Desametasone: il primo farmaco in grado di ridurre la mortalità in COVID-19

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Il desametasone (un corticosteroide di sintesi, facente parte della più comunemente nota famiglia dei cortisonici) si è dimostrato il primo farmaco in grado di ridurre la mortalità nei pazienti affetti da COVID-19. I risultati provengono da un grande trial, randomizzato e multicentrico dell’Università di Oxford. Si tratta di un medicinale ampiamente disponibile, sicuro e a basso costo (circa 50-60€ per l’intero trattamento).

“Siamo profondamente preoccupati sia per i livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia per i livelli allarmanti di inazione. Per questo dichiariamo lo stato di pandemia” – Direttore OMS  Dr. Ghebreyesus, 11 Marzo 2020

I risultati

L’8 giugno 2020, il reclutamento di pazienti nel braccio del desametasone è stato interrotto poiché il numero di pazienti arruolato è risultato sufficiente alla valutazione della reale efficacia del farmaco.

Un totale di 2104 pazienti hanno ricevuto desametasone 6 mg una volta al giorno (per via orale o per iniezione endovenosa) per dieci giorni e sono stati confrontati con 4321 pazienti non sottoposti al trattamento.

Tra i pazienti che non hanno ricevuto il farmaco, la mortalità a 28 giorni era più alta in coloro che hanno necessitato di ventilazione (41%), intermedia in quei pazienti che hanno utilizzato solo ossigeno (25%) e più bassa tra coloro che non avevano richiesto alcun intervento respiratorio (13%).

Il desametasone ha ridotto i decessi di un terzo nei pazienti ventilati (OR 0,65 [0,48 – 0,88]; p = 0,0003) e di un quinto nei pazienti che hanno ricevuto solo ossigeno (0,80 [0,67 – 0,96]; p = 0,0021).

Sulla base di questi risultati, il trattamento a base di desametasone avrebbe scongiurato 1 decesso ogni circa 8 pazienti meccanicamente ventilati  ed 1 ogni circa 25 pazienti necessitanti di solo ossigeno.

Vanno tuttavia segnalati la totale assenza di benefici nei pazienti privi di supporto respiratorio (ventilazione e/o ossigeno) (1,22 [da 0,86 a 1,75]; p = 0,14) e l’esclusione dallo studio di pazienti al di fuori del contesto ospedaliero. Questi ultimi risultati suggeriscono una reale efficacia del farmaco solo nei pazienti più gravi.

Finalmente una buona notizia

Come dichiarato da due tra i principali leader dello studio, Peter Horby e Martin Landray, professori presso l’Università di Oxoford rispettivamente impegnati in malattie infettive emergenti ed in medicina ed epidemiologia “Il desametasone è il primo farmaco che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza nei pazienti affetti da COVID-19. Questo è un risultato estremamente gradito, che stavamo aspettando dall’inizio della pandemia. Il beneficio in termini di sopravvivenza è chiaro e ampio in quei pazienti che sono abbastanza malati da richiedere un trattamento con ossigeno. Il desametasone dovrebbe ora diventare uno standard di cura in questi pazienti. È fantastico che il primo trattamento che ha dimostrato di ridurre la mortalità sia economico ed immediatamente disponibile in tutto il mondo.”

Il farmaco

I corticosteroidi sono un gruppo di ormoni lipidici prodotti dalla corteccia delle ghiandole surrenali e derivanti dal metabolismo del colesterolo.

Sono coinvolti in una varietà di meccanismi fisiologici, inclusi quelli che regolano l’infiammazione, il sistema immunitario, il metabolismo dei carboidrati, delle proteine, il livello di elettroliti nel sangue.

I corticosteroidi (sia endogeni che esogeni) hanno la principale proprietà di ridurre i processi infiammatori e alcune reazioni allergiche. Vengono comunemente impiegati nel trattamento di artriti, asma, epatiti, lupus erythematosus, malattie del sangue e molte altre patologie.

Il desametasone in particolare è un farmaco molto versatile, in quanto disponibile in diverse formulazioni e somministrabile per via orale, parenterale (endovenosa), topica ed inalatoria.

Come funziona?

Nel momento in cui un’infezione virale colpisce l’organismo, la prima risposta arriva dalle stesse cellule infettate (nel caso di COVID-19 principalmente le cellule delle vie respiratorie). La presenza di un’anomalia provoca quindi il rilascio di molecole chiamate citochine infiammatorie, che a loro volta sono deputate al reclutamento delle cellule del sistema immunitario.

Tale flusso di comunicazione cellulare esita nello “spegnimento” dell’infiammazione: la mancata tempestività o un controllo inadeguato di quest’ultima, possono trasformare un’iniziale scintilla in un vero e proprio incendio. E’ questo il concetto alla base della tempesta infiammatoria che si scatena nei casi più gravi di infezione da SARS-CoV-2. In alcuni pazienti le citochine infiammatorie vengono prodotte in quantità esagerate, contribuendo all’accumulo di liquido nei polmoni e danneggiando le cellule epiteliali polmonari (deputate agli scambi gassosi). Inoltre, le citochine infiammatorie tramite il sangue raggiungono e colpiscono anche gli altri organi, provocando la cosiddetta sindrome da disfunzione multiorgano, causa più frequente di morte in questi pazienti.

I farmaci cortistoroidei, tra cui il desametasone, agiscono bloccando questa esagerata risposta infiammatoria, riducendo così l’incidenza di complicanze e, in ultima istanza, la morte.

Lo studio

A partire dal marzo 2020,  lo studio clinico randomizzato RECOVERY (Randomized Evaluation of COVid-19 Therapy) ha valutato una gamma di potenziali trattamenti per COVID-19.

Lo studio condotto dall’Università di Oxford ha arruolato oltre 11.500 pazienti da più di 175 ospedali NHS del Regno Unito.

Lo studio considera diversi trattamenti:

  • Lopinavir-Ritonavir (antivirale, comunemente usato per trattare l’HIV)
  • Desametasone a basso dosaggio (un tipo di steroide, con azione anti-infiammatoria)
  • Idrossiclorochina (ora interrotto per mancanza di efficacia)
  • Azitromicina (antibiotico comunemente usato)
  • Tocilizumab (trattamento antinfiammatorio)
  • Plasma (raccolto da donatori guariti da COVID-19 e contenente anticorpi contro il virus SARS-CoV-2).

I dettagli completi del protocollo di studio e dei materiali correlati sono disponibili su www.recoverytrial.net.

Fonti | BBCTorrinoMedicaWikipediaMedicalFacts

Immagini | BBC

Matteo Ferrari
Sono un Junior Doctor all'University Hospital of Southampton, laureato all'università di Bologna. Ho un particolare interesse in Anestesia e Rianimazione.