor più leso lasciando spazio alla pluralità di interpretazione di autorevoli esperti.

Facciamo il punto della situazione sulle informazioni che abbiamo ad oggi sul Coronavirus 2019-nCoV, al di là dei titoli di giornali e degli allarmi in tv.

Come è iniziato tutto?

A fine dicembre 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata allertata per la comparsa di casi di polmonite grave atipica nella cittadina di Wuhan, in Cina. Una settimana dopo, si è individuata la causa scatenate: un virus chiamato temporaneamente 2019-nCoV facente parte della famiglia dei Coronavirus.

I Coronavirus non sono virus a noi sconosciuti, ma qualche anno fa SARS-CoV e MERS-CoV divennero oggetto di attenzione poichè rispettivamente responsabili della SARS e della MERS. Il virus responsabile dell’attuale epidemia è però un ceppo nuovo, mai identificato prima dell’epidemia di Wuhan.

SARS-CoV-2, o “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2”, è il nome assegnato dall’ICTV, mentre la malattia che ne deriva è la COVID-19. Il SARS-CoV-2 pare (dato da confermare) sia passato dai pipistrelli all’uomo seguendo le regole di un processo che in biologia si chiama Spillover o salto di specie. Infatti, esistono microrganismi che infettano normalmente solo alcuni animali ma che se si ritrovano ad essere ospiti di altri potrebbero causare malattie.

Qual è la differenza con un batterio?

I batteri sono dei veri e propri esseri viventi, costituiti da tutte le strutture necessarie per vivere e replicarsi. I virus, invece, non possiedono le stesse strutture, ma sono solo un insieme di proteine ed acidi nucleici (DNA o RNA). Inoltre, hanno bisogno di sfruttare le strutture di un altro essere vivente per replicarsi. In qualche modo è un parassita.

La differenza è fondamentale: gli antibiotici uccidono e/o bloccano la crescita dei batteri, ma non dei virus. Ecco perché non ci sarà nessun antibiotico per il Coronavirus e non c’è nessun laboratorio che lo tiene nascosto per una qualche volontà politica o interesse economico.

Com’è la situazione attuale?

Attenendosi ai dati pubblicati dalla WHO ieri sera – 24/02/2020 – ci sono 79.331 casi confermati e 2595 morti. In Italia sono stati accertati 273 casi e 2 morti e per tre dei casi il probabile luogo di esposizione è stata la Cina. Un caso confermato è un paziente che a prescindere dai segni e dai sintomi ha una diagnosi di infezione attraverso indagini di laboratorio.

Cosa provoca il SARS-CoV-19?

Basandoci sui dati attualmente disponibili l’infezione può causare perlopiù sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale. Le forme più gravi sono tipiche dei soggetti anziani o con concomitanti malattie croniche.

In linea generale, quanto più il sistema immunitario è fragile, tanto più la malattia si manifesterà in forma grave. In Italia si parla di tre vittime di cui una di 78 anni ricoverata da più di una settimana per altre patologie, una di 77 anni morta di infarto in casa stando a quanto riferito dalla famiglia, ed una terza ricoverata al momento della morte in oncologia. In tutte e tre le vittime sarà necessario stabilire il reale contributo che il virus ha dato, ma questo sarà possibile solo nei prossimi giorni.

Come si trasmette?

Stando agli studi attualmente pubblicati il Coronavirus si trasmette attraverso il contatto stretto con una persona infetta.

La via di trasmissione primaria sono le goccioline di saliva delle persone infette. Infatti, tosse, starnuti e contatti con le mani contaminate possono essere causa di infezione. Il virus lo trasmettono maggiormente le persone con sintomi, ma frequente la diffusione può avvenire anche prima che si sviluppino i sintomi. Dagli studi iniziali è emerso che il virus sopravvive poche ore sulle superfici e semplici disinfettanti lo eliminano. Con i nuovi studi in corso saranno meglio chiarite tutte le plausibili vie di trasmissione.

Contatto stretto: cos’è e cosa fare.

Sono persone che hanno avuto un contatto stretto: gli Operatori sanitari impiegati in un caso sospetto o confermato di COVID-19, personale di laboratorio addetto al trattamento di campioni di SARS-CoV-2, coloro i quali sono stati a stretto contatto (faccia a faccia) o nello stesso ambiente chiuso o che vivono nella stessa casa con un caso sospetto o confermato di COVID-19, persone che hanno viaggiato in aereo nella stessa fila o nelle due file antecedenti o successive di un caso sospetto o confermato di COVID-19, compagni di viaggio o persone addette all’assistenza e membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso era seduto.

Rispetto alla manifestazione della sintomatologia franca il contatto può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima o dopo. In Italia l’ultima ordinanza prevede una quarantena con sorveglianza attiva di 14 giorni per chi ha avuto un contatto stretto.

Mascherine, impermeabili, camicie di forza e altri rimedi.

La scienza è fatta di regole e suggerimenti da rispettare per evitare di creare confusione inutilmente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetta di aver contratto il nuovo Coronavirus e se si presentano sintomi o ci sta prendendo cura di una persona con sospetta infezione da nuovo Coronavirus (viaggio recente in Cina e sintomi respiratori).

L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus, ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte.

Indossare mascherine in modo completamente ingiustificato e sproporzionato alimenta solo una sensazione di paura generalizzata che tende le corde della nostra emotività. Il risultato è il proliferare delle peggiori intenzioni, quelle di credere a chiunque, di fidarsi di nessuno, di rompere il rapporto di fiducia con medici, ricercatori, assistenti sanitari, quelle di dare spazio ad atteggiamenti di chiusura, razzismo, xenofobia, e quelle di limitare ingiustificatamente la propria stessa vita.

Le uniche cose intelligenti da fare quali sono?

Lavarsi le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcool è l’indicazione più valida. È necessario mantenere una certa distanza – almeno un metro – dalle altre persone, in particolare quando tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre. Bisogna evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani se si ha febbre, tosse o difficoltà respiratorie e si è viaggiato di recente in Cina o se si è stati in stretto contatto con una persona ritornata dalla Cina e affetta da malattia respiratoria.

Se presenti febbre, tosse o difficoltà respiratorie e hai viaggiato di recente in Cina o se sei stato in stretto contatto con una persona ritornata dalla Cina e affetta da malattia respiratoria segnalalo al numero gratuito 1500, istituito dal Ministero della salute.

Se invece hai sintomi lievi e non sei stato recentemente in Cina, rimani a casa fino alla risoluzione dei sintomi applicando le misure di igiene valide sempre, che comprendono l’igiene delle mani (lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche) e delle vie respiratorie (starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso e lavare le mani).

Se i tuoi sintomi sono gravi puoi chiamare il numero unico 112 e spiegare la situazione. Andare al Pronto Soccorso è imprudente:

  • Se davvero avessi il virus o qualsiasi altro virus potresti contagiare a molte altre persone (considera che in Pronto Soccorso ci sono molte persone affette da altre patologie e suscettibili a infezioni).
  • Intasare il Pronto Soccorso per sintomi lievi rischia di compromettere la normale attività di assistenza d’emergenza e contribuire ad aumentare i tempi di attesa per altri pazienti con altre patologie.

Perché ancora non è disponibile un vaccino?

Perché la scienza è fatta anche di tempi, a volte lunghi, da rispettare. Perché la scienza è fatta di uomini e donne e strumenti che messi insieme lavorano, basandosi su conoscenze e competenze ma che non fanno miracoli, fanno ricerca. E perché se così non fosse non sarebbe scienza, sarebbe criminalità.

Ad oggi molti laboratori sono a lavoro per arrivare alla formulazione di un vaccino sicuro. Tuttavia, nel tempo che ci rimane fino a che esso sia pronto, possiamo collaborare sostenendo la ricerca e chi la fa, dandogli e riconoscendogli autorità e autorevolezza e permettendogli di lavorare nel migliore dei modi possibili.

A cura di Antonella Moschillo e Domenico Posa

Domenico Posa
Amministratore e Facebook Manager | Frequento Scuola di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro." Fondatore ed ideatore del progetto "La medicina in uno scatto" | email - domenico.posa@gmail.com