non chiamateci eroi

Sono le 7 e come ogni mattina arrivo in ospedale decisamente prima dell’inizio del mio turno. Sono uno specializzando in anestesia e rianimazione troppo giovane per far parte della schiera di coloro che assistono i pazienti nelle Rianimazioni-COVID, ma osservo i loro volti. Vedo visi sconvolti da solchi lasciati dalle mascherine accentuati con il passare delle ore. Assisto a quel particolare momento in cui, finito il turno, posano i loro camici ed accendono una sigaretta.

Non è la stanchezza la sensazione palpabile che permea l’aria, ma è la percezione di impotenza ad attanagliare i medici ed infermieri che ogni giorno lottano contro un nemico invisibile. Si ripercorrono al contrario le orme di un mostro che non si fa vedere cercando di rimediare ai danni intercorsi lungo il suo cammino. E, nonostante gli sforzi, non tutti ce la fanno.

Ciò che è richiesto è l’impegno sino alla totale abnegazione di sé. Psicologicamente si combatte su più fronti e, non di meno, c’è anche la paura a far la voce grossa. Paura di infettarsi, paura di portare il virus a casa dai propri cari, paura di non reggere la continua tensione, paura di cadere nel vortice dell’isteria.

Non è facile incontrare decine di pazienti ogni giorno e provare a trattarli con “normalità”. È difficile impedire che le misure di sicurezza ledano la fiducia su cui si fonda il rapporto medico-paziente e nel contempo ricordarsi sia necessario. Oscurare il volto con una mascherina tutto il giorno non maschera però le emozioni le quali traspaiono prepotenti dagli occhi provati di chi sa di essere l’ultimo baluardo della razionalità.

Non chiamateci eroi, perché nessuno qui è un eroe.

Attribuire caratteri sovraumani a gesti ordinari è vigliacco. Svincola dalle responsabilità e suggerisce che non vi sia altra strada percorribile se non quella tracciata. Invece, la realtà, è tutta a monte in quegli episodi che urlano a gran voce che un’altra storia sarebbe stata possibile.

Non chiamateci eroi se svolgiamo il nostro lavoro senza i presidi che garantiscono la nostra sicurezza. Abbiamo giurato che avremmo fornito la nostra assistenza e siamo coerenti con quella scelta. In ogni ospedale di Italia scarseggiano i presidi di protezione individuale e tanti sono i medici e gli infermieri che si sono ammalati. Al contempo, però, l’uso improprio dei dpi della popolazione depaupera gli ospedali di preziose risorse.  E cosa pensereste se vi raccontassi dei furti a danno dei nosocomi di mascherine e gel alcolici? Come la prendereste se sapeste che, in tanti ospedali Italiani, i dpi sono tenuti in cassaforte proprio a causa di tali episodi?

Non chiamateci eroi se vi raccontiamo dei nostri estenuanti turni di lavoro. Nessuno vorrebbe esser operato da un chirurgo alla dodicesima ora di lavoro, perché siamo umani ed esauribili. Ma il livello di professionalità e dedizione è tale che in situazioni di emergenza lo straordinario diviene ordinario.  Ma cosa sarebbe se ripercorressimo i costanti tagli alla sanità degli ultimi decenni? Quale conclusione trarremmo se avessimo fatto caso, in tempi non sospetti, all’organico precario con cui gli ospedali erano già costretti a lavorare?

Non chiamateci eroi se ogni giorno guardiamo in faccia la morte. Sembra un’altra dimensione quella in cui un uomo abbia idea di quale sia il tempo rimasto ad un altro. Pare incredibile che ogni funzione vitale possa essere addebitata al libero arbitrio di un altro essere umano. Eppure è così, è quello che facciamo ogni giorno. Ma saremmo stati felici di farlo in forma più contenuta se in tanti avessero adempito alle misure di sicurezza emanate. Avremmo gioito se non aveste barattato un aperitivo in centro a Milano con la salute di un vostro caro infettato. E l’avremmo fatto non perché ci avreste alleggerito il carico di lavoro, ma per evitare che migliaia di persone avessero oggi una tumulazione indegna.

Domani ritorneremo a lavoro, ci guarderemo negli occhi, e pur consapevoli del nemico che stiamo andando ad affrontare, ne parleremo con leggerezza. Ci lamenteremo delle strade deserte, le stesse che desideravamo quando per andare a lavoro impiegavamo troppo tempo. Varcheremo poi la soglia e ci rivedremo a fine giornata.

Domenico Posa
Amministratore e Facebook Manager | Frequento Scuola di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro." Fondatore ed ideatore del progetto "La medicina in uno scatto" | email - domenico.posa@gmail.com