Cara redazione,
Sono un amico di un utente “bestia” del gruppo telegram noto alla cronaca per il revenge porn. Vi scrivo e vi chiedo di pubblicare questo in maniera anonima. Queste due settimane sono state molto intense per me, per chi sono e per quello che penso di me, ma credo che parlandone possiamo venirne fuori forse un tantino meglio.

Sono uno studente universitario con solo qualche esame alla laurea, ho una ragazza da qualche mese, vado a giocare a calcetto, vado a far serata con i miei amici… insomma mi considero un ragazzo normale. 

Il gruppo Telegram non mi è mai stato inoltrato ma il mio amico mi ha raccontato di esserci stato dentro per un po’.
E’ iniziato per gioco, G. mi fa “Uè, vedi che in questo gruppo c’è figa! e mi passa il link. Mi iscrivo ed era come se avessi dei porno a portata di mano quando volessi.” mi dice. Mi racconta di come c’era chi contrattava immagini della figlia, di chi si faceva pagare su paypal, di tutti i meccanismi che c’erano dietro. 

Io prendo un po’ le distanze da lui, un po’ disgustato perchè solo le bestie possono fare una cosa del genere. Fin quando però lui mi dice: “Vabbè! Ma che differenza c’è tra quel gruppo e le foto della tipa tettona che ti sei fatto che ci hai fatto vedere l’estate scorsa dopo la serata ai lidi?”

Ecco, lì mi crolla il mondo addosso.

Non credevo di essere una bestia, non facevo mica parte di quel gruppo io, io ero uno con la testa sulle spalle. Ma invece sono un po’ bestia anche io. 

In queste due settimane abbondanti ho passato più di un giorno qui in quarantena a pensare a quanto in fondo non ci fosse molta differenza tra me e loro. Mi sono documentato e mi son reso conto che fa tutto parte di quella che viene considerata “rape culture – cultura dello stupro”. Cultura radicata nell’idea patriarcale e maschilista per la quale l’uomo possiede la donna che viene a diventare un semplice oggetto.

Brownmiller la definisce un “processo cosciente di intimidazione” che spinge alla creazione di rapporti interpersonali avendo come base una minaccia continua. Una foto, una proprietà da scambiare, (s)vendere, acquistare, per unico scopo: il piacere maschile. Una estrema sessualizzazione di foto anche completamente innocenti e decisamente non provocanti. Perchè quello, per l’uomo, è un atto di potere che con forza esercita su una donna -in quel caso vittima- imponendo la sua autorità\vigore\fermezza\forza, tutti valori associati all’idea di maschio.

Voi in questa pagina parlate di salute, vediamo per esempio il ruolo dell’andrologo. Mentre le donne sono spinte a consultare il ginecologo regolarmente, per conoscersi, per curarsi, per monitorarsi, per avere una salute sessuale a tutto tondo, noi uomini ci rivolgiamo a lui solo in caso di malattia. Questo è il risultato dell’idea di maschilità vista solo come efficienza, come esecuzione dell’atto, dimenticando tutta una sfera che riguarda la conoscenza di se stessi, del proprio corpo e della cura di se.

Quando ne ho parlato con alcuni miei amici subito loro son venuti fuori con la frase “Ma mica siamo tutti così, io quelle cose non le farei mica”. E lo pensavo anche io, mi metto sulle difensive, mi divido da quel gruppo, mi aiuta a de-responsabilizzarmi e a rendermi meno colpevole. Nessuno vuole sentirsi colpevole.

Ma seppur non facente parte di quel gruppo Telegram io, e loro con me, ho creato un ambiente che ha permesso al nostro amico di iscriversi a quel gruppo senza pensarci due volte.
Siamo stati noi a fare battute su quel culo mozzafiato da prendere a schiaffi quando ci è passata la ragazza in bikini in spiaggia.
Noi a ridere quando in spogliatoio il nostro amico ha simulato una scopata con la porta mentre parlava della tipa con cui stava uscendo.
Noi ad aver terminato frasi di ragazze mentre parlavano o le abbiamo finite noi per loro.
Noi a pensare che se posta una cosa del genere o se va vestita così, in fondo se l’è andata a cercare da sola.
Noi a pensare che quella per essere arrivata a fare il capo deve averla data a qualcuno.
Noi a rendere possibile che questa violenza si esplicasse.

La Mascolinità sul dizionario viene definita come “Il complesso delle caratteristiche (aspetto fisico esterno, psicologia, atteggiamento e comportamento, gusti, ecc.) che sono proprie dell’uomo, o che a lui tradizionalmente si attribuiscono”. Infatti la mascolinità fa parte del genere e per citare una nota filosofa sul tema “il genere è una performance” (J. Butler). Siamo quindi chiamati ogni giorno a portare sul palco della nostra quotidianità una idea di genere maschile o femminile che combaci con quanto tradizionalmente viene attribuito.

Io però non voglio più identificarmi in questa mascolinità. Questo tipo di mascolinità non fa per me.
Per te invece?

FONTI | Articolo 1, Ilmaschiobeta, revengeporn, youtube, theculture, speechwire, theconversation, Gendered Bodies and Power Dynamics: The Relation between Toxic Masculinity and Sexual Harassment