Covid-19: perché dobbiamo “abbassare la curva”

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Stiamo vivendo un evento che molto probabilmente definirà la nostra generazione per gli anni a venire. In questo momento ci viene chiesto di restare a casa e di uscire solo per reperire beni di prima necessità o andare a lavorare. Ma tutto ciò ha un grande impatto sulle nostre vite. Quindi, perché ci viene chiesto di fare tutto questo?

Cerchiamo di comprendere attraverso alcuni grafici perché queste misure sono necessarie e perché è necessario che ognuno di noi le rispetti.

Fonte immagine: Center for Disease Control and Prevention

Prendiamo come riferimento il grafico in alto, pubblicato su un documento molto utile del CDC americano: sull’asse delle ordinate sono rappresentati i nuovi casi al giorno di pazienti riscontrati positivi, mentre sull’asse delle ascisse è rappresentato il tempo dal primo caso.

Come è possibile notare, si vanno a caratterizzare due curve (una in viola, l’altra tratteggiata) che rappresentano l’andamento dell’epidemia tra la popolazione sulla base delle misure intraprese da parte dei governi.

Nello specifico, la prima curva, quella viola, è più alta perché rappresenta l’aumento dei contagi in una popolazione dove non sono state intraprese misure di contenimento del virus, continuano gli assembramenti e i contatti ravvicinati: come facilmente intuibile, il numero dei contagiati cresce ogni giorno in maniera esponenziale.

La seconda curva, quella tratteggiata, invece, è più bassa ma “spalmata” sull’asse delle ascisse e rappresenta i contagi in una popolazione ove sono state intraprese misure di “distanziamento sociale” simili a quelle contenute nei recenti DPCM: i contagi per giorno crescono (le persone escono per andare a fare la spesa o per andare a lavorare) ma ad un ritmo molto più contenuto.

Queste curve, definite curve epidemiche, sono molto importanti e mostrano qual è l’andamento di un’epidemia in una popolazione che entra a contatto con un patogeno nuovo contro il quale non è disponibile alcuna terapia o alcun vaccino: esattamente ciò che stiamo vivendo di fronte al SARS-CoV2.

Perché è necessario intraprendere misure così restrittive? E perché è necessario che tutti seguano queste misure?

Per capirlo, basta inserire nel grafico precedente un elemento in più:

Fonte: immagine adattata dal documento del CDC

La linea nera nel grafico rappresenta il cosiddetto “punto di non ritorno” di cui parlano tutti gli operatori impegnati nella risposta all’emergenza. Rappresenta il confine oltre il quale un sistema sanitario non è più in grado di garantire infrastrutture e presidi e, quindi, di farsi carico di nuovi casi. In poche parole, i soggetti contagiati richiedenti terapie ospedaliere superano di gran lunga le capacità del sistema sanitario.

Se mai dovessimo superare questa linea, il sistema sanitario non riuscirebbe più a gestire tutte le emergenze e tutti i casi che richiedono una terapia intensiva e sarebbe necessario intraprendere protocolli sui generis per cercare di far fronte il più possibile alla situazione (di questi protocolli ne ha parlato molto bene Domenico Posa in questo articolo).

Ecco, quindi, spiegato perché sono state intraprese queste misure e perché è strettamente necessario che tutti le rispettino il più possibile. Rispettare queste fondamentali regole, non serve solo a prevenire che ognuno di noi entri a contatto con il virus (ricordando che la covid-19 non è una banale influenza e può portare anche al decesso), ma serve anche a impedire l’irreparabile, ovvero il collasso del nostro sistema sanitario che, nonostante gli innumerevoli tagli subiti negli anni passati, sta rispondendo egregiamente grazie all’instancabile lavoro dei professionisti e dei volontari (ai quali vanno i più sentiti ringraziamenti) impegnati nella gestione di questa emergenza.

Ovviamente, vista la situazione di emergenza, si sta cercando tramite mobilitazione di fondi da parte del governo e tramite donazioni spontanee di cittadini, di ampliare le infrastrutture sanitarie: ciò si tradurrà con uno spostamento della linea nera verso l’alto. In questo modo, grazie al reclutamento di “nuove forze”, eventuali “picchi” della curva potranno essere sostenuti.

Come dicevano i nostri antenati: “repetita iuvant”. Quindi, ecco delle semplici, ma fondamentali regole che tutti noi dobbiamo seguire per fare in modo che si “abbassi la curva” (fermo restando che si rimanda il lettore alla consultazione delle norme previste dai recenti DPCM e dalle amministrazioni locali):

  • Restare nella propria abitazione
  • Limitare gli spostamenti solo alle situazioni di necessità (acquisto di generi alimentari, farmaci o attività lavorativa)
  • In presenza di sintomi influenzali, non recarsi al pronto soccorso ma contattare il numero per le emergenze (il 112 o il numero dedicato all’emergenza covid-19 della propria regione)
  • evitare nella maniera più assoluta assembramenti di qualsiasi tipo e, in ogni caso, mantenere la distanza di almeno 1 metro da qualsiasi altro individuo
  • lavarsi il più possibile le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcool
  • non toccarsi bocca, naso ed occhi senza aver eseguito un’accurata pulizia delle mani

La situazione negli altri paesi

L’area Schengen e altri paesi del mondo (vedi gli Stati Uniti d’America) stanno, via via, adeguandosi al “modello Italia”. L’unica eccezione è data dal Regno Unito, dove il premier britannico, Boris Johnson, ha deciso di avviare una serie di misure particolari in varie fasi che seguono una tendenza diversa da quella del resto del mondo, annunciandole con una frase a dir poco controversa:

Molte famiglie perderanno i loro cari prima che la loro ora sia arrivata”.

Su cosa si basa il piano di Johnson? In sintesi, si tratta di 4 fasi: contenimento, ritardo, ricerca e diminuzione.

La prima riguarda il contenimento iniziale la diffusione del virus (tramite misure simili a quelle intraprese dal governo italiano, ma non così restrittive) per poi, in prossimità dell’estate, allentare la presa giocando sul fatto che il servizio sanitario inglese si sarà preparato a gestire l’emergenza, che le fasce più “sane” della popolazione (under 60) contraendo il virus si saranno immunizzate, bloccandone la diffusione e che lo sforzo della comunità scientifica avrà dato i suoi frutti, tramite lo sviluppo di una terapia o di un vaccino.

Tuttavia, molti esperti e analisti hanno sollevato diverse criticità sulla fondatezza di questo piano e in queste ore sembrerebbe che il governo inglese stia valutando se continuare su questa linea o adottarne una diversa.

Risorse utili

Ecco alcune risorse per approfondire:

Questo articolo del “Washington Post”, <<Why outbreaks like coronavirus spread exponentially and how to “flatten the curve”>> fornisce una raffigurazione visiva di come il virus possa diffondersi in base alle misure di contenimento intraprese. Le simulazioni che vedete nell’articolo vengono avviate nel momento in cui l’aprite: ciò significa che per ognuno di noi gli outcomes delle simulazioni saranno diversi.

How will country-based mitigation measures influence the course of the COVID-19 epidemic?del “The Lancet” approfondisce la questione sull’appiattire la curva e spiega quali saranno le possibili ripercussioni in ambito di diffusione del virus sulla base delle misure intraprese dai vari stati.

Sul portale “Epicentro” dell’Istituto Superiore di Sanità sono disponibili tutte le informazioni sulla diffusione e su quali comportamenti dobbiamo mantenere.

Il sito della Protezione Civile Italiana, aggiornato ogni giorno con i numeri di questa epidemia.

Il portale dedicato alla Covid-19 della World Health Organization

Solo il futuro potrà dirci quali saranno i risultati di tutte le misure che si stanno intraprendendo, per il momento quindi, si invita nuovamente tutta la popolazione a rispettare le norme e attendere che questa emergenza sia rientrata. Perché rientrerà e torneremo ad abbracciarci.

Jacopo Castellese
Appassionato di scienza e tecnologia. Quando non sono impegnato in attività di reparto o di studio cerco sempre di tenermi aggiornato in modo da scardinare le false credenze che le pseudoscienze di oggi (o il dr. Google di turno) cercano di affermare.