Onconews: Vaccino anti-SARS-CoV2 e pazienti oncologici

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Il 27 dicembre 2020 in tutta Europa è stata avviata la campagna vaccinale contro il SARSCoV2, coinvolgendo in questa prima fase gli operatori sanitari e i pazienti delle RSA. L’obiettivo è di estendere la vaccinazione al più presto all’intera popolazione procedendo per fasce d’età e classi di rischio. Viene somministrato il vaccino COMIRNATY, Biontech Pfizer, un vaccino ad RNA che mediante due somministrazioni a distanza di 21 giorni, garantisce un’efficacia maggiore del 90% a fronte di una elevata sicurezza.

Fasce di rischio e pazienti oncologici

Nell’ambito delle fasce più a rischio della popolazione, a fronte delle evidenze ad oggi presenti, è corretto includere i pazienti oncologici; in tal senso sono state di recente pubblicate delle raccomandazioni da parte dell’ESMO e dell’AIOM con lo scopo di chiarire dubbi e perplessità su eventuali controindicazioni, timing rispetto alle cure oncologiche ed interazioni con le stesse.

Controindicazioni

Per quanto concerne le controindicazioni, restano valide quelle esistenti per il resto della popolazione ossia ipersensibilità rispetto ai componenti del vaccino o precedenti reazioni allergiche gravi ad altri vaccini.

Timing

Secondo le più recenti raccomandazioni, è auspicabile che la vaccinazione avvenga prima dell’inizio delle cure oncologiche o comunque tenendo conto dell’andamento della conta leucocitaria (evitando il nadir). Le attuali raccomandazioni si rifanno alle conoscenze sulla vaccinazione antinfluenzale tenuto conto dei pochi soggetti con patologie neoplastiche arruolati negli studi che hanno condotto all’approvazione del vaccino.

Interazioni

Allo stato attuale non esistono dati certi su interazioni tra il vaccino ad RNA e trattamenti antineoplastici; tuttavia la chemioterapia potrebbe determinare una riduzione dell’efficacia della vaccinazione stessa, mentre i trattamenti immunoterapici anti PD-1/PD-L1 non avrebbero alcuna interazione. Una minore efficacia potrebbe verificarsi nei pazienti in trattamento con anticorpi monoclonali anti CD-19, CD-20.

Considerando che alcuni vaccini contengono liposomi e che in generale in ambito neoplastico si assista ad un maggior uptake di quest’ultimi in corrispondenza del microambiente tumorale, è teoricamente possibile una riduzione dell’efficacia vaccinale.

In questo peculiare sottogruppo di pazienti, potrebbero essere indicate più somministrazioni come peraltro già evidenziato per la vaccinazione antinfluenzale.

Future raccomandazioni

Come dimostrato dalla vaccinazione antinfluenzale, l’immunizzazione del personale sanitario ridurrebbe la trasmissione del virus in ambito nosocomiale soprattutto in riferimento ai pazienti oncologici con un sistema immunitario talvolta non pienamente responsivo. Analogo discorso può essere applicato per l’infezione da SARSCoV2 raccomandando dunque la vaccinazione del personale stesso.

È auspicabile infine che nei prossimi mesi si provveda ad un’esauriente raccolta dati al fine di meglio definire il timing, la durata dell’immunità nonché la miglior dose possibile per pazienti in trattamento con antineoplastici.

Tossicità cardiaca in pazienti in trattamento con immunoterapici

I trattamenti immunoterapici, rappresentano oggi una scelta terapeutica di notevole importanza per la cura di numerose tipologie neoplastiche. Nel corso degli anni sono stati indagati molteplici effetti avversi conducendo ad una sempre migliore gestione di queste terapie; tuttavia nell’ambito della tossicità, quella cardiovascolare non è stata indagata a fondo; con questo scopo è stata avviata una metanalisi dal titolo “Cardiotoxicity of immune checkpoint inhibitors: A meta-analysis of randomized clinical trials” i cui risultati sono stati presentati lo scorso dicembre all’Esmo immuno-oncology congress.

Obiettivi

L’obiettivo primario dello studio consiste nel confrontare la cardiotossicità di inibitori di immuno-checkpoint rispetto ad altre terapie per il trattamento di neoplasie solide. Secondariamente, si è deciso di valutare eventuali effetti di un solo trattamento immunoterapico rispetto ad una combinazione di quest’ultimi.

I dettagli dello studio

Sono state considerati complessivamente 80 review per un totale di circa 35000 pazienti; di questi, 66 per il raggiungimento dell’obiettivo primario ed i restanti 14 per il secondo obiettivo.

I risultati

Non sono state riscontrate delle differenze statisticamente significative tra i pazienti trattati con immunoterapici versus trattamenti non immunoterapici. Effetti cardiaci avversi si sono verificati complessivamente in meno del 4%; nel dettaglio sono risultati 3.78% nel gruppo degli immunoterapici e 3.40% nell’altra coorte di pazienti.

I disturbi del ritmo si sono verificati più frequentemente rispetto ad altre alterazioni, tra cui è necessario menzionare miocarditi, infarti miocardici, patologie valvolari, scompensi ed arresti cardiaci.

In riferimento alla combinazione di trattamenti immunoterapici, l’incidenza cumulativa di eventi avversi, si è attestata ad un valore di 2.87 versus 0.4 del gruppo in trattamento con singolo farmaco.

Conclusione

Lo studio è la più grande metanalisi riguardante la cardiotossicità indotta da immunoterapici ed evidenzia come eventuali effetti avversi possano consistere non solo in miocarditi, la cui eziologia è immunocorrelata, ma anche in altre condizioni, talvolta rare e non valutate sufficientemente. Da qui l’incoraggiamento ad indagare profusamente anche in questa direzione, registrando qualsiasi tipologia di evento anche cardiovascolare.

A cura del Dottor Massimiliano Cani

FONTI | ESMO, AIOM, ESMO 2

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Vicepresidente | Nata a Napoli il 25 Giugno 1992. Ho frequentato l'università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" laureandomi in Medicina e Chirurgia nel 2017. Attualmente sono una specializzanda in Ostetricia e Ginecologia presso l'Università degli studi di Torino. Mi occupo di coordinare la Redazione de "La Medicina In Uno Scatto", di cui sono anche Vicepresidente.